Extra: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Il tre mattina io mi devo riposare in vista del rientro e degli sforzi dei primissimi dell’anno. Alle 9 mi guardo un Elio Petri, anzi, proprio quello famoso quanto il jingle di Ennio Morricone ad esso legato, quello uscito un anno prima di quella "Classe operaia..." (che il 'Rofum consiglia fino alla noia). Qui il tema è il potere esecutivo, il braccio armato dello Stato. Il quale si pone la missione di “reprimere!” al di sopra di tutto e tutti, in maniera sconnessa da ogni considerazione sociale (“Ad altri il compito di educare!”).
Trama intricata  che il regista romano riesce a snocciolare con l’ausilio della sua arte. Ogni inquadratura con Petri si percepisce pesata, pensata. Cartoline che a molti riescono come goffi tentativi amatoriali, lui ce le vende impacchettate splendidamente e…FUNZIONALMENTE. Tanto più le sue inquadrature sono quadri artistici tanto più si capisce che il regista ha ben chiaro in testa il messaggio che vuole darci. Poi sta a noi, ovvio, interpretare e condire con nostra riflessioni (: CINEMA).
Mille gli spunti da questo film sempre attuale (se avete un po’ di tempo per leggere un libretto, consiglio “Il giudice ed il suo boia” dello svizzero Dürrenmatt, calza sul tema giustizia). Il poliziotto croccante fuori e “morbidissimo” dentro che solo come obiettivo di facciata ha quello di evidenziare l’incapacità dei propri colleghi, ma che in realtà attacca per difendersi (inconsciamente), sembra fatto apposta per Gian Maria Volonté; la conclusione con i vertici del commissariato che, in nome del mantenimento dell’ordine costituito ad ogni costo, sopra ogni cosa, decidono di reagire al disastro con la solita strategia: silenziatori, inabissamento dei fatti, spazzolata sotto il tappeto, per far sì che la poltrona non si sposti.
Ma soprattutto: “Who watches the watchman?”; il popolo in balia di picchiatori che non saprebbero gestire nemmeno tre case in Vicolo Stretto, figuriamoci l’ordine pubblico.
Spiace quasi che, alla fine della fiera, il dirigente di polizia non vada fino in fondo per il sentiero del “Vi dimostro che non c’è giustizia con la “G” maiuscola, ma sopra la lettera tra apici c’è il sospetto e l’insospettabilità”, ma che s’imbatta nelle località “Autodenuncia” ed “Espiazione”. Ma tanto, finalmente, arriva il goal decisivo al 95’…
Franz Kafka di testa.
(Depa)

1 commento:

  1. E' un film superlativo. Qualche anno fa costrinsi mio fratello a vederlo. Mi ricordo che alla fine mi ringraziò parecchio. Il colpo di testa finale fa aprire gli occhio su un grande mare marcio.

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