Las copas de la vida

Quarto nostro appuntamento ("nostro" nel senso del Cinerofum, qui rappresentato, figuratevi un po'!, da Marigrade e me) col Nuovo Cinema Europeo. Ancora Spagna, più precisamente Catalogna. "La pols" ("La polvere" in catalano, o "La cenere"), come raccontato dalla delicata, forse un po' insipida, curatrice del Festival, è l'opera prima del drammaturgo classe 1981 Llàtzer Garcia. Il film è proprio la trasposizione dal palco al grande schermo di un lavoro dell'autore di Girona. Nel sentir dire ciò, Marigrade si spaventa un po'. E' vero che il rischio di scivoloni, per eccessi intellettualistici o, al contrario, per strafalcioni semplicistici, nelle verbose pellicole da camera è particolarmente elevato. Ma se gli autori stanno "all'occhio", come in questo caso, il risultato è quasi sempre gratificante.

Le bagasce, il trans e la mocciosa

Il terzo appuntamento coll'"FNCE", cioè il cinema degli esordienti europei, ospitato anche quest'anno all'"Altrove", ha portato in sala la pellicola spagnola "La porta aperta", del 2016, diretta dall'argentina classe '69 Marina Seresesky. Commedia di estrema delicatezza e ironia, accentuate da un humour nero tutto ispanico che fa sorridere e pesare meno il tempo che corre, ha dalla sua tutto il necessaire: scrittura, interpretazioni e regia. Fosse stato in concorso avrebbe vinto: non lo dico io (malpensanti), ma le reazioni del pubblico a fine visione.

X che esce e colpisce

Domenica sera, in piazza Senarega, si sono incrociati i flussi: "Ghetto People", "Fronte Degrado" e "Grimaldello", tutti uniti in nome della socialità, della condivisione di storie ed esperienze, della riappropriazione degli spazi da parte di tutti. Alcuni ragazzi fanno una proposta, altri ragazzi veloci la raccolgono. I temi di razzismo ed integrazione, alla ribalta in questa fase storica, hanno portato sul telo bianco "Malcolm X" di Spike Lee, pellicola del 1992 basata sull'autobiografia dell'attivista afroamericano. Luci ed ombre, inevitabile dove i rapporti tra esseri umani nascono, crescono e si consumano nel terreno putrido (quanto a valori) e fertile (quanto a money) del più bieco razzismo.

Non postate quella sauna

Al nostro secondo appuntamento con Festival Nuovo del Cinema Europeo che, lo ricordo anche a me, è dedicato ai giovani registi emergenti europei, molti dei quali alla loro opera prima, nella seconda serata di mercoledì scorso, è stata la volta di "Lomo" (sottotitolo "The Language of Many Others"). Pellicola tedesca diretta da Julia Langhof, berlinese mia coetanea (19##), è un apprezzabile tentativo di addentrarsi nel contorto e vano mondo delle nuove comunicazioni, come chat, blog, messaggerie et similia. Tecnologie invadenti che vanno a plasmare (corrompere?) i rapporti interpersonali, i codici sociali...nonché quelli penali.

I disturbi degli altri

Questa settimana a Genova è ritornato il Festival del Cinema Europeo ("FCE" riporta lo stiloso ma inutile volantino, dove capire cosa e dove proiettano sarebbe degna sfida per Kasparov). Il Cinerofum si presenta compatto all'"Altrove" (non un esercito, una piccola banda, anzi, la solita: Elena, Marigrade ed io). Il nostro primo film è stato "David" diretto dal ceco classe 1982 Jan Tèsitel, all'esordio in regia. Pellicola sulle malattie neurologiche, in particolare di un ragazzo: è dura in casa, può essere durissima fuori, la vita di queste persone ha bisogno di essere.

A calci nel deserto

Avanti col secondo appuntamento con il "Retroscena" cinematografico ideato dal "Fronte Degrado". La prima parte della rassegna è intitolata: "Colonialismo, civilizzazione: l'imperialismo ai primi del '900". Il film proiettato domenica sera sulla chiesa di San Luca è stato "Il leone del deserto", del 1981, per la regia del siriano "americanizzato" Mustafa Akkad. C'è chi dice che non sia anticolonialista; però insomma, tra la durezza delle immagini dei ripetuti e pretenziosi massacri di cui l'Esercito Italiano si è reso colpevole e il semplice fatto che sia stato tenuto sotto censura per quasi trent'anni (quale lesione a quale onore?) suggeriscono un giudizio meno tranciante su questo film. Cast roboante per un film che grida contro gli oppressori.

Massacriamoci un po'

Ed infine pure Christopher Nolan è finito su Il Cinerofum. Il regista britannico reso celebre dai suoi action movie ad alto tasso d'introspezione, quest'anno ha celebrato la ritirata dalla spiaggia di Dunkerque (27/05-04/6 1940) con un racconto dove a parlare sono solo, o quasi, le esplosioni, messaggere insindacabili d'idiozia e morte: cioè degli elementi che, assieme a terra, mare e cielo, hanno plasmato l'orrore di "Dunkirk".

Pruriti senza età

Ieri sera Elena ed io a misurare l'ultimo film della figlia d'arte Sofia Coppola. Vincitore del premio per la migliore regia al Festival di Cannes 2017, "L'inganno" mostra la cura della regista statunitense riposta nell'effetto visivo, con costumi e scenografia dell'epoca della guerra secessione americana perfetti, con giochi di luce e ombra ben incorniciati da inquadrature merlettate. Può bastare? Forse sì, per un premio di questo tipo sicuramente (non ho conosciuto gli avversari); ma non solo. Senza voler essere troppo severi, se la Coppola continua a pigiare sugli stessi tasti (pulsioni latenti, istinti repressi su uno scenario bello sino all'alienante), è perché il suo cinema piace. Ed in effetti poteva andare peggio...

Epopea di Sfruttamento

Domenica sera scorsa, i caruggi della zona in cui Fronte Degrado osserva da vicino l'evoluzione presa dall'integrazione nel quartiere, hanno riflesso cinema alto. Il marmo bianco della chiesa di San Luca, finalmente, ha sostenuto uno "straccio di cultura" (mentre il portone verde avverte i fedeli dei quartieri senza raggi: "sostate qui a vostro pericolo"...giuro). Nella rassegna "Retroscena", con capitoli dedicati a Colonizzazione, Imperialismo di ieri e di oggi e alle loro logiche conseguenze sul mondo del lavoro, il primo film è stato un algerino di 3 ore vincitore della Palma d'Oro 1975 in lingua originale sottotitolato in inglese...detta così suona come un innovativo strumento di tortura (sarei ben contento di applicarlo a divise e pennacchi). Invece "Cronaca degli anni di brace", scritto, diretto e interpretato dal regista classe 1934 Mohammed Lakhdar-Hamina, lungi dall'essere un dolcetto leggero, ha però la solidità e la bellezza dell'opera profondamente curata. L'epopea degli anni '40 algerini si spande lentamente, in un crescendo di rabbia, su tutto il telo bianco...

Io Giudico Ipocrita...

Al cinema un film ceco. Mandi Marigrade in avanscoperta e questa da l'ok. Ad Elena e me non resta che andare al "City" e riempire il nostro venerdì con "The Teacher", pellicola del 2016, diretta dal cinquantenne praghese Jan Hřebejk e narrante di una professoressa che ben si adattò ai suoi tempi, comprendendo che, più che l'acclamata società equa e giusta, quella attorno non fosse altro che la solita prevaricatrice, egoista e infingarda accolita di individui: tutta da sfruttare.

Rak conta la cenere

Voci di Venezia portano dell'ultimo film d'animazione di Alessandro Rak, il regista partenopeo che quattro anni fa mi inchiodò in una sala milanese, emozionandomi sino a commuovermi con un'esperienza profonda che ancor oggi fa vibrare la pelle (fu "il mio Leone d'Oro 2013", ricordate?). Mobilito e mi precipito: Elena e Sini con me al "Corallo" di Carignano a vedere "Gatta Cenerentola", l'ultima opera del regista, diretta assieme ad altre sei mani, tutte napoletane, più o meno coetanee: Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone (del gruppo folk-rock "Foja"). Senza raggiungere, a parer mio, i picchi emotivi toccati dal precedente, questo racconto continua a rimandare con intensità ed affetto ad una Napoli scalpitante, rabbiosa, incatenata ma sempre pronta a salpare; per poi tornare e attraccare, più ricca e viva.

Pio ruba vita

Andate a vedere "A Ciambra". Recuperate, nelle dimenticate sale cinematografiche dello Stivale che lo propongono con tenacia, questo piccolo grande film diretto, ancora una volta, da un italo-americano. Jonas Carpignano, newyorkese de Roma classe 1984, non ha creato certo nulla di nuovo, ma la sua opera seconda ha intensità e bellezza tali da emergere nel putrido scenario del cinema massificato.

Radu goes to Hollywood

Ci sono cascato. Leggo Radu Mihaileanu e mi fido, scarto tutto il resto (incredibilmente le alternative erano due italiani). Come saprete, Il Cinerofum diffida dei trailer e non essendo nemmeno caduto l'occhio sulla produzione (Francia, Canada, USA) e ignorando la "naturalizzazione" (?) del regista, così come il soggetto del film (tratto da chissà quale straordinario best-seller), insomma è stato facile inciampare in questo "La storia dell'amore" (oddio, pure il titolo), che dei languidi, sporchi e vivi colori dell'Est europeo ha ben poco, mentre è carica di lucidi grattacieli newyorkesi, eleganti appartamenti borghesi, cellulari e account fb. Ma non si tratta solo di ambientazione, magari. Questo film è puro e freddo investimento hollywoodiano. Con buona pace dell'autore...e dell'Amore.

Dalla e ti sarà dato

Dopo un agosto disastroso sul piano cinematografico, ma elettrizzante su quello umano, eccoci nuovamente, Elena ed io, chi se no?, in sala Valéry. Dopo 7 anni, per l'occasione abbiamo re-invitato l'icona più gloriosa della regia della Vecchia Hollywood: John Ford. Contrariamente alle sensazioni in sala e alle mie supposizioni (che gli amici "fordisti" del Cineclub Lumière avrebbero sputato per terra vedendo il loro presentato tramite film non western, né così "duro"), a quanto pare "Un uomo tranquillo", pellicola del 1952, oltre ad un Oscar alla regia, ha riscosso nel tempo parecchio successo. Il Cinerofum rispetta i grandi autori, gli analoghi critici e persino se stesso: non il film che ricorderemo.

Punk the System!

L'estate è stata punk. E anarchica. "I muri dei Caruggi..." parlano chiaro. Dopo aver mancato, Elena ed io in una stanca domenica, Piazza della Stampa dov'era in corso "La storia del Punk" del "Fronte Degrado", la settimana scorsa ho tentato di recuperare "The great rock'n'rolls swindle". Documentario del 1980 diretto dal londinese Julien Temple incentrato sui mitici Sex Pistols, è stato gustato in sala Valéry proprio come una grande beffa, giusta sberla (uno sputo, scaracchiata, fuck!) contro chi continua a recitare illudendosi di vivere. Detto ciò, questa è la versione di Malcolm McLaren, quella del Deus (il produttore sta riesumando, con sé, bestemmie d'altri tempi, I know) ex machina, come ideatore dello smacco maggiore che il punk giocò alle major discografiche (la truffa del titolo). Tutto vero o no, la storica pietra fu scagliata e tante altre, ognuna con proprio slancio e direzione, colpirono duro.

Stato organizzato

Due settimane fa, perdonate il ritardo, ma sapete, con alle giornate d'estate s'accompagna la pigrizia delle cicale; dicevo, due settimane fa ho invitato in sala Valéry un regista che il Cinerofum attendeva da anni. Prego, s'alzino tutti ("Me, myself & I"): signore e sigh...Giovanni Battista Loy, Nanni per tutti, cagliaritano del '25 (9). Il film di cui scrivo qui ci parla di un  regista ironico e sensibile, attento agli strati bassi, come a quelli alti, della società; per mettere in luce, evitando i più semplici quindi sterili nessi di causa ed effetto, le zone d'ombra di un sistema inadeguato. "Detenuto in attesa di giudizio", del 1971, mostra l'aberrazione di quelli giudiziario e, prevalentemente, penitenziario, mostrata in tutta la sua crudele assurdità. Roba tosta, bruttura dinanzi al quale, pure il gioviale ed esplosivo A. Sordi si fa piccolo, cupo, terrorizzato.

Prendi i soldi e crepa

Una decina di giorni fa, in sala Valéry è passato Robert Bresson, col suo cinema dalle passioni sotterranee, dagli sguardi fissi verso un orizzonte lontano, solitario ed, ahimé, ineludibile. "Diario di un ladro" (t.o. "Pickpocket"), del 1959, racconta della solitudine metropolitana, incatenata all'argent ed alle sue strutture, incapace di essere risolta da un autentico sentire comune.

100 modi per

E via, si parte con questo mese di cinema giornaliero. Ancora con le retine appoggiate tra il verde e l'azzurro del Galles, resto a chiacchierare con Peter Greenaway. Nel 1988, il teorico e creativo autore cinematografico realizzò un film marcato a fuoco col suo stile, con la sua poetica, con la sua visione: "Giochi nell'acqua" (t.o. "Drowning by numbers") ha lo scherzo sfrontato, l'immagine ricercata (pittorica) e il terrore per la donna....