Beata Innokentia

Forse avendo visto gli USA mettere in campo l'artiglieria atomica, ieri sera, nella fredda sfida del lunedì all'"Altrove", l'URSS ha deciso di non affrontare gli avversari sullo stesso piano e, con una mossa strategica degna di uno scacchista russo, di colpire di sorpresa, virando verso la Foce del Surreale, così da disporre dei vantaggi dell'Altopiano del Grottesco. "L'incredibile signor Detockin", diretto nel 1966 dal sovietico Eldar Rjazanov, entra di diritto nei film comici che guarderei sempre, a testa in giù, assurdamente.

Ultimo pre buio

"Cold war"...bla..."Intolerance"...bla bla..."Altrove"...bla e bla..."Gli ultimi fuochi", OCIO! Intendi dire che, ieri sera, alla solita proiezione in pellicola, è stato proiettato l'ultimo film, datato 1976, diretto da Elia Kazan? Esattamente, caro 'Rofum; tratto da Fitzgerald e con cast d'eccezione, è una botta d'amore antidolorifico, prima della consueta picchiata.

Allora fallo tu

Sabato pomeriggio grigio, fuggo in una sala. Scelgo la "Corallo", gran cinematografica! colle sue sinuose poltrone rosse, morbide sotto di voi, dove proiettano l'ultimo film di Clint Eastwood, "Sully". Prevenuto verso questa pellicola per qualche ultima scadente visione (le mie lo furono) e per chiacchiere amiche ad essa avverse, mi ritrovo all'uscita tutto sommato soddisfatto, a chiedermi quali insuperabili difetti si possano intravedere in essa. Niente di indimenticabile, certo, ma nemmeno irritanti pretese. Un fatto di cronaca con la sua scia d'inchiesta, tutto ben ricostruito, per amore di verità e, soprattutto, d'intrattenimento.

Era un'altra

Venerdì scorso siamo saliti sul 18, Mino ed io, direzione Sampierdarena, per il terzo appuntamento galante con Gene Tierney. Questa volta la "Diva fragile" s'è presentata in singolare veste di assente, anzi, di cadavere. "Vertigine" (t.o. "Laura"), diretto da Otto Preminger nel 1944, è un giallo su cui aleggia lo straordinario fascino della protagonista, reso ancor più potente dal mistero del suo presunto omicidio.

Il bozzo

Ieri sera con Valéry (la sala) eravamo in tre: Elena, Mino ed io. Rafforzati dalla zuppa di legumi preparata dalla prima (presi dal verduraio, lasciati in acqua ore e ore e con aggiunta di zucca), non c'è rimasto che attendere dinanzi allo schermo. Dopo aver visto e apprezzato il suo ultimo, la scelta è caduta su un altro lavoro del regista turco Nuri Bilge Ceylan, "Uzak" (2002). Lentissimo pedinamento di uno dei tanti, strappato alla propria terra e sbalestrato in cerca, ancor prima del pane, di una ragione, uno scopo. Coefficiente di difficoltà elevato, raggiunto solo in alcuni momenti.

Orbi da botte

Domenica scorsa, invece, in Pellicceria Occupata, quarto e ultimo appuntamento con "We still hate You Thatcher" (il terzo ce lo siamo "fumato"), interessante rassegna dedicata al cinema britannico a sfondo sociale Anni '80-'90. Pure Mino presente per "Niente per bocca", scritto e diretto dal londinese Gary Oldman nel 1997, pellicola tosta, che parte timida e chiusa, per poi assestare raffiche di pugni sul volto.

Divina sciocca

Ieri sera all'"Altrove" solito scontro, all'ultima pellicola, tra USA e URSS. La rassegna "Cold War" ha previsto prima la proiezione sovietica, con "Schiava d'amore" di Nikita Mikhalkhov (1975). Film ambizioso, visionario, surreale, grottesco, chi più ne ha più ne metta. Ecco, non drammatico. Veder per cedere. Logorante, solo a tratti gratificante, affresco in movimento sul cinema e sul suo strettissimo legame con la realtà.

Lo Spirito Franco

Venerdì scorso, usanza che Elena ed io apprezziamo sempre più, ci siamo diretti in quel di Sampierdarena a trovare gli "Amici del cinema" (sala F.i.c.e!), i quali propongono la rassegna di 4 titoli "La diva fragile", dedicata a Gene Tierney (1920-1991). Il secondo appuntamento ha previsto "Il fantasma e la Signora Muir", diretto da Joseph L. Mankiewicz nel 1947, e per l'occasione s'è unito pure Mino. Favola leggera resa "spessa" dal vuoto interiore che l'attrice statunitense, quasi un suo marchio registrato, lascia sempre intravedere.

Parliamone

La Sala Valéry non ci sta ad essere presa per i fondelli. Dopo la figuraccia di domenica scorsa, di fronte allo sguardo ironico ed alla ripetuta sarcastica di Mino ("che sballo"), si riprende il prestigio che le è consono. La "Palma d'oro" 2014 fu "Il regno d'inverno" ("Winter sleep"), scritto e diretto dal turco Nuri Bilge Ceylan, classe 1959, e finalmente ieri sera, in sala Elena, Mino ed io, tutti soddisfatti per questo intenso romanzo letterario, dai dialoghi alti e pericolosi, in cui i rapporti umani (borghesi) sono scandagliati con acume e ferocia.

Taxi a specchio

Il Cinerofum cerca di guardare in ogni direzione. Dalla preistoria cinematografica, nelle sue varie ere, alle recenti uscite ("quello che se po' fa'..." stabilisce lo storico monito del blog), quindi uno sguardo agli ultimi 20 anni, così ricchi e diversi per contenuti e stili. Michael Mann (Chicago, 1943) rappresenta uno dei prodotti della Hollywood che, tra le pieghe dell'action movie (genere così "disinvolto" negli anni Ottanta), vuole instillare solide qualità autoriali. "Collateral", del 2004, rappresenta un ottimo esempio di questo intento artistico.

Quale progresso?

Movie crossing. I ragazzi dell'"Altrove" offrono uno spunto, Mino si aggancia e, addirittura, fornisce. Ecco come vedo il cinema, scambio costante, innocente e superbo, di conoscenza, di film, di sale (cinem.) e di chiacchiere. Queste le mie figurine da scambiare. Poca spesa e arricchimento garantito. Veniamo a noi, anzi, a Sidney Lumet, il quale esordì dietro alla m.d.p. nel 1957, con "La parola ai giurati" (t.o. "12 Angry Men"). In sala Valéry, Elena ed io a seguire questo spietato scontro, tutti contro uno, intavolato dal regista.

"Ultimamente..."

Dopo "Quel pomeriggio...", accaldato e bestiale, s'è presentato all'"Altrove" Andrej Tarkovskij che, scegliendo l'argomento fantascientifico, ha spinto sul ring la bobina, rigorosamente versione integrale, di "Solaris". Del 1972, tratto dal romanzo scritto una decina d'anni prima dal polacco Stanisłav Lem, è un viaggio nello spazio della mente, in particolare del ricordo, magico marchingegno che tutto può realizzare.

Organizzala!

Altro giro di "Intolerance", ancora "Cold War". Sì, all'Altrove, come ogni lunedì. Ieri la sfida USA-URSS ha visto scontrarsi, a colpi di celebri opere, due registi "sacri" come Lumet e Tarkovskij. A salire sul ring per prima è stata "Quel pomeriggio di un giorno da cani", diretto da Sidney Lumet nel 1975. Una rapina andata a male, con tutta la disperazione...e la comicità connesse.

Rachitica sociale

Il secondo "capolavoro" visto ieri in sala Valéry è stato "The commitments" di Alan Parker. Lavoretto da domenica pomeriggio per ragazzi anche questo, che l'autore inglese scrisse e diresse nel 1991, racconta i sogni di gloria di un gruppo di dublinesi scapestrati, sorprendentemente indirizzati alla musica soul. Nonostante la distrazione, per Mino e me non è stato difficile cogliere l'ottima caratura di una pellicola leggera ma non per questo priva di molteplici piani di lettura ("E' evidente la cura riposta nella scrittura dei dialoghi, nonché la sottile critica sociale!"...puahahah), insomma un film di una bruttezza imbarazzante, che soltanto due artisti come quelli presenti in sala, possono volgere in vivace appuntamento.

Che sballo

Dopo il breve ma intenso soggiorno in quel di Cremolino (fraz. San Quirico) e il rimontone shock contro il Sassuolo, visto in Sud con papà (!), la sala Valéry non se l'è sentita di caricarmi ulteriormente d'emozioni. Pertanto, due filmetti della domenica, che altro non sono riusciti a fare che stuzzicare me e Mino ad una feroce ed esilarante ironia. Zero sconti, Mr. Peter Weir, il tuo "Green card", del 1990, è robetta per zitelle frustrate. Molti spunti interessanti in una commedia dall'apparente leggerezza (uizkomenò): che sballo.

Guardalo, ascoltalo!

Alla sala Valéry, ieri sera, è stata regalata l'illusione d'essere affollata. Poveretta. La presenza di Chiara e Mino le ha regalato attimi di vera commozione. Le lacrime, però, non han bagnato alcunché, raggelate dalla figura del folle protagonista e dalla cupa e braccata atmosfera di "La morte corre sul fiume". Opera unica dell'attore inglese Charles Laughton, datata 1955, è pervasa del carattere sfrontato e anticonformista dello psico-pastore, diabolico e sornione, interpretato da un grande Robert Mitchum.

Pacificone

In sala Valéry, saltuariamente, capitano DVD clandestini provenienti dal culture-crossing di qualche caruggio intelligente (cinema, letteratura, pittura...). In salita Santa Brigida la proposta è caduta sull'australiano Peter Weir e, in particolare, su "Gli anni spezzati". Pellicola del 1981 che, pur nella sua artificiosità, risuona come uno dei più accorati lamenti pacifisti.

Mai senza Martha

Dopo l'ennesimo viaggio a vuoto, compiuto venerdì scorso, verso gli Amici del Cinema di Via Rolando, Elena ed io non abbiamo mollato e, il giorno dopo, con largo anticipo, compresa la lezione, ci siamo presentati al cospetto del sacro maestro in Delicatezza e Ironia, Ernst Lubitsch. "Il cielo può attendere", del 1943, è commedia d'élite, opera di pregio e spirito d'artigiano attento.