4 mesi 3 settimane 2 giorni

Incontro XIV:
Ieri sera in sala Sbargioff, davanti a brandelli della squadra, filone "Tempi Moderni" con "Quattro mesi, tre settimane e due giorni", film datato 2007, del regista rumeno Cristian Mungiu.
Complimenti al Tigre per la scelta, è un bel prodotto e mi fa capire che sei entrato perfettamente nel clima Cinerofum. Questo Mungiu, che non conoscevo, con la cinepresa ci sa fare. Gioca con i piani sequenza da esperto. Come fa notare il Taigher, rinuncia alla colonna sonora, affidandone il ruolo ai suoni lontani di un ambiente buio e decadente di una Bucarest di periferia. Quindi è un coraggioso nelle scelte strutturali e non solo in quelle contenutistiche: il minuscolo feto piazzato nudo e crudo davanti allo spettatore, tra l'altro è una mossa riuscita. Non ha le sembianze del colpo d'effetto, che vuole scioccare gratuitamente, anzi è annunciato, e mostra solo l'impotenza di...no, mostra il sostantivo impotenza.

Extra: L'albero degli zoccoli

Tun! L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi. Film del 1978 vincitore della palma d’oro al festival di Cannes. Sono tre ore di film ben fatte. Ambientato alla fine dell’ottocento nella campagna bergamasca, racconta un anno di vita di una piccola comunità di contadini. Il film è girato interamente con attori non professionisti, dialoghi improvvisati tutti rigorosamente in dialetto bergamasco. Appunto per questo consiglio di vederlo con sottotitoli annessi… e connessi. Gli attori sono dei veri contadini; questo si vede dall’abilità che hanno nel muoversi in quell’ambiente. Arano la terra con cavalli, trasportano sacchi di granturco dal peso dell’ordine del quintale, ammazzano il maiale (scena a me molto cara).

Fuoco fatuo

Recensione XIII.
Buongiorno Cineasti (ehh...),
 tra pizze, ticket, coca-cola e doppio schermo, Louis Malle si è fatto largo aprendo sulla sala il "Fuoco fatuo". Film girato nel 1963. Per chi non lo sapesse, i fuochi fatui sono piccole fiammelle solitamente di colore blu che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i cimiteri, le paludi e gli stagni nelle brughiere. Le leggende sui fuochi fatui sono moltissime. Nell'antichità si ritenevano la dimostrazione dell'esistenza dell'anima. (link). Il primo fuoco che appare nel film è quello che fuoriesce da uno zippo per accendere una sigaretta della bella appena avuta in copula. Nel film si può notare un’ottima fotografia e dei favolosi piani sequenza (soprattutto nella sua camera in clinica). Per me un film che ha anche solo questi due elementi ben fatti è degno della mia attenzione e merita la visione.

Extra: Casablanca

Buongiorno amici della pellicola d'autore, ieri sera mi sono regalato "Casablanca", dell'ungherese Michael Curtiz (1886-1962), 1942. Tanto per capirci stiamo parlando del 2o/3o film più bello di sempre.
E in effetti: un capolavoro.
Secondo titolo: "Non ci avrete mai". Tensione continua, fuori dagli schemi, Humprey Bogart eccelso. E' un film di 100 minuti col fiato sospeso.
I nazisti sono lì, sempre dietro il muro, a controllare i nostri movimenti. I francesi si piegano servilmente a loro, ma covano qualcosa. Il locale di Ricky è davvero una polveriera; buona musica (dai Sam, sai tu cosa fare...) e Cointreau; soldati sempre all'erta e cospiratori del Terzo Reich.

Underground

Recensione XII:
Buonasera, "Underground" di Emir Kusturiça (1995). Sala Uander con 5 presenti.
Tutti d'accordo (tolte le sfumature inevitabili) sul giudizio finale del film. All'unanimità: "Ha smarronato! Ha concluso alla Baarìa! Emir sei come Tornatore!".
Allora: il film è un bel film. E' girato bene. L'atmosfera balcano-gitanica è resa sì da poterla respirare; quindi nell'aria alcol, musica e miseria. Credo che il film si sia perfezionato (nel senso autentico della parola) nel successivo "Gatto Nero, Gatto Bianco", nel quale il regista bosniaco non sente più il dovere di mostrare al mondo con chi hanno scherzato i potenti della terra, con quali vite si è giocato a risiko nella penisola balcanica. Le prime due ore di film sono piacevoli per ritmo e per colori, con quella terra che sembra ferma lì, affrescata coi colori del "Quarto Stato", ci chiama, ci invita a danzare, ad abbracciare, probabilmente unici modi per fuggire, senza lasciare la propria Terra. L'euforica confusione che c'è sulla scena purtroppo ha infiltrazioni anche nel canovaccio.

Salvatore Giuliano

Appuntamento XI:
Buongiorno Cine'.
Ieri sera ci sono state svariate sorprese. Una tra tutte è stata l'arrivo di Albert Monzamb che timbra il cartellino a un Cinerofum adatto solo allo zoccolo duro. E' stata come una trasferta a Cagliari per i tifosi di Pizzo Calabro. Ciancio alle bande. "Salvatore Giuliano".  Anno di uscita 1962, ambientazione del film 1950. Giuliano è stato il capo di un gruppo di separatisti siciliani. Sul film c'è poco da dire, nel senso che la miglior cosa è guardarlo con la massima  attenzione; infatti consiglio, a chi non l'ha visto, di guardarlo immediatamente, anche durante queste ore ne vale davvero la pena. Le analogie con la nostra epoca sono molteplici.

Extra: Ecce bombo

Ciao entusiasti,
mi accingo a spendere due righe su di un film che ho visto ieri sera insieme alla Ele, dopo essere tornato dal cinema ("Luomo che fissa le capre" di Grant Heslov: non vale la pena, forse su un divano). Lo vidi già, ma i ricordi sono la Val Padana di questi giorni.
Ecco: "Ecce Bombo" di Nanni Moretti, 1978. Prepongo che non nutro una simpatia degna di nota per il regista della Val Pusteria, del quale soffro un po' la spocchia e lo snobbismo che filtrano dalle sue comparse in TV o nelle convention politiche; ma evidentemente dovrei rifarmi più sulla base delle sue realizzazioni cinematografiche...