Divieto di malinconia

Pasqua al cinema! Un vero cinefilo non ha tabù calendariali, men che meno religiosi. Difatti in salita Santa Caterina c'eravamo tutti e quattro: Elena, Baraka, Mino ed Io. E per chi o cosa quest'assembramento degno di articolo 655 c.p.p.? Ma per Aki Kaurismäki e il suo ultimo film, "L'altro volto della speranza", Orso d'Argento miglio regia al Berlino 2016, ovviamente! Fedele a se stesso (e meno male), il regista finlandese aduna qualcuno dei soliti più una banda tutta nuova per mostrare, col suo solito tocco, quanta idiozia s'aggira ancora per l'Europa (altro che spettri).

Neo-vaccate 2.0

Ieri pomeriggio s'è sfiorata, a breve distanza, la doppietta. Oltre Elena e me, una signora al centro della sala 1 dell'"Ariston". Peccato, soltanto "palo" questa volta. Chiusa questa futile parentesi, non resta che domandarsi: «Perché? "Personal Shopper", scritto e diretto dal francese Olivier Assayas nel 2016, avrebbe dovuto attirare un pubblico maggiore?». La risposta, per i due terzi della sala, è no.

Libertà per i curdi, per tutti

Terzo appuntamento con l'Internazionale dei Cappuccini. Ah no, coi Cappuccini dei documentari. Mmh...con Mondovisioni dei documentari? Ok, giusto: con "Mondovisioni - I Documentari di Internazionale", presso i Cappuccini. Ieri sera in sala è comparso anche Barabba, in perfetto anticipo, per aprire un occhio sul genocidio invisibile del popolo curdo: "La ragazza che m'ha salvato la vita", del 2016, diretta da Hogir Hirori, classe 1980 nato a Dahuk (Kurdistan iracheno) e rifugiato in Svezia anni fa, come oggi altri milioni: la storia si ripete solo quando c'è da ammazzare e mettere in fuga.

Dolce Andula dove vai?

Ieri sera è capitato. Un'intera sala solo per me. Anzi, per me e Miloš Forman. All'"America", scendendo lungo la scala di sinistra, ho trovato il regista ceco solo soletto sul palco, sottobraccio una copia del suo "Gli amori di una bionda", del 1965. Sogno di ragazza, desiderio castrato di una generazione, di un paese. Occhi dolci e spasimanti tentennano, finendo sotto le grinfie di genitori in perenne ritardo, ecco la carezza novà di Forman e i "suoi".

Ah i nostri figli!

Ai "Cappuccini" è tornato "Mondovisioni" coi suoi "Documentari di Internazionale". Perso il primo appuntamento, ad Elena e me non resta che prendere la funicolare di Sant'Anna per non perderci il secondo. "Future Baby", del 2016, diretto dalla viennese classe '65 Maria Arlamovsky, tratta del mondo delle fecondazioni artificiali, assistite, FIVET, donazioni d'ovuli, di sperma, di ventre...il mercato delle nascite è più libero che mai, con buona pace di chi nutre qualche dubbio.

Black Out Christ

Il secondo appuntamento con Ulrich Seidl e il suo Paradiso triangolare è ancora dedicato ad un eccesso, ad una deformazione dello spirito, questa volta di tipo religioso. Religione che, grazie a dio, annovera sempre meno pazienti nella sua clinica planetaria; ma questi, proprio perché all'angolo, mostrano unghie sempre più affilate. In "Paradiso: Fede", del 2012, conosceremo Anna (Maria) e i suoi devoti artigli, ficcati nella carne propria e nelle palle dei suoi concittadini.

Auto-intrappolati

Bel ritorno, ieri sera in sala Valéry. Elena ed io seduti in platea, ognuno a modo suo, abbiamo frenato il sospiro prima di scoprire l'ospite della cine-serata...Ohhh! Lina! Lina Wertmüller, che sorpresa! Che ci hai portato?!...Tadaaa, la regista romana porta avanti, in silenzio, la mano che teneva post-schiena: si tratta di "Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada", del 1983, e si capisce perché il titolo non sia stato pronunciato, oltre al fatto che la scherzosa caciara di questa simpatica pellicola esige un riposo preliminare per orecchie. Chiedete all'onorevole De Andreeeis...

Spirale di nulla

Ogni tanto un Cineforum spunta all'improvviso. Magari ha le sembianze di una locandina anni '60. Come quella avvistata ieri, con su scritto "Break Up", Catherine Spaak, Marcello Mastroianni, poi, un po' più piccini, Carlo Ponti e, finalmente, Marco Ferreri. All'America introducono questo stravagante film del 1965, t.o. "L'uomo dei cinque palloni", raccontando tutte le vicissitudini che dovette passare per uscire, magari incolume (sempre lo zampino del già detto produttore dagli occhi a "$$"). Ringraziamo vivamente il mecenate in sala con un applauso sintetico e gli chiediamo, ora, di levarsi dai piedi che è tardi.

Hakuna Matata sempre su

Toh, chi si rivede! Era ottobre 2014 quando in quel luogo magico di Porta Venezia, a Milano, mi imbattei nel terzo capitolo della "paradisiaca" trilogia dell'austriaco Ulrich Seidl. I ragazzi dell'"Altrove" la ripropongono nella sua interezza. Pertanto ieri sera, sradicati Elena e Zippino dalla comoda sala Valéry, ci siamo incamminati verso "Paradiso: Amore" (2012). Ancora una volta, la provocazione è forte, sino a spingere noi tre a chiederci: "ma che c'entriamo?".

Un giorno tutto questo...

Questa volta, un po' l'accenno di Marigrade (sempre prezioso), un po' l'invito di Sa' (poi auto-paccatasi), siamo Elena ed io ad imbarcare Mino verso i Cappuccini. Lì in programma è "Victoria", pellicola tedesca del 2015, diretta da Sebastian Schipper, classe 1968, dove un lungo e splendido piano sequenza ci racconta di un rush notturno che è tutta una vita.

Faible littérature

Marigrade suggerisce, il Prof. Sini avalla. Ad Elena e me non resta che incamminarci all'Ariston, dove è in programma "Elle", l'ultimo lavoro dell'olandese classe '38 Paul Verhoeven. Pubblicheremo questa recensione soltanto dopo che la già citata cinefila avrà guardato con occhio, perché è giusto che chi sbaglia paghi. Sit-com a sfondo sessuale, perverso, è la panacea (facciamo panaché) per tutti gli ultra sessantenni, anzi, per quelli tra loro che non cercano affatto novità e sorpresa, quanto un brivido inguinale dal sapor che fu.

Scrauso è bello

Dando seguito ad una segnalazione del buon Mino e, diciamolo, imbarcati da un'email che più astuta non si poteva (siamo già in area subdola), venerdì scorso Elena ed io siamo montati sul 18 alla volta degli "Amici del Cinema" (lo sponsor era in "papero", lui...). Tutti e sei gli occhi puntati su "Mister Universo", diretto a quattro mani da Tizza Covi e Rainer Frimmel (bolzanina la prima, viennese il secondo, entrambi classe '71). Pomposamente segnalato come "un film che esce dagli schemi", non è altro che un buon film a budget nullo, caratterizzato da una scrittura decente e, non che fregasse agli autori, da interpretazioni senza pretese.

Vuoto di pena e morte

Infine si concluse la rassegna dedicata ai documentari firmati Werner Herzog. All'"Altrove", dove ieri sera m'ha accompagnato pure Elena (dovresti esserne orgoglioso Werner), hanno proiettato "Into the abyss" (2011), che, come presumibile, partendo dall'istituzione della pena di morte, ci porta nel buio più profondo degli Stati Uniti, dove la comunità è un puntino lontanissimo.

Benedetto te e ciò che ti doveva capitare

Domenica di sole. La Ele mugugna: vuole uscire, poi no, ma forse, tsz tsz. Zippino si unisce, ma poi diserta, proprio sul più bello. Bah. Andateli a capire, quei due! Come si fa a non gioire dinanzi alla comicità d'autore che Luciano Salce e Lino Banfi, nel 1981, portarono sullo schermo? "Vieni avanti cretino" è una perla rara, dove l'attenzione degli autori per i dettagli contribuisce attivamente alla riuscita di sketch ormai, meritatamente, leggendari.

Tim era un grande

"Tutto quello che c'è da dire è questo: io vi ho preso parte". Così s'intitola la rassegna che i ragazzi dell'"Altrove" hanno dedicato alla produzione documentaristica del regista bavarese Werner Herzog. A "Grizzly Man" (2005), proiettato ieri, in seconda serata, il termine documentario naturalistico va piuttosto stretto. Se all'inizio pare proprio quello, mano a mano che si avanza nella conoscenza del protagonista e, soprattutto, delle sue insicurezze, questo racconto dolceamaro diventa, nonostante la sua apparente consapevolezza, autentico romanzo dell'individuo smarrito.

Fuoco sui Camelot

Qualche settimana fa mi sono diretto in qualche cinema per l'ultimo di Pablo Larraìn. Il regista cileno ci ha raccontato di Jacqueline Kennedy Onassis, detta "Jackie", i suoi ricordi del "prima", "durante" e del "dopo" il 21 novembre scosse maggiormente la sua vita. Piacevolmente patinato, nel suo lungo e frammentato primo piano, intramezzato ora con garbo ora con impeto da suggestivi mokumentary*, la pellicola è un'ottima ricostruzione da salotto.

Senza pudore

Sala Valéry tosta. Ieri sera ha picchiato duro. Elio Petri, nel 1976, colpì senza paura. "Todo modo", liberamente (quanto?) tratto dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia, uscito due anni prima, allestisce in chiave grottesca tutta la farsa del potere democristiano che, dal dopo guerra, inesorabilmente ha divorato la classe politica italiana. Non solo DC e non solo Italia, certo, ma nel paese della Santa Madre Chiesa la malattia, tutt'ora in corso, ha virulenza tutta particolare.

I sogni son mongolfiere

Sempre "Altrove", ancora "Lunedì", un'altra volta Werner Herzog, di nuovo coi suoi documentari. Racconti che partono dal rapporto Uomo-Natura, attraverso percorsi ora romantici, ore metafisici. L'uomo e i suoi limiti, spesso coincidenti proprio con il territorio sacro di Madre Natura, protettrice affettuosa e docente severa. Ne "Il diamante bianco", del 2004, il sogno è quello del volo...