Extra: In balìa della Bàlia

È un film del 1999 diretto da Marco Bellocchio. Il regista, per chi fosse interessato, è nato a Bobbio, Bêubbi in ligure, piccolo paesino in provincia di Piacenza.
Il film è ispirato all'omonima novella di Pirandello. Sempre per chi fosse interessato, Pirandello è nato ad Agrigento nel 1867. È importante sapere da dove vengono le persone. 
Sottolineo il fatto che il film è solo ispirato alla novella, infatti si differenzia da essa in diversi punti.
Alla fine della visione il mio personale giudizio sul film è pienamente positivo. Bellocchio ha fatto un ottimo lavoro, grazie anche alle interpretazioni che Fabrizio Bentivoglio e Maya Sansa gli hanno regalato.
Il film non si limita a toccare solo il tema da cui trae il titolo: la balia, questa figura, ormai scomparsa con l'avvento dell'età moderna, così fondamentale e pratica per lo svezzamento di un neonato, così affascinante e materna, con queste grandi mammelle piene e rotonde che fan venire voglia di tornare poppante, ma anche altri, come l'analfabetismo, la pazzia ancora viva e concreta dei manicomi e i vizi di una borghesia che ormai non ha più niente da dire.
È una bella storia raccontata bene. Inoltre dello stesso regista, vorrei segnalare un altro film, molto più recente, Vincere. Il protagonista impersona Mussolini. Manicomi anche lì.
(Ossy)

3 commenti:

  1. Scusi direttore mi permetto di fare una rettifica. Il nome della bellissima attrice che col suo seno turgido le ha fatto venire voglia di tornare poppante, è Maya Sansa. Ancora sconosciuta a molti, io ritengo che la signorina in questione, di cui ho avuto modo di guardare la filmografia completa, sia degna insieme alla Golino e alla Ranieri (la Bellucci è già una diva affermata) di rappresentare il talento femminile nel cinema italiano contamporaneo. DONNE bellissime e capaci, dal fascino indiscutibile che riescono a non farci rimpiangere le indimenticabili dive delle pellicole in bianco e nero.

    Doris

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  2. Hai ragione. Scusatemi, anche se è un errore imperdonabile.
    Maya, chiedo scusa anche te. Potrei farmi perdonare con un invito a cena…
    Comunque Maria è un bellissimo nome. Correggo subito.
    Ciao Maya sei una grande e ci sai fare.

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  3. Che stile che c'hai Tigre...anzi, che c'avete, "Tigrotti" miei. Come ve la passate?
    Visto che poi li vedo?! Anche dopo anni, anni, anni e...anni.
    Leggervi è stupendo ed è con la stessa sincerità che vi scrivo che questo film mi ha convinto a metà.
    Per godere a pieno di questa pellicola bisogna dimenticarsi del nome di quell'agrigentino che disegnava con le parole; di sicuro aiuta. E' un bel Bellocchio, capace come al suo solito di raccontare le dinamiche contorte nei e tra gli individui, a volte ovvie, ma sempre in inarrestabili. Due donne e un uomo, poi...e ho detto tutto. Ma manca l'eleganza, in un film che la rincorre, si vede. Eleganza che non appartiene, certamente, alle sfere dei nostri istinti. Ma, insomma, tutto o quasi è più armonioso della recitazione delle due protagoniste femminili. In altre prove, personalmente, ho promosso le due belle e caparbie attrici; ma, ieri sera in sala Uander, alcune sequenze mi hanno imbarazzato (post zingari su tutte, ma quasi tutti i faccia a faccia tra le due contendenti; ma anche quella tutta maschile della confessione del giovane dottore...). La stupenda sequenza degli folli angeli neri che calano in giardino, risulta un trifoglio in un parcheggio di Milano. La musica, inoltre, è filo ben visibile su di un abito che, altrimenti, perderebbe pezzi, non potendo nulla sul brandello finale (mal raffazzonato).
    Seni da sogni lattei, innegabile, ma faccio fatica a trovare nei discorsi toccati, appunto mai sfiorati, un qualcosa che non possa scordare.
    Ma che cazzo scrivo? (Ecco lui ora scrive "cazzo" così fa quello che...e ora, anzi, peggiora la situazione con questo inciso, per convincerci che...quanta supponenza ma chi si crede, ma datti fuoco!).
    La verità e che mi mancate.

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