Candidamente Togna


La Sala Valéry, ieri sera, si è riappropriata della Commedia Italiana. Lo ha fatto grazie, al Cinerofum, suo compagno stabile da ormai due anni, ed all'amore di questi per Ugo Tognazzi. Sentimento che gli ha portato tra le mani "Il mantenuto", pellicola diretta e interpretata, nel 1961, dal grande attore cremonese. Regista, perché no, vista la capacità di orchestrare una commedia con tutti i crismi: ritmo, ironia e intelligenza?

Extrema-vita

"Biografie" rassegna della appuntamento ultimo'all giunti è's "Altrove"'all sera Ieri. Così, tanto per spiazzare qualcuno con un controverso che non indispone. Liberamente ispirato al romanzo del 1942 "La famiglia di Pascual Duarte", scritto dal premio Nobel per la Letteratura 1989, Camilo José Cela, e a sua volta basato su un racconto della tradizione picaresca spagnola, "Pascual Duarte" parla di Estremadura (la región y la vida), di Pascualino che trascorse la propria esistenza solitaria tra le morse del Portoghese e della Capitale.

Hollyjazz in USA

Ieri pomeriggio si è esaudito un piccolo tarlo di Marigrade. Al Sivori davano "La la land", musical del 2016 diretto dallo statunitense Damien Chazelle che ha fatto incetta di premi e botteghini. Niente di eclatante, in realtà. Film in cui l'attenzione ai dettagli scema via via, assieme al fascino delle melodie, lasciando lo spettatore dinanzi ad un filmetto godibile e nulla più, impreziosito solo da una discreta messa in scena (fotografia ammiccante, così come le cosce) e, soprattutto, dalle interpretazioni dei due protagonisti.

Masters of laughing

Qualche mese fa, in sala Valéry, fece trionfale ingresso nel Cinerofum la coppia cinematografica per antonomasia, davanti alla quale Elena ed io facemmo rispettoso silenzio. L'occasione è quella offerta dal DVD "Non ci resta che ridere", pubblicato nel 2010 da "La Repubblica-Espresso" nella collana "Sounds for silence", che si propose di affiancare "capolavori del cinema muto e musica d'autore". Ladies & gentlemen: Arthur Stanley Jefferson e Oliver Norvell "Babe" Hardy, noti come Laurel & Hardy, in Italia come Stanlio & Ollio. Inglese il primo, americano l'altro, assieme versarono risate a badilate dinanzi a tutti gli schermi. E continuano a farlo.

Lo Stato uccide

Lunedì scorso io ed Elena siamo rientrati. In Italia, sì ma, soprattutto, in una sala, tra le pellicole della Cineteca Griffith, insomma: nel magico mondo del Cinema. In programma all'"Altrove" c'era "Daniel", pellicola del 1983 diretta da Sidney Lumet e basata sul testo del newyorkese Edgar Lawrence Doctorow, "Il libro di Daniel" che, nel 1971, ripercorse la vicenda dei coniugi Ethel e Julius Rosenberg. Come spesso in Lumet, il tema è esplosivo, a lacerare le budella: la pena di morte, con qualsivoglia giustificazione. A ben guardare, nient'altro che la necessità stessa dello "Stato" di divorare chi non allineato.

Se ti dico di andartene...

Il terzo gotto di "Rosso Corman" visto domenica scorsa, all'"Altrove", ormai ubriachi delle funamboliche trame del regista statunitense, è stato "I vivi e i morti" (t.o. "House of Usher"). Un Roger Corman d'annata, 1960, vitigno Edgar Allan Poe. Su di giri, sopra le righe, Vincent Price finalmente nel suo, in preda a una maledizione.

Show di vita

La seconda delle due forse più celebri pellicole dirette dall'australiano Peter Weir, e viste in sala Valéry in quest'avvio di 2017, è stata "Truman Show". Diretta nel 1998 e basata sulla geniale sceneggiatura del neozelandese Andrew Niccol, a sua volta ispirata ai romanzi classici della fantascienza e, anche per questo motivo, volta ai gradi quesiti sociali ed etici, fu un attacco allo stra potere consumistico dei mass-media, assestato da e al centro: tutti gli appassionati dei demenziali di Jim Carrey e del Grande Fratello dovettero ipotizzare un fallimento esistenziale. Niente paura, era tutta una farsa. Va tutto bene.

La demenza

Al secondo appuntamento con "Rosso Corman", la domenica di fuoco architettata tra quelli dell'"Altrove" e la Cineteca Griffith, è stato proiettato "L'odio esplode a Dallas" (t.o. "The intruder"), scritto e diretto nel 1962 dal regista di Detroit, classe 1926. Il titolo più calzante per le consuete proiezioni in pellicola del lunedì, riunite sotto il titolo di "Intolerance", ironicamente è stato visto al di fuori di quell'interessante ciclo. Il solito puro odio, folle o interessato. Non prendere posizione è ormai imperdonabile.

I poeti non muoiono

Un altro percorso in cui ci instradammo sul finire dell'anno appena concluso, fu la filmografia di Peter Weir. Il 2017 ha portato in sala Valéry forse le sue due pellicole più celebri, la prima della quale è stata "L'attimo fuggente" che, all'uscita nelle sale nel 1989, commosse buona parte degli spettatori (compreso il sottoscritto, allora babanetto di 8 anni che poi, in piena notte, si sarebbe svegliato terrorizzato dal "futuro!"). Fu un'emozione fare la conoscenza del prof. John Keating, i cui sproni ad una vita piena (anche di poesia!) e consapevole riecheggiano ancora tra i banchi di tutte le scuole.

Prego, Mr. Corman

La domenica pomeriggio che non t'aspetti. Quando sei lì che progetti un divano lungo ore, vieni a scoprire che i ragazzi dell'"Altrove" si sono inventati una triplice proiezione, sempre in pellicola, dedicata al regista statunitense, "arzillo novantenne", Roger Corman. Non è come andare in miniera, certo, ma un certo impegno è richiesto. Prepararsi, uscire (con 'sto freddo!), sedersi, insomma roba tosta. Alle 16:30 il primo appuntamento, con "Il mostro del pianeta perduto". Claustrofobico post-atomico del 1955 che mette in evidenza l'ineluttabile incapacità della specie umana.

Ostinata e contraria

Come annunciato, ieri sera si è ripartiti con i lunedì dell'"Altrove". Pellicole a tema biografico. Per cui, se "Il processo di Giovanna D'Arco", diretto da Robert Bresson nel 1962, non copre l'intera vita della francese, paladina della fede, che divenne, nonostante la consacrazione, simbolo d'ogni intima lotta, ne sublima l'atto finale. Quando il carattere mostra la propria forgia.

Bere al cuore

Qualche settimana fa mi son diretto sulla collinetta dove poggia la bella piazza dei Cappuccini. Il motivo lo potete dedurre. Già, il cinema. Anzi, Cinema + Marigrade (è un menù NON tutto compreso di comprovati vantaggi). "Saint Amour", diretto a quattro mani, nel 2016, dai francesi Benoît Delépine (classe 1958) e Gustave Kervern (1962), s'è rivelato il perfetto film da domenica pomeriggio, piccolo prezioso, ironico e amaro, sullo scorrere della vita e del vino. Vino buono, tanto.

In sogno si sa...

Questo 2017 è nato sulla scia del finale di 2016, periodo in cui, in sala Valéry, s'è spesso venuto a sedere il regista David Lynch. Il primo dell'anno Elena ed io a decantare con davanti "Mulholland Drive". Scelta azzardata, a prima vista. Eppure, che sia l'illusoria maturità accumulata in tutti questi anni, o i lucenti propositi per il nuovo anno, ma questa pellicola del 2001 ci è parsa ben più solida ed apprezzabile di quanto ci era parso alla sua uscita. Da un incidente, un sogno e un'intrufolata, prende piede questo sinuoso racconto di Lynch, ben saldo nel suo percorso di destrutturazione della realtà.

Un altro cattivo

Giuro che recupera. Il Cinerofum non sta perdendo tempo. Oddio, per il film visto ieri sera in sala Valéry, "fare tesoro" e "massimizzare" non sono locuzioni calzanti. Già, perché in "Nemico Pubblico", diretto nel 2009 dallo statunitense Michael Mann, non scatta né il colpo di fulmine, né il sentimento più ponderato. La regia timbra il cartellino e l'intreccio si mette in coda. Il mix tra ricostruzione storica e riproduzione cinematografica (spettacolare e romanzata) non ha convinto nemmeno Elena, ormai più severa del sottoscritto.

Comportiamoci da attori

Ci sono film per cui è impossibile prendere appunti. Sono gli stessi per i quali viene voglia di sfogarsi subito. Ma una balla tira l'altra (immaginatevele: ci sono due balle che si strattonano tra loro, l'una cercando di portare l'altra al proprio divano)...Ed è brutto, altresì, leggere codeste cretinate, dopo le emozioni immagazzinate grazie ad una sì tale pellicola. Marigrade ed io, ormai la scena, seppur rara, ripropone lo stesso schema, verso i tre quarti, come usciti da un'intima esplorazione, ci scambiamo uno sguardo interrogativo, al quale rispondiamo con grinta soddisfatta, dalle labbra ben compresse. L'ultimo lavoro dell'iraniano Asghar Farhadi, "Il cliente" (2016) è una perla cinematografica, che mozza il fiato per la bellezza delle immagini e la forza dell'intreccio.

Dio, sempre lui

Veniamo un po' a "Silence", l'ultimo lavoro di Martin Scorsese, uscito qualche giovedì scorso nelle sale. Al Corallo io ed Elena non sapevamo nemmeno di che parlasse e quale fosse l'ambientazione: gesuiti nel lontano Giappone del XVII°. Basta grattacieli, solo lande magiche, pervase da fumi affascinanti (ancora salubri) e acque azzurrognole che suggeriscono la loro potenza. I cristiani se la passarono male da quelle parti, in quel momento. Poco male. Poca roba (oppure grandiosa! It dipends on...) e, cavolo, che azzardo Martin! Difatti questo racconto sulla fede, granitica e venata che sia, raccoglie ben poco sul tavolo verde degli spunti, oltre ai soliti ormai consunti.

Cinemusique, gourmet

Dopo i corti offerti "antagonisti e libertari",  altri corti più "istituzionali e democratici", di pari valore. Infatti i ragazzi dell'"Altrove" (tutti figli del "Laboratorio Probabile Bellamy"), per chiudere all'altezza la grande annata passata assieme, si sono inventati una serata di corti musicata. Il fascino dei 18 e 35 mm, "alla velocità originale" ("18 fotogrammi al secondo"!), che si portano appresso l'intrigante e misterioso catafalco del proiettore (a ciascuno il suo!), vagina meccanica e rumorosa da cui scaturiscono, ormai da 60x2 anni, i nostri sogni di luce. Avanguardia, a guardia del futuro, alla scoperta del dopo che ancora non c'è. "Anémic Cinéma" diventa "2", dopo il primo appuntamento di quest'estate al "CreSta". Muovo il piedino grazie ai musicisti in sala, sposto l'occhio roteando(li) e squartando(mi); visto da qui, stasera, questo piccolo angolo sotto il palazzo Fattinanti-Cambiaso, pare il centro del mondo.

!CINEMA PELLICCERIA VIVE!

Peccato per il mancato traguardo delle 200 nel 2016. Ma Il Cinerofum è così, ricordate?, "quello che se po' fa'...". Quindi iniziamolo questo 2017, da cui ci aspettiamo molto, in primis: una società che sappia reinventare il sistema cinema, evitando di martoriare sale dal grande passato (e impegno, a volte) e, soprattutto, quei gruppi di persone che, lontano dai grandi colossi dell'intrattenimento (sigh) e dalle logiche, da essi imposte, miranti solo al profitto, "fanno" cinema seriamente. Spingono cinema, percorrendolo e proponendolo. Come i ragazzi di "Pellicceria Occupata" che, dal punto di vista particolare del 'Rofum, hanno fatto più che bene, meglio di chi ha più mezzi (soldi), ma una passione impalpabile. Il 18 dicembre scorso, tutti in Piazza Cernaia, quindi, a dar manforte ai ragazzi, quelli dalla parte "giusta", e al Cinema, quello che lo è. In programma tante belle chicche-corte...