Gli abbracci spezzati

Recensione XXI:
Cinerofum in trasferta: esonda dalle sale Uander, Sbargioff, Spumador e Blauzer, per accomodarsi nello Spazio Oberdan di Porta Venezia. Ed il motivo è accogliere ufficialmente il regista contemporaneo spagnolo Pedro Almodovar nel nostro club; già presentato informalmente coi due extra "Carne tremula" ed "Il fiore del mio segreto". Il film di ieri sera è stato "Gli abbracci spezzati" (2009); diciamo subito che ai quattro presenti (io, Ele, Tigre ed Albert Aporty) il film è piaciuto; e non è stato solo il sapore di una sala cinematografica "reale" che ha segnato positivamente le espressioni di tutti (se poi ci aggiungi un miniposter con il volto di Jean-Pierre Léaud in sala proiezione...CIAO).

Extra: "Vitelli senza campanaccio"

Tre i fortunati (Io, Ele, tigre) che, mercoledì scorso, hanno avuto la possibilità di guardare al  cinema un altro straordinario film di Federico Fellini: "I Vitelloni", 1953.
Da vedere, di corsa, veloce, veloce, perché sembra proprio che dal mare stia arrivando una tempesta di quelle serie; è ventosissima la Rimini (in realtà le spiagge sono di  Ostia) che ci consegna il regista, si respira di "Sapore di sale", di ombrelloni e  sdraio riportati dentro le cabine, di salsedine, di cielo grigio e sabbia butterata  dalla pioggia. Sarebbe ora di rimettersi un po' in ordine, di mettere i vestiti seri  ed affrontare il centro città; ma qualcuno rimane...non se ne vuole proprio andare.

Sciuscià

Visione XX:
Auguri Cinerofum! La sala Uander è in subbuglio, si stappano le bottiglie (una da 18 mila lire!), la torta salata della Matilde di Monzambano, bignè alla crema della pasticceria di sotto!...e per festeggiare il 20° incontro ufficiale, un maestro della regia: Vittorio De Sica, con "Sciuscià", 1946.
A poche settimane da "Accattone" e "Roma città aperta", ecco un'altra medaglia al petto per il cinema italiano. Neorealismo che sfonda le frontiere nazionali.
E sullo schermo ancora bambini, con le loro speranze, i loro sogni e via, via, le loro disillusioni. I punti in comune con "I 400 colpi" di Truffaut non sono pochi: nella tematica (infanzia-adolescenza, fasi della vita in cui lo scudo è ancora di marzapane) e nella modalità di narrazione (sguardo sul mondo di ragazzini che non navigano nell'oro  e che finiranno in un collegio/carcere minorile). Che i grandi registi vedano nell'espressività dei bambini una verità non ancora contaminata? O che sia un loro vezzo per dimostrare che sanno tirar fuori, da attori non ancora well-formed, prestazioni degne di un De Niro cinquantenne? Forse più la prima; probabile che ciascuno sia mosso da motivazioni differenti (si potrebbe approfondire).

Extra: Il fiore del mio segreto

Ieri sera film in sala Uander, io ed Elena. Il secondo film di Pedro Almodovar tra gli extra-cinerofum."Il fiore del mio segreto", 1995. Uscito due anni prima di "Carne tremula", questo film mi è sembrato migliore. E' un gradino sopra per quanto riguarda sceneggiatura, dialoghi e recitazione. La fotografia è sempre quella, colorata e marcata (le inquadrature sembrano quadri di Aldo Gentilini), così come il taglio dato al film, a metà tra drammatica rassegnazione e cinica ironia.

Extra: scampagnata con Renoir e...il Tigre :(

Venerdì scorso, io ed Il Tigre, abbiamo deciso di andare a conoscere Jean Renoir. Appuntamento all'Oberdan di Porta Venezia ma...chi c'è al suo posto? Sgarbi e la sorella...Non ci crederete mai, ne è valsa la pena. Mi spiego: si può anche sorbire un'ora di vanità e autocompiacenza del critico d'arte se poi le immagini in bianco e nero del 1936 ci regalano un capolavoro di realismo poetico dell'arte cinematografica. "Partie de campagne", in italiano "La scampagnata", è una carezza indimenticabile;

Extra: "Bella lì, Luis!"

Giovedì, dopo la solita partita a calcetto, è il momento dell'extra cinerofum (Ele resisti, ti prego!):  "Bella Di Giorno" di Luis Buñuel, 1967. Leone D'Oro al Festival di Venezia. Che pazzo che è il regista  spagnolo, lo avevamo già capito con gli altri suoi film, ma ogni volta ci sorprende. Una  storia "acrobbatica" direbbe il Tigre: una tipa di legno (Catherine Deneuve tanto sorniona e viziata,  quanto fredda come un killer) sente, improvvisamente, il bisogno di "fare la vita" nell'orario più consono  allo shopping. Ecco: se dovessi trovare una critica da muovere al film...è quella che io chiamo "morbo di  Shining"...

Extra:...ed una Moretti Rossa

Mercoledì scorso, 10 Febbraio 2010, dopo centochiodi piantati proprio lì, decido di fare una cosa che anni fa non avrei mai immaginato: mi guardo un secondo film italiano. E proseguo il filone morettiano: "Palombella Rossa", 1989.
Mi è piaciuto. Inizia a starmi più simpatico il regista di Brunico...in certi momenti mi ritrovo nella sua insofferenza verso l'altro, verso chi cerca un confronto con me, ma da cui sento di non trarre nulla, solo sterili luoghi comuni. E, checché se ne dica, di comune questo film ha poco; ed altresì bisogna ammettere che i film di Nanni Moretti hanno un carattere peculiare. L'idea del film che gira attorno ad una partita di pallanuoto è, già di per sé, più che originale.

Extra: un Po di Olmi

Mercoledì scorso, in sala Uander con la Elena, ho visto un altro film di Ermanno Olmi, del 2007: Centochiodi. Il film parte con una pellicola dai colori di sit-com e un titolo che ci comunica il protagonista: Raz Degan...brrr, mi percorre un brivido, ma...dovrò ricredermi, non si comporta male il modello israeliano. Le magagne, semmai, gli vengono messe in bocca da dialoghi a volte un po' banalotti e da sentenze abbastanza tronfie. Ma lui, secondo me, il suo lo fa.
Il regista della "Bassa" ci consegna un film che proclama la sua idea di vita pura, fatta di affetti sinceri, lealtà e rifiuto di una modernità che, invece di esaltare i valori positivi del vivere assieme, insegna a ignorare l'altro, ad accumulare per superare chi ti sta affianco, in ricchezza e potere.

Extra: La dolce vita

"Preceduto da un gran rumore di scandalo, da echi di polemiche, proteste, patemi ed osànna,  era giunto in paese un film sensazionale. Il parroco di San Firmino aveva scagliato i suoi fulmini contro i figli sentenzioso, ed ammonito il fedeli a boicottarlo, ma con scarso risultato. - Ci sono orge degne di Tiberio, si scambiamo le mogli, streeptease…. Amuninne picciotti. - Non si  era mai visto niente di simile. Anche le sedie del bar centrale stipate dentro la sale risultavano insufficienti a far fronte all’afflusso del pubblico. Erano arrivati anche dalle campagne, percorrendo decine di chilometri a dorso di cavallo  e creando problemi di promiscuità per i galantuomini da Agramonte, finché don Ciccio Matera aveva preso le redini dell’organizzazione con indubbia efficacia, debbo dire."

Vertigo - La donna che visse due volte

Cine-appuntamento XIX:
Ieri sera al Cinerofum finalmente è entrato in scena Lui: Alfred Hitchcock. Il maestro del brivido ma soprattutto dell'innovazione, della sperimentazione (e vedremo quant'altro).
I soliti irriducibili ieri sera in sala Uander: io, Ele, Tigre e Albert D'Aporty. Dopo un piatto di "Pici Cacio e Pepe" si parte nell'indecisione generale. Ma alla fine non c'è dubbio: per non rischiare di lasciarci vincere dalla stanchezza accumulata nella giornata, decidiamo "Vertigo - La donna che visse due volte"(1958).
Allora, diciamo subito che la motivazione per cui è stato scelto il film si è rivelata azzeccata sì...e no. Ma andiamo con ordine.

Extra: una Moretti Bianca

Ieri sera porto avanti il filone morettiano: "Bianca", film del 1984. E dopo una faraona da urlo e un Garda da lacrima, la sala Uander fa accomodare sul suo divano me medesimo ed Elena. L'attore protagonista è, come al solito, il regista stesso, qui nei problemi esistenziali successivi a quelli di "Ecce Bombo". Il prof. Apicella potrebbe essere il Michele del film del '78 cresciutello. Difatti forse la situazione è anche peggiorata...se si è arrivati a tanto!...Cmq il personaggio che mette in scena Nanni Moretti è sempre divertente; anche se fa riflettere, le gag sono sempre permeate di una comicità che travolge; anzi, in quest'"episodio", l'inserimento di venature giallesche rende il tutto ancora più leggero, in quanto, forse, meno credibile.

Extra: Il demonio

A metà tra film e documentario, Il Demonio è una pellicola dalle tinte forti, che non concede nulla allo spettacolo se non nel senso fotografico, con paesaggi assolati (siamo in Basilicata), ripresi con panoramiche suggestive, lunghi campi, alberi rinsecchiti che si stagliano in cielo disegnando curve stregonesche, una nuda e pura desolazione, ancor meglio della drammatica situazione della protagonista, ragazza sola e schivata da tutto il paese perché ritenuta in qualche modo compromessa col maligno. Così la vediamo aggirarsi sola senza meta tra i campi deserti, preda frequente, di vere possessioni demoniache. Perché è di questo che il film ci parla, anticipandolo debitamente nei titoli di testa: dei riti, delle superstizioni ancora oggi resistenti nei paesi più abbandonati dell’Italia meridionale.

I compagni

Incontro XVIII;
Ciao ‘rofum,
 “I compagni” di Mario Monicelli (1963). Innanzitutto grazie al Tigre (Ossy) per l’opportunità offerta in sala Sbargioff, oltre ad un ottimo piatto di salsicce (anche di fegato!) e patate servito in cucina. Il film da lui suggerito è un gran film. Il “suo” Monicelli non tradisce sicché mi sa che ci terrà compagnia spesso, in futuro. Ma colgo l’occasione della 18a serata ufficiale per ringraziare un po’ tutti i partecipanti (chi più chi meno) di questa nostra cine-iniziativa: sono ormai molti i film che mi hanno arricchito (soprattutto con le seguenti riflessioni!).

Extra: Uccellacci e uccellini

"Uccellacci e uccellini". Film del 1966 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini
Dietro questo film v'è un Pasolini disilluso, rammaricato per la morte della figura di Palmiro Togliatti, avvenuta 2 anni prima. E' un film surrealista (surrealismo non storico ma "delle favole" che "è fondamentale" ci lascia il regista stesso) che, sotto forma di favoletta, ci racconta alcune idee del regista. Tra cui l'ineluttabilità della guerra tra classi, quale istinto che porta il più potente a sopraffare ed il più debole ad opporsi a tale violenza; la sua visione della religione che vorrebbe ammantare ogni conflitto ("AMORE! AMORE!") ma che in realtà ne esaspera i lineamenti. Ed altri suoi messaggi giungono allo spettatore in forma più o meno subliminale.