Accattone

Cine-incontro XVII:
Non si può aspettare oltre. Il successo del film è troppo grande ed è quindi Necessario scrivere l’immancabile recensione. Quando parlo di successo del film, mi riferisco a quello ottenuto in sala Uander e non quello, tra l’altro mancato, avuto dal film alla sua uscita. "Accattone" è il primo film diretto da Pier Paolo Pasolini (complimenti per la partenza). Leggendo alcune informazioni nella rete ho scoperto un bellissimo aneddoto. Uscì in Italia nel 1961 e nello stesso anno fu presentato alla 26ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia; qui la proiezione fu interrotta per circa un’ora, a causa dell’intervento di due giovani neofascisti che si esibirono in un lancio di finocchi e inchiostro nero verso lo schermo cinematografico. Oltre a questo vomitevole gesto, il film ha subito anche la falce della censura. Il capolavoro fu ritirato da tutte le sale italiane.  A tutto questo si aggiunse la beffa: nel 1962 il film fu presentato al Festival Internazionale del Cinema di Karlovy Vary (Repubblica Ceca), qui vinse il primo premio per la regia. Italiani, gente per bene.

Extra: Racconti dell'età dell'oro

Racconti dell'età dell'oro, di Cristian Mungiu (2009).
Venerdì sera, non ho ceduto al tentativo di "depravazione" del Tigre e me ne sono stato buono buono a guardarmi questo film rumeno dello stesso regista di "Quattro mesi, 3 settimane, 2 giorni" (visto che me ne ha parlato in coffee break). In realtà, spulciando qui e là, mi sa che si deve parlare di una sua supervisione su 4 cortometraggi di altrettanti suoi giovani connazionali: Uricaru, Hoffer, Marculescu e Popescu. Il film è ben fatto e ben impacchettato, risultando divertente e stimolante. Nel senso che di cose sotterranee (sono leggende "metropolitane" appunto) il film ne racconta, all'orecchio che le sa recepire. Sottoforma di quattro storie dell'epoca del ditattore rumeno Ceauşescu (nato il mio stesso giorno, diverso anno...), i film ci mostra controsensi e logiche morbose che fioriscono sotto un potere che fa della facciata, dell'apparenza il proprio cemento.

Extra: La strada

tutta per me
la giostra di Zampanò tace
e gira con gli occhi di brace
il cavallo di Troia
che alla zingara piace

Così canta Capossela…
domenica pomeriggio la trascorro in compagnia di Zampanò, della sua giostra e di Gelsomina  interpretata con una  toccante dolcezza da Giulietta Masina, un vero clown che solo attraverso la mimica facciale riesce a comunicarci anche le sfumature più sottili degli stati d’animo del personaggio; un’ottima interprete di un cinema fatto di sguardi, di sorrisi, di bronci e di poche poche parole. Una donna fragile, un po’ tonta e un po’ folle ma di una tenerezza commovente.

Roma città aperta

Appuntamento XVI:
Tante cose da dire, scegliere e raccontare. "Roma città aperta", del 1945, è un storia di persone ritagliata dalla realtà dell'occupazione nazi-fascista in Italia. Primo vero simbolo, e forse il più alto, dell'espressione di quella parte di cinema che poi prese il nome di neorealismo. Il nostro Rossellini, dipingendoci una Roma che resiste, ci porta sullo schermo immagini "vere", sentimenti, emozioni strazianti, speranza. Tutto con grande maestria, come se fosse l'uomo che abita nel palazzo di fronte. Il susseguirsi di eventi, location, personaggi, promuove una dinamicità della storia che viene supportata da una fotografia che inquadra sempre uno scorcio di "paese". Si passa da un indimenticabile Aldo Fabrizi ad una Anna Magnani che si sacrifica entrando di fatto nella storia del cinema.

Extra: L'uomo nero

Al sabato, di tardo pomeriggio direttamente al Cinema (prima fila, laterale destra) abbiamo, io e la mia metà, assaggiato e gustato sino in fondo l’ultimo film di Sergio Rubini. L’uomo nero. Il regista ormai ha trovato il suo stile, molto legato alle sue origini e alla sua terra, in analogia con la mia in cui processioni, illuminazioni e bande non mancano mai. Credo di poter affermare con certezza (o quasi) che questo fosse il migliore tra i film offerti ieri sera al cinema Apollo di Milano. Resta il fatto che riuscire a vedere un film al cinema è diventato un'impresa, infatti ormai non conto nemmeno più le volte in cui ho dovuto fare i quarti d’ora di fila con l’occhio teso verso il numero di posti liberi. Mi verrebbe da dire: “Ma cos’è questa crisi paraparapa, ma cos’è questa criiiiisi!” (Elio).

Cine-Riflessioni XV:
Ciao a tutti,
mi appresto a scrivere poche righe su di un film che ne ha già generate migliaia e migliaia. E soprattutto poiché voglio rivederlo più riposato e, perché no, tra qualche anno con più cinema sulle spalle. Perché questo è un film "da pesare", da osservare. "8 e mezzo" di Federico Fellini, 1963. La storia che sta dietro il film già di per sé è da studiare. Il fatto che poi diventi anche la storia narrata nel film...beh, un applauso a chi ha portato in questa maniera il nome "Italia" in giro per le sale cinematografiche. Bianco nero da urlo (le pubblicità passate della Martini ringraziano), svolgimento che avvolge, materia per la mente, per il cuore e per l'inconscio. Qui non c'è solo il cruccio di un regista che cerca di FARE un film, ma c'è anche quello che ha dentro, ciò che prova ora, frutto di ciò che ricorda. C'è il set e c'è la propria esistenza che, volente-nolente, esonda sulla pellicola.

Extra: Carne tremula

Che situazione… Almodovar regala l’ennesima dimostrazione, ci sa fare. Si muove alla perfezione in quel mondo suo, e forse pure di qualcun altro. In breve: il film racconta la storia di una ragazzo (figlio di puttanta nel senso di madre zoccola) che viene alla luce su un autobus a Madrid ottenendo così un bonus che gli consente di usufruire del servizio pubblico AGGRATISSEE, vita natural durante. Vent’anni dopo la scena si apre sul protagonista in motorino, modo di essere del regista.

Extra: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Il tre mattina io mi devo riposare in vista del rientro e degli sforzi dei primissimi dell’anno. Alle 9 mi guardo un Elio Petri, anzi, proprio quello famoso quanto il jingle di Ennio Morricone ad esso legato, quello uscito un anno prima di quella "Classe operaia..." (che il 'Rofum consiglia fino alla noia). Qui il tema è il potere esecutivo, il braccio armato dello Stato. Il quale si pone la missione di “reprimere!” al di sopra di tutto e tutti, in maniera sconnessa da ogni considerazione sociale (“Ad altri il compito di educare!”).

Extra: La decima vittima

Che arte strana! Un Petri tira l’altro e cosa capita sullo schermo alle 11, dopo l’”Indagine…”? Il film che non ti aspetti, con Marcello Mastroianni e Ursula Andress (doppio fischio per la bionda sirenona che si diresse verso Bond!). All’inizio il film lascia un po’ sbigottiti, incerti sul filo del “Ma, ha senso?”. Si percepisce un messaggio subliminale, ma si ha il terrore che venga espresso mediante sbrodolata fantascientifica, peraltro all’italiana.
Grande Petri: antipasti di fotografia che ci servirà come “main course” nelle sue opere successive...

Extra: Pineapple Express

Ciao Cinerofum! Ahhh che inizio di anno, aahhh che bella la nostra passione!
Siamo lì che cerchiamo di superare le difficoltà intrinseche del 1 dell’anno…spunta Diegone e via: belinata dell’anno: “Estate ai Caraibi”, film inguardabile, come prevedibile, se non per qualche contenuto “extra”; per fortuna a metà si blocca: olè il 2010 tifa cinema. E quindi ci si spara un film mai sentito, ma che sa di quelli che Hollywood sforna sempre più volentieri…tipo “American Pie” oppure “Tutti marci al college”. Insomma il mio viso parte già in modalità broncio.

Extra: Caro diario

Come già scritto, sono sempre stato scettico verso Moretti da Brunico. Quindi questo è uno dei miei storici tasselli mancanti. E vai che il 2010 parte bene con la “Missione Zucchetti”! Anche questo buco è tappato: "Caro diario" (1993).
Non mi aspettavo fosse un “Ecce Bombo” dei ‘90. Preciso che ce ne sono di differenze, ma il tratto è quello. In 3 parti (“La Vespa”, “Le Isole”, “I Medici”), Nanni Moretti critica 1) Urbanizzazione 2) 1 con aggiunta di consumismo e superficialità ad esso legata 3) Categoria dei medici (quelli da “ricetta” diciamo).

Extra: Il settimo sigillo

Film che non ha bisogno di presentazioni, uno dei più citati della storia del cinema, coetaneo del “Posto delle fragole”, di cui abbiamo già detto. Come altri lavori del maestro svedese, film molto teatrale (proprio per il teatro, due anni prima, il regista tirò giù  il canovaccio). Rinuncio, come spesso, alla trama, per soffermarmi su solennità e colori di questa pellicola. Il bianco e nero del film va a braccetto con quello di una scacchiera: oggetto culto di questa pellicola che rappresenta una non logica che oscilla tra matematica e puro caso/gioco. Nulla è calcolo nella nostra esistenza.

Extra: Il volto

Ciao ragazzi, era da un po’ che questo “Il volto” mi  guardava…e allora ho deciso di contraccambiare. E’ un film di un’ora e mezza in cui Bergman, fedele al suo stile, ci vuol raccontare, con una storiella di girovaghi (uhm…mi ricorda qualcos’altro), l’eterna lotta tra razionale ed irrazionale, tra finzione e realtà, tra scienza e…metodi alternativi (magia, magnetismo, animismo, mesmerismo, fate vobis), tra uomo e divino. Tutti temi già presenti nel ben più famoso “Il Settimo sigillo”,