Donna di Picche-Fanti di cuori: 5-0

Altra gran Jeanne Moreau alla rassegna "Intolerance - Dive" del lunedì sera. Due giorni fa, l'attrice parigina, dopo essersi presentata platinata e giocatrice all'aperitivo, è tornata alla soirée tutta vestita di nero, poi di bianco, poi di nuovo...accecata dal dolore, armata dalla rabbia, avrà 5 tappe per giungere alla meta: vendetta per tutti coloro che le infransero il sogno. "La sposa in nero", del 1968, scritto e diretto da François Truffaut, è un thriller, un film d'azione, come preferite, che può facilmente essere considerato una delle congiunzioni che portarono da Hitchcock a Tarantino...

Il vuoto a "giochi fatti"

Belle queste "Dive" che quelli dell'"Altrove" ci stanno proponendo nelle loro consuete rassegne "Intolerance". Ieri, per esempio, abbiamo passato la serata con la grande Jeanne Moreau (scomparsa lo scorso luglio quasi nonagenaria), la quale, prima di farsi noir per la macabra revanche, durante l'aperitivo ha sfoggiato una veste di blonde femme fatale schiava del gioco d'azzardo: "La grande peccatrice" (t.o. "La Baie des Anges"), scritto e diretto nel 1963 da Jacques Demy, è un'effimera corsa attorno ai tavoli da gioco, roulette farabutta che già, assieme al dolce dell'incontro, mescola l'amaro del distacco.

Due sogni distanti

Lunedì scorso, alla "rassegna dedicata alle grandi Dive del cinema degli anni ‘60 e ‘70" organizzata dai ragazzi dell'"Altrove", altra meraviglia femminile: Claudia Cardinale  caravaneggiante lungo la via Emilia, dalle balere romagnole sino alla Spider di qualche giovane viziato dal Casato, scuoterà il cuore di un ragazzo francamente non all'altezza. "La ragazza con la valigia", diretto da Valerio Zurlini nel 1961, ci mostra questo subbuglio senza età, oltre ad una prevaricazione senz'epoca.

Noi, ipocriti felici

Oh. Ogni tanto un diverso compare all'orizzontale. Quasi in sordina sta passando nelle sale l'ultima "Palma d'oro". Un freddo venerdì può essere ben speso con percorso cinematografico originale (scandinavo), graffiante e provocatorio. "The square", diretto dallo svedese Ruben Östlund è un ottimo strumento audiovisivo per rilevare tracce di profonda ipocrisia nell'aria (compresa la sala del cinema).

Pourquoi l'absence...

Ieri pomeriggio è tornato a trovarci Jacques Demy (scénario et dialogues). Ancora una volta una storia rosa, chicca all'amarena, dove la danza de l'Amour risente dei logoranti rallentamenti e degli improvvisi stop di gente ed ambiente: giudizi e giudici (regole e leggi!), parenti e semplici spettatori. Nel 1964 il regista francese mise in scena e in musica, in maniera originale, una partenza, un'assenza e un ritorno: "Gli ombrelli di Cherbourg" (t.o. "Les parapluies de...").

Largo passa la storia

Ieri sera, in fuga da tutto, dalle 3 pappine del Dall'Ara, dal gelo in casa (0,4 bar che lampeggiano) e da una film che non s'ha da fare (boicotta "Amor Y Anarquia" di quella zoccola della Agustina Macri), gli "Amici del Cinema" sono stati gli unici a scaldarmi un po'. Non tutto è farina loro, certo, anzi grosso del merito va a Max Ophüls che, ancora una volta, nel 1940 riuscì a mettere Edwige Feuillère in condizione di mostrare tutta la sua arte. "Da Mayerling a Sarajevo" è un ottimo sguardo tra Storia ed Amore, valevole per tutte quelle volte che questi...s'intrecciarono a morte.

Gatta che ammazza

Al secondo appuntamento con le "Dive", lunedì scorso, all'"Altrove", Elena ed io ci siamo imbattuti in un'altra parigina dell'élite cinematografica: Catherine Fabienne Dorléac, a.n.c. C. Deneuve. Ancora una pellicola tagliata su misura per la femme protagonista, questa volta l'abile sarto fu Roman Polański che, nel 1965, al suo secondo lavoro, confezionò la celebre "Repulsione" che portò ad una piccola ma scioccante (e "bellissima") strage.

BB Splendida Stupida

All'"Altrove" ancora chilometri di pellicole sperando di riaverle ancora qui. Chi? Ma le Dive, no?, quelle attrici che con la loro aura superavano i limiti stabiliti dalla loro professione, seppur spettacolare e ingombrante, e dalle loro curve (perché, ognuna a modo loro, suggeriva percorsi mozzafiato). Regina indiscussa dell'arrunchio cinematografico degli anni '60, a celebrare l'inizio della rassegna non poteva che essere lei: Brigitte Bardot. Diretta nel 1963 da Édouard Molinaro, fu "Una adorabile idiota", adorabile senza dubbio, idiota neanche tanto...

2Pac Amaru on the Streets

Giovedì sera scorso si sono riuniti una seconda volta "Grimaldello", "Fronte Degrado" e "Ghetto People" (quest'ultimo ancora in veste diafana). Il risultato è stato la proiezione di "Alle eyez on me", pellicola biografica sulla figura del mitico rapper statunitense Tupac Shakur, a.k.a. 2Pac (1971-1996). Cresciuto tra le giuste rivendicazioni delle Black Panther (sua madre, Afeni, attivista delle "Panther 21" incarcerata, porterà avanti, vincente, sia la propria difesa, sia la gestazione del figlio), gli infuocati conflitti socio-razziali dei "ghetti" delle metropoli (Harlem, NY, e Los Angeles: ergo East & West Coast, leggi dopo) e quelli economici scoppiati tra le principali discografiche delle due coste americane. Il film, a quanto pare, ha coinvolto solo me, forse per la mia precoce passione per il rap (lo ammetto, "in camera" avevo gli "altri", Puff Duddy & Notorious B.I.G.); per i più, il biopic diretto da Benny Boom, 46enne di Filadelfia, qui alla terza "fatica", non rende assolutamente la complessità del leggendario rimatore di origini afroamericane, rimanendo su quella superficie che trascina al botteghino, ma senza dire troppo...

Nebbia tutt'attorno

Sabato triste, quello appena trascorso. Zena imbrattata di nero, tra carogne che brindano e boia che proteggono; ferita aperta da cui chissà che sgorgherà. Pieno di rabbia e interrogativi, mi dirigo verso gli "Amici del Cinema", verso una di quelle sale che, come spesso accade, sole sanno darmi il giusto respiro. In programma la sensibilità profonda e lo stile pulito di Max Ophüls che, con "Tutto finisce all'alba" (t.o. "Sans lendemain"), diresse nel 1939 una straordinaria Edwige Feuillère, qui nei panni d'una donna e madre affetta da un amore classicamente impossibile.

Tra guerra e nebbia

Anche venerdì scorso, Elena ed io, siamo riusciti a salvarci grazie al Cinema. Basta scegliere un film e puntare dritti alla sala, schivando bar e cumpe del quartiere (soprattutto nel ritornare a casa...). Dalle 18 in poi, sul nostro dispositivo si leggeva "h21, America", obiettivo: "Una questione privata", di Paolo e Vittorio Taviani. Non altro nel mirino perché il 'Rofum apprezza e segue da vicino la poetica dei due fratelli. Ciò nonostante, forse a causa di un'ambiziosa quanto azzardata trasposizione da carta a celluloide (si fa per dire), o del decennale problema di recitazione che infetta la scuola italiana, ma l'arte dei due registi toscani, lungi dall'innalzare la pellicola, rimane timorosa a terra, anch'essa appiattita sul racconto.

Sangue e Ciuccio

La notte del 31 ottobre, sì sa, meglio uscire. A stare in casa si rischia grosso. Così pure Elena ed io ci siamo arrampicati ai "Cappuccini", quasi del tutto ignari, però, che in programmazione fosse "Halloween", sottotitolo italiano: "La notte delle streghe", scritto, diretto e musicato da John Carpenter nel 1978. Terzo lavoro film del regista che vien dal Missouri, diventato un "cult" per cinefili mai cresciuti e un affarone per produttori mai sazi, in fin dei conti è un ottimo horror che rivelò la particolare dimestichezza di Carpenter con la materia cinematografica.

Gloria alle masse

Per il centenario della sbalorditiva Rivoluzione d'Ottobre sovietica, ieri sera, i ragazzi dell'"Altrove" hanno organizzato un bel "cine-concerto" in odor di bolscevismo. Serata cinematografica, che ha visto proiettare in pellicola "Ottobre" (sottotitolo: "I 10 giorni che sconvolsero il mondo", da John Reed) di Sergej Ėjzenštejn e Grigorij Aleksandrov, ma anche musicale, essendo stato il film del 1928 musicato dal vivo dal "Collettivo Wurtz". Grazie per l'ottima serata, fosse iniziata anche in orario, sarebbe stato ancora più piacevole godersi le note elettroniche distorte ad inseguire le immagini magistralmente orchestrate in Montaggio.

Hongollywood uatà

A volte va così. Tieni alla larga le TV per anni, poi passi in sala Valéry e scopri che, a mezzanotte, inizia un film cui non vuoi rinunciare. Né "puoi"? Beh dipende dall'obiettivo. Ad ogni modo, diamoglielo a Cesare: "Tele7Gold spigne cinema" (certamente anche materassi aerospaziali in promozione...). Ieri sera, per esempio, la volitiva emittente, dopo i soliti sproloqui calcistici in salsa padana, ha proposto quella che potrebbe definirsi una chicca: "Once a thief", del 1991, scritto e diretto da John Woo. Non vi si può rinunciare perché, per capire l'arte del regista cinese, è bene conoscere le opere che lo celebrarono in patria e resero noto internazionalmente. Per quanto riguarda il goloso dolcetto, il condizionale è esatto.

Compagnia bella

Nel secondo appuntamento con l'arte di Gian Maria Volonté, sempre all'"Altrove",  ieri sera è stata la volta di un ruolo più abituale nelle pellicole d'oltreoceano. Ciò nonostante, la bravura di Francesco Rosi, qui in grado di mescolare sapientemente documentario e gangster movie, ha fatto sì il "Lucky Luciano" (1973) impersonato dall'attore milanese non sfiguri dinanzi ai celebri criminali del grande schermo.

Giudica tu che giudico io

All'"Altrove" ancora Gian Maria Volonté. Colui che trasformava in celluloide dorata tutto ciò che. Questa volta al servizio di Damiano Damiani, nel 1977 il grande attore impersonò un brigadiere stanco, segnato da una professione che sfrutta come manichini per gli interessi dei soliti. Girato in quegli anni roventi, "Io ho paura" oltre al coraggio del protagonista dimostra quella degli autori.

Liberi di essere

Puvioli riferisce di un cileno, sfuggitomi, nelle sale.  Quindi, abbandonati USA e GBR, trascino pure Elena all'"Ariston". Anche perché il regista del film in programmazione già mi convinse, colla precedente opera, dove fu una piccola ma gloriosa riappropriazione di sé, realizzata da una donna normale a tutti gli effetti. Tre anni dopo, l'argentincileno Sebastián Lelio ritorna su di una ben più difficoltosa ma tenace conquista individuale. Marina è "Una donna fantastica" come tante, braccata e umiliata, ma sempre in piedi. Anche coloro che la circondano, purtroppo, sono molti...

Cuore vuoto e buio

Vediamo un po' che c'è nelle sale..."Nico, 1988", un film che narra degli ultimi anni di Christa Päffgen, "la bionda dei Velvet". Ci può stare, vado in avanscoperta (un manipolo di soddisfatti ringrazierà). E, in effetti, l'ultimo film di Susanna Nicchiarelli, romana classe '75, ha l'efficacia di una fugace e tagliente scheggia di vita. Gli ultimi frammenti di Nico prima dello schianto, narrati senza inutili pietismi, ma con una carezza, quella sì, alla bambina cresciuta troppo in fretta tra bombardamenti, militari prima e lisergici poi, e col solito biglietto solo andata per la celebrità. Il ritorno alla terra è a piotte.