Bere al cuore

Qualche settimana fa mi son diretto sulla collinetta dove poggia la bella piazza dei Cappuccini. Il motivo lo potete dedurre. Già, il cinema. Anzi, Cinema + Marigrade (è un menù NON tutto compreso di comprovati vantaggi). "Saint Amour", diretto a quattro mani, nel 2016, dai francesi Benoît Delépine (classe 1958) e Gustave Kervern (1962), s'è rivelato il perfetto film da domenica pomeriggio, piccolo prezioso, ironico e amaro, sullo scorrere della vita e del vino. Vino buono, tanto.

In sogno si sa...

Questo 2017 è nato sulla scia del finale di 2016, periodo in cui, in sala Valéry, s'è spesso venuto a sedere il regista David Lynch. Il primo dell'anno Elena ed io a decantare con davanti "Mulholland Drive". Scelta azzardata, a prima vista. Eppure, che sia l'illusoria maturità accumulata in tutti questi anni, o i lucenti propositi per il nuovo anno, ma questa pellicola del 2001 ci è parsa ben più solida ed apprezzabile di quanto ci era parso alla sua uscita. Da un incidente, un sogno e un'intrufolata, prende piede questo sinuoso racconto di Lynch, ben saldo nel suo percorso di destrutturazione della realtà.

Un altro cattivo

Giuro che recupera. Il Cinerofum non sta perdendo tempo. Oddio, per il film visto ieri sera in sala Valéry, "fare tesoro" e "massimizzare" non sono locuzioni calzanti. Già, perché in "Nemico Pubblico", diretto nel 2009 dallo statunitense Michael Mann, non scatta né il colpo di fulmine, né il sentimento più ponderato. La regia timbra il cartellino e l'intreccio si mette in coda. Il mix tra ricostruzione storica e riproduzione cinematografica (spettacolare e romanzata) non ha convinto nemmeno Elena, ormai più severa del sottoscritto.

Comportiamoci da attori

Ci sono film per cui è impossibile prendere appunti. Sono gli stessi per i quali viene voglia di sfogarsi subito. Ma una balla tira l'altra (immaginatevele: ci sono due balle che si strattonano tra loro, l'una cercando di portare l'altra al proprio divano)...Ed è brutto, altresì, leggere codeste cretinate, dopo le emozioni immagazzinate grazie ad una sì tale pellicola. Marigrade ed io, ormai la scena, seppur rara, ripropone lo stesso schema, verso i tre quarti, come usciti da un'intima esplorazione, ci scambiamo uno sguardo interrogativo, al quale rispondiamo con grinta soddisfatta, dalle labbra ben compresse. L'ultimo lavoro dell'iraniano Asghar Farhadi, "Il cliente" (2016) è una perla cinematografica, che mozza il fiato per la bellezza delle immagini e la forza dell'intreccio.

Dio, sempre lui

Veniamo un po' a "Silence", l'ultimo lavoro di Martin Scorsese, uscito qualche giovedì scorso nelle sale. Al Corallo io ed Elena non sapevamo nemmeno di che parlasse e quale fosse l'ambientazione: gesuiti nel lontano Giappone del XVII°. Basta grattacieli, solo lande magiche, pervase da fumi affascinanti (ancora salubri) e acque azzurrognole che suggeriscono la loro potenza. I cristiani se la passarono male da quelle parti, in quel momento. Poco male. Poca roba (oppure grandiosa! It dipends on...) e, cavolo, che azzardo Martin! Difatti questo racconto sulla fede, granitica e venata che sia, raccoglie ben poco sul tavolo verde degli spunti, oltre ai soliti ormai consunti.

Cinemusique, gourmet

Dopo i corti offerti "antagonisti e libertari",  altri corti più "istituzionali e democratici", di pari valore. Infatti i ragazzi dell'"Altrove" (tutti figli del "Laboratorio Probabile Bellamy"), per chiudere all'altezza la grande annata passata assieme, si sono inventati una serata di corti musicata. Il fascino dei 18 e 35 mm, "alla velocità originale" ("18 fotogrammi al secondo"!), che si portano appresso l'intrigante e misterioso catafalco del proiettore (a ciascuno il suo!), vagina meccanica e rumorosa da cui scaturiscono, ormai da 60x2 anni, i nostri sogni di luce. Avanguardia, a guardia del futuro, alla scoperta del dopo che ancora non c'è. "Anémic Cinéma" diventa "2", dopo il primo appuntamento di quest'estate al "CreSta". Muovo il piedino grazie ai musicisti in sala, sposto l'occhio roteando(li) e squartando(mi); visto da qui, stasera, questo piccolo angolo sotto il palazzo Fattinanti-Cambiaso, pare il centro del mondo.

!CINEMA PELLICCERIA VIVE!

Peccato per il mancato traguardo delle 200 nel 2016. Ma Il Cinerofum è così, ricordate?, "quello che se po' fa'...". Quindi iniziamolo questo 2017, da cui ci aspettiamo molto, in primis: una società che sappia reinventare il sistema cinema, evitando di martoriare sale dal grande passato (e impegno, a volte) e, soprattutto, quei gruppi di persone che, lontano dai grandi colossi dell'intrattenimento (sigh) e dalle logiche, da essi imposte, miranti solo al profitto, "fanno" cinema seriamente. Spingono cinema, percorrendolo e proponendolo. Come i ragazzi di "Pellicceria Occupata" che, dal punto di vista particolare del 'Rofum, hanno fatto più che bene, meglio di chi ha più mezzi (soldi), ma una passione impalpabile. Il 18 dicembre scorso, tutti in Piazza Cernaia, quindi, a dar manforte ai ragazzi, quelli dalla parte "giusta", e al Cinema, quello che lo è. In programma tante belle chicche-corte...

Round trip poetry

Giovedì, si sa, è un giorno goloso per un cinefilo. Quando non si è troppo persi nelle 8 ore più insulse, ci si ricorda di guardare fuori. Nel mio caso: controllare cosa esce nelle sale. Leggo "di Jim Jarmusch". Bon. Marigrade abile e arruolata. Ghe semmu, "Ariston" 21.15, "Paterson". Ed eccola, la poesia, riecheggiata dallo sguardo di un autista sensibile.

Rubala e corri

A volte va così, ti arrovelli nel cercare pellicole decenti, poi qualcuno, tipo Marigrade, ti propone un filmetto in un cinema parrocchiale frequentato da ultra novantenni, tipo "Nickelodeon", tu non sei convinto perché sei snob, tipo me, e infine ne esce una pellicola leggera ma intelligente, ironica ma attenta, scanzonata ma utile. Utile, ad esempio, per capire cosa sia stata La Musica per generazioni di ragazzi malcapitati (tipo Dublino anni '80). E' per questo che mi sento di consigliare "Sing Street", tipica boy-band story (qui @school level), diretta dal dublinese John Carney (classe '72), che si fa percorso di crescita, dove questa può significare solo evasione. Anche perché la musica, prim'ancora che in un'epoca e in un luogo, è nell'aria.

T'imburtùn

Due giorni fa m'è caduto l'occhio su "Regia di Tim Burton", quindi, fedele e fiducioso, mi sono incamminato verso l'"America". Non sapevo nulla di "Miss Peregrine" (sottotitolo "La casa dei ragazzi speciali"), ma dopotutto cosa bisogna sapere di un film del fantasioso regista di Burbank? Basta accoglierne la magica atmosfera e lasciarsi divertire e commuovere dai suoi personaggi. Quando ci sono...

Intergalacticazz!

Rosicchiandolynch. Andando avanti con la filmografia di David Lynch, intendo. Ieri sera, abbacchiato per l'ultimo Burton, ho cercato altra magia. Un'avventura nel fantastico che lasciasse del dolce in bocca. Pertanto, ore 21:19:67 (!), start su "Dune", pellicola del 1984 basata sul romanzo omonimo, del 1965, dello statunitense Frank Herbert. E mi ritrovo nell'anno 10910 (e qualche giorno), tra Atreides, Arkonnen e Arrakis...

Amare da morire

Domenica scorsa, dopo un "Edipo re" così così (aridaje) ed un saluto ai ragazzi di Pellicceria Occupata che non mollano (a breve, post), Elena ed io per l'ultimo saluto alla "Diva fragile" Gene Tierney. Già, poiché agli "Amici del Cinema", cineclub incastonato nel gigantesco Don Bosco di Sampierdarena, è in programma "Femmina folle" (t.o. "Leave her to heaven"), pellicola del 1945 diretta dal newyorkese John Stahl (1886-1950). Pellicola intrigante, date l'ipnotica bellezza e la "folle", appunto, gelosia della protagonista.

Amore a perdere

Due lunedì fa, all'"Altrove"...che ve lo dico a fare?...gli U.S.A. risposero mastodonticamente al fuoco sovietico. Sempre del 1980, "The Elephant Man" di David Lynch strappa e calpesta il cuore dello spettatore. Anch'esso, in fondo in fondo, non diverso da tutti gli altri e, proprio per questo, avverso a tutti i diversi. 

Io, testardo

La settimana scorsa, dopo un "bambino che amava gli alberi" così così, pure troppo volitivo e giusto (e cosparso di tanto amore!), ho voluto unire i due fili che mi trovavo tra le mani, quello di David Lynch e quello dei buoni sentimenti. Un azzardo, se si pensa alla cifra artistica di Lynch. Ma, nel 1999, il regista del Montana sorprese tutti con un lungo percorso della memoria, commovente e necessario: "Una storia vera".

That’s amore!

E’ un pigro e noioso pomeriggio in sala Porty Hostel, o meglio lo era prima dell’incontro con un vecchio amico del Cinerofum, Billy Wilder, che mi ha piacevolmente intrattenuto raccontandomi il mio bel e lontano paese. Un’Italia comica e disordinata, ma soprattutto affascinante e romantica.
Siamo nel 1972 quando nelle sale usciva “Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?” (Avanti!) commedia decisamente piacevole anche grazie al suo principale interprete, un grande Jack Lemmon.

Giochi di società

All'"Altrove"...già sapete. Ieri sera il primo è stato sovietico: "Caccia alla volpe" del 1980, diretto dall'ucraino classe '45 Vadym Abdrašytov. Pellicola interessante, dove la regia compatta chiude il cerchio nel finale (se vogliamo, proprio non chiudendolo), dopo aver "parlato" di senso di colpa, di gelosia, invidia, odio, insomma tutte le belle rughe che compongono il nostro volto.

Voltilontani

Venerdì scorso è stata la volta dell'ultimo lavoro di Xavier Dolan. All'"Ariston" a vedere "È solo la fine del mondo", con Marigrade ed Elena, ci sono pure io. Il giovane regista canadese ripresenta le sue tematiche, l'incomunicabilità su tutte, scegliendo in questo caso un testo teatrale che possa fisicamente rendere temperature, urti e attriti di un dramma in interni di ben poche speranze.

Beata Innokentia

Forse avendo visto gli USA mettere in campo l'artiglieria atomica, ieri sera, nella fredda sfida del lunedì all'"Altrove", l'URSS ha deciso di non affrontare gli avversari sullo stesso piano e, con una mossa strategica degna di uno scacchista russo, di colpire di sorpresa, virando verso la Foce del Surreale, così da disporre dei vantaggi dell'Altopiano del Grottesco. "L'incredibile signor Detockin", diretto nel 1966 dal sovietico Eldar Rjazanov, entra di diritto nei film comici che guarderei sempre, a testa in giù, assurdamente.