L'odore della notte

Incontro XXX:
Eh sì, 'rofumisti, si fa grande la nostra inziativa, siamo giunti al 30o appuntamento, siamo grandicelli ormai. Ne è passata di pellicola nel proiettore da quel 29 Settembre 2009, da quel "Bull Scatenato" che ci spiegò quel De Niro raccontato da Scorsese (la storica recensione è rimasta solo nei padiglioni auricolari di chi ci fu)...davvero bella questa iniziativa, grazie.
"E te pareva" se il Tigre non decideva di compiere gli anni proprio in questa occasione (facci vedere la carta d'identità!), e pure la Doris, che timbra il suo secondo cartellino, si fa prendere dall'emozione e prepara due rustici da leccarsi i baffi..."OUH, eh! Ma che è? OUH!"
Zippino e Albert Monzy puntali?! No, questo è troppo, meno male che la Ele ha un po' di mal di panza, sennò chissà che party.
Dr. Caligari, a lei l'onore: "L'odore della notte", del 1998...

Extra: Il riccio (è elegante?)

Ieri sera, sotto consiglio di Doris che voleva sapere cosa ne pensassi, ho visto Il riccio. Il riccio, oltre ad essere un animale spigoloso che dalle mie parti finisce al forno, tra l’altro si narra sia buonissimo, è il primo lungometraggio di una giovane regista, Mona Achache, talmente giovane che su Wikipedia non c’è ancora una voce corrispondente a questo nome.  Il film è la trasposizione cinematografica del romanzo L’eleganza del riccio, della francese Muriel Barbery.  In effetti, Doris ha ragione, il film è molto particolare e si vede che la regista è alla sua prima rappresentazione. Non voglio in nessun modo raccontarvi la trama e neanche svelarvi i protagonisti, vi ruberei mezzo film. 

Extra: In balìa della Bàlia

È un film del 1999 diretto da Marco Bellocchio. Il regista, per chi fosse interessato, è nato a Bobbio, Bêubbi in ligure, piccolo paesino in provincia di Piacenza.
Il film è ispirato all'omonima novella di Pirandello. Sempre per chi fosse interessato, Pirandello è nato ad Agrigento nel 1867. È importante sapere da dove vengono le persone. 
Sottolineo il fatto che il film è solo ispirato alla novella, infatti si differenzia da essa in diversi punti.
Alla fine della visione il mio personale giudizio sul film è pienamente positivo. Bellocchio ha fatto un ottimo lavoro, grazie anche alle interpretazioni che Fabrizio Bentivoglio e Maya Sansa gli hanno regalato.

Extra: in vena...

Ciao appassionati di cinema, mi accingo a scrivere di un film che mi hanno menzionato due compagni di scorribande mantovani. Insieme a "Requiem for a dream" potrebbe appartenere al filone "robba" o "tossico" o come volete voi. In questi film non si mostrano famiglie in crisi, nè rincorse a carriere o a preziosi manufatti...
"Amore tossico" di Claudio Caligari, 1983.
Duro, è un film davvero secco, "rude", angosciante, sa di ferro e sangue, ha la consistenza del sangue rappreso...(il Pulp che poi arriverà).

Le Mura di Malapaga

Incontro XXVIII:
"Le mura di Malapaga", di René Clément (1949).
Ciao 'rofumiti, martedì scorso in sala Sbargioff c'era una bella combriccola: io, Tigre, Aporty, Monzy, Ele e Zippino. Antipastino con caciocavallo e salame, un po' di buon vino (Murge 14%) e via con la proiezione, tanto il ragù del Tigre è ancora a scongelare...
Massima indecisione ed io entro in gamba tesa: "Ho preso un film domenica a casa di papà!", ma in cuor mio so di rischiare; questo non è un film per tutti, questa è roba tosta, e quindi intraprendo una strategia tutta "Ouh, ragazzi, Jean Gabin, non so se mi spiego...!" e "No, dico...Isa Miranda! Mica...!", e alla lunga con qualcuno ottengo l'obbiettivo con altri, evidentemente, ho esagerato e, alla fine del film, qualcuno sarà un po' deluso dalle immagini apparse sullo schermo...

Requiem for a dream

Incontro XXVII:
Per il ventisettesimo appuntamento, film del ciclo "tempi moderni", per spezzare un po'. In sala solo  io, Elena ed Albert Aporty...Albert Monzy arriva quando, sullo schermo, il dado è gettato ormai lontano.
Il film: "Requiem for a dream", del regista americano Darren Aronofsky (2000).
Questo film mi ronzava nelle orecchie da quando uscì nelle sale...dei miei amici. Con lungimiranza e spirito critico, ormai consolidati, la grande distribuzione italiana dona alla connazionale intorpidita borghesia una devota prova di censura. Non uscì al cinema, ma si consegnò al pubblico via peer-to-peer, ricordo bene i KazAa che sfornavano bit su bit.