"Figli della stessa rabbia"

Qualche sera fa, dopo un bel tuffo nella popborghesia dello "Slow Fish", non mi è rimasto che fuggire verso salita Santa Caterina. E ritrovarmi nella minuscola sala Film Club, per la seconda volta da solo in pochi giorni, a tu per tu con la "Banda". Una sorta di concerto senza pogo, né sudore, né wührer in mano, è vero. Ma brividi, canzoni e pugno alzato ci sono stati. "Banda Bassotti - La brigata internazionale", uscito quest'anno, sintetizza tutti gli elementi del gruppo musicale e, inoltre, mette a fuoco il grande impegno sul "campo": fabbrica, ponteggi, Nicaragua, El Salvador, Donbass...

E' inutile: se deve deve

Il mio personale percorso tra i noir in pellicola, quelli offerti dai ragazzi dell'"Altrove", mi ha portato a conoscere Edgar George Ulmer. Regista austriaco ben presto recatosi, come molti suoi, nella fabbrica dei sogni più efficiente, Hollywood, in "Deviazione per l'inferno" (t.o. "Detour", 1945) mostra le sue doti di narratore cinematografico, sfruttando la sfortuna senza pari del protagonista...

Al di là del risultato

Sette giorni di pioggia ininterrotta in tutti i Caraibi possono diventare abbastanza deprimenti, ma la Giamaica offre sempre delle sorprese. Francesco di Bari (e tifoso del La Bari) è stato un ottimo compagno di cazzeggio e ha pure lasciato un ottimo consiglio cinematografico. “Una meravigliosa stagione fallimentare” (2015) di Mario Bucci è un film documentario che non parla solo di calcio…

Favole in tempi di guerra

Cinema vuol dire godimento, che si porta appresso quel giusto di fatica. Quindi, nonostante la compagnia, dolce o speziata, mi stacco dal tappeto e m'incammino verso il "Corallo", dov'è l'ultimo di Emir Kusturica. "On the milky road", presentato a Venezia l'anno scorso, racconta in versi liberi la bellezza in tempi di guerra. Terra color luce gialloverdegrigia, animali che proteggono un segreto, corpi di donna che...e i sorrisi di chiunque: nonostante cannoni e bombe, in un "mondo che non fa così schifo", si può sopravvivere.

Allora dite(glie)lo

Ieri pomeriggio i ragazzi dell'"Altrove" sono ripartiti con le loro succulenti "pellicolate". Tante ottime bobine in 16mm e 35mm a disposizione di tutti i famelici cinefili, altrimenti erranti, senza sala. A questo "giro" il filone è dedicato al noir e il primo appuntamento al cinema del grande Fritz Lang. Nel 1944 il regista austriaco realizzò uno dei suoi più celebri film, "La donna del ritratto", in cui l'immagine ha la meglio sull'intreccio che, dopotutto, è il più classico prestigio cinematografico (e concordo con l'amico Fritz: non poteva essere altrimenti...).

Rifallo ancora Steven

Dopo l'inattesa incursione di Zippino, ieri sera in sala Valéry è tornato il cinema. Non certo per merito suo, anzi: al veder scorrere immagini bianche e nere, tra quelle di repertorio e quelle sapientemente confezionate nel 2006 da Steven Soderbergh, il suo sconforto ha rischiato di interrompere sul nascere la visione. Sono sufficientemente contento che non ce l'abbia fatta, dato che "Intrigo a Berlino", oltre la ricercata veste rétro, sfoggia l'intreccio e l'andamento dei cari noir del passato.

Piccoli giganti crollano

Martedì scorso il quarto appuntamento col mondo dei documentari, presso i "Cappuccini": "Tickling giants", del 2016, diretto dalla statunitense Sara Taksler, ha raccontato di un chirurgo egiziano classe '74, Bassem Youssef, che nel 2011 non restò immune ai fatti di piazza Tahrir e decise di fare il "solletico ai giganti". Un documentario sulle dittature, quindi, e sulla loro solita arma della repressione, perpetrata a suon di fucili (esercito nella mano destra) e diffamazioni (stuolo di servi nella sinistra). Gli stessi dittatori, siano essi Mubarak, Morsi, Al-Sisi o...Erdogan (in questi minuti Wiki informa del "buio" imposto dal grandissimo civilizzatore turco, onore a lui e alla sua dolce mamma (troja)), sanno di essere poca roba, per cui risulta normale che ammazzino, rinchiudano e caccino. Stupisce più che la maggior parte della popolazione mondiale, in Egitto, come in Italia, come ovunque, non impari la lezione nemmeno dopo 5, 10, 20, 100 estenuanti, dolorose, mortali ripetizioni. Chi ca&%o ha votato sta gente? E, soprattutto, chi vota ancora? (ah giusto, si votano da soli ormai)

Pensiamoci noi

Il venerdì è sempre meglio iniziarlo con una visione cinematografica, così si dà i là: ad un fine settimana, ad un più fine sguardo, ad un miglior fine in generale. Con Elena, su indicazione di Baracca, ci siamo diretti verso i "Cappuccini"  perché a quanto pare il novarese classe '65, Antonio Rezza, "sopra le righe, piuttosto in forma", con "Milano, via Padova" (2013) può provocare risate speciali.

Just do it, but...

Nel giorno più triste del regista Jonathan Demme (22/02/1944 - 26/04/2017), in sala Valéry, Elena ed io l'abbiamo voluto ricordare, appunto, tristemente. A parte la macabra ironia, non che "Qualcosa di travolgente", del 1986, sia un fallimento totale, ma nemmeno il miglior lavoro dell'autore statunitense, I suppose. A fine visione s'alza all'unisono il commento: "filmetto", e davvero fatico a trovarvi qualcosa di indimenticabile, tranne...un impercettibile monito.

In guerra nessuno è salvo

Il 24 aprile sera non s'è scovato nessuno. Niente compagnia, no risate, né chiacchiere. "Ma che problema c'è?! Anzi, meglio...", difatti il Cinema offre sempre un'alternativa, come incontrare Vittorio De Sica, il quale, traendo vantaggio dal traffico assente, ha potuto parcheggiare al volo ed entrare in sala Valéry con "La ciociara" sotto braccio. Pellicola della grande annata 1960, mostra il meglio del cinema italiano dell'epoca: regia e scrittura solide e interpretazioni all'altezza, fosse anche una sola...

Divieto di malinconia

Pasqua al cinema! Un vero cinefilo non ha tabù calendariali, men che meno religiosi. Difatti in salita Santa Caterina c'eravamo tutti e quattro: Elena, Baraka, Mino ed Io. E per chi o cosa quest'assembramento degno di articolo 655 c.p.p.? Ma per Aki Kaurismäki e il suo ultimo film, "L'altro volto della speranza", Orso d'Argento miglio regia al Berlino 2016, ovviamente! Fedele a se stesso (e meno male), il regista finlandese aduna qualcuno dei soliti più una banda tutta nuova per mostrare, col suo solito tocco, quanta idiozia s'aggira ancora per l'Europa (altro che spettri).

Neo-vaccate 2.0

Ieri pomeriggio s'è sfiorata, a breve distanza, la doppietta. Oltre Elena e me, una signora al centro della sala 1 dell'"Ariston". Peccato, soltanto "palo" questa volta. Chiusa questa futile parentesi, non resta che domandarsi: «Perché? "Personal Shopper", scritto e diretto dal francese Olivier Assayas nel 2016, avrebbe dovuto attirare un pubblico maggiore?». La risposta, per i due terzi della sala, è no.

Libertà per i curdi, per tutti

Terzo appuntamento con l'Internazionale dei Cappuccini. Ah no, coi Cappuccini dei documentari. Mmh...con Mondovisioni dei documentari? Ok, giusto: con "Mondovisioni - I Documentari di Internazionale", presso i Cappuccini. Ieri sera in sala è comparso anche Barabba, in perfetto anticipo, per aprire un occhio sul genocidio invisibile del popolo curdo: "La ragazza che m'ha salvato la vita", del 2016, diretta da Hogir Hirori, classe 1980 nato a Dahuk (Kurdistan iracheno) e rifugiato in Svezia anni fa, come oggi altri milioni: la storia si ripete solo quando c'è da ammazzare e mettere in fuga.

Dolce Andula dove vai?

Ieri sera è capitato. Un'intera sala solo per me. Anzi, per me e Miloš Forman. All'"America", scendendo lungo la scala di sinistra, ho trovato il regista ceco solo soletto sul palco, sottobraccio una copia del suo "Gli amori di una bionda", del 1965. Sogno di ragazza, desiderio castrato di una generazione, di un paese. Occhi dolci e spasimanti tentennano, finendo sotto le grinfie di genitori in perenne ritardo, ecco la carezza novà di Forman e i "suoi".

Ah i nostri figli!

Ai "Cappuccini" è tornato "Mondovisioni" coi suoi "Documentari di Internazionale". Perso il primo appuntamento, ad Elena e me non resta che prendere la funicolare di Sant'Anna per non perderci il secondo. "Future Baby", del 2016, diretto dalla viennese classe '65 Maria Arlamovsky, tratta del mondo delle fecondazioni artificiali, assistite, FIVET, donazioni d'ovuli, di sperma, di ventre...il mercato delle nascite è più libero che mai, con buona pace di chi nutre qualche dubbio.

Black Out Christ

Il secondo appuntamento con Ulrich Seidl e il suo Paradiso triangolare è ancora dedicato ad un eccesso, ad una deformazione dello spirito, questa volta di tipo religioso. Religione che, grazie a dio, annovera sempre meno pazienti nella sua clinica planetaria; ma questi, proprio perché all'angolo, mostrano unghie sempre più affilate. In "Paradiso: Fede", del 2012, conosceremo Anna (Maria) e i suoi devoti artigli, ficcati nella carne propria e nelle palle dei suoi concittadini.

Auto-intrappolati

Bel ritorno, ieri sera in sala Valéry. Elena ed io seduti in platea, ognuno a modo suo, abbiamo frenato il sospiro prima di scoprire l'ospite della cine-serata...Ohhh! Lina! Lina Wertmüller, che sorpresa! Che ci hai portato?!...Tadaaa, la regista romana porta avanti, in silenzio, la mano che teneva post-schiena: si tratta di "Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada", del 1983, e si capisce perché il titolo non sia stato pronunciato, oltre al fatto che la scherzosa caciara di questa simpatica pellicola esige un riposo preliminare per orecchie. Chiedete all'onorevole De Andreeeis...

Spirale di nulla

Ogni tanto un Cineforum spunta all'improvviso. Magari ha le sembianze di una locandina anni '60. Come quella avvistata ieri, con su scritto "Break Up", Catherine Spaak, Marcello Mastroianni, poi, un po' più piccini, Carlo Ponti e, finalmente, Marco Ferreri. All'America introducono questo stravagante film del 1965, t.o. "L'uomo dei cinque palloni", raccontando tutte le vicissitudini che dovette passare per uscire, magari incolume (sempre lo zampino del già detto produttore dagli occhi a "$$"). Ringraziamo vivamente il mecenate in sala con un applauso sintetico e gli chiediamo, ora, di levarsi dai piedi che è tardi.