Extra: il Malick peggiore

Parliamo un po' di questo "capolavoro" del regista statunitense Terrence Malick, fresco vincitore dell'ultimo (il 64°) Festival di Cannes: "L'albero della vita". Il grande regista "di culto" (eh sì, da ieri sera anche per me questo tizio è un genio, poi capirete perché) si permette di strappare la Palma d'oro ai Fratelli Dardenne ("Il ragazzo con la bicicletta", quello sì, è un grande opera) con un film irritante quanto imbarazzante.

Mio zio d'America

Recensione LXXII:
Super solitario il cinerofum questa settimana! Sento odor di debacle per il nostro amato cinerofum. Ma una ventina di mesi di film di altissimo livello ed un metodo investigativo cinematografico ormai avviato possono concludersi con un "missione compiuta". Ieri sera, chissà in quale sala, ha fatto ingresso nella nostra moribonda iniziativa un grande regista francese, classe 1922, tra pochi giorni novantenne: Alain Resnais. Il film è "Mio zio d'America" del 1980.

I figli della violenza

Riunione LXXI:
Ieri sera in sala Sbargioff: Albert Aporty, Doris, Elena ed io. Luis Buñuel, nel 1950, nella fase messicana della sua produzione, girò "Los olvidados", tradotto più che liberamente in italiano con "I figli della violenza". Angosciantissima analisi sulla lotta tra poveri, il regista spagnolo imbraccia il neorealismo per narrare l'incapacità umana ad amare, l'impossibilità istintiva dell'uomo a non scagliarsi contro il vicino. E' di una forza unica questo film, in cui ragazzi di strada sono "educati" dalla violenza alla violenza, come unica forma di sopravvivenza; Buñuel, lo dice nella nota introduttiva una voce fuori campo, non vuole dare alcuna soluzione, solo mettere tutte le carte in tavola, mostrare come stanno le cose.

Serpico

Incontro LXX:
Ieri sera, in sala Uander, tributo al regista di Filadelfia, scomparso meno di un mese fa: Sidney Lumet. A vedere, concentratissimi, la sua creatura più celebre, eravamo in quattro: Depa, Lelena ed i due Albert. Sullo schermo "Serpico", 1973. Grande opera di denuncia, risulta un elegante mix tra fedele documentario e schietta narrativa. Impressi nelle retine, cappelli da sbirri del NYPD, strade del Bronx con idranti che tutto allagano,...

Extra: Bianca fumata di Moretti

Prime impressioni a caldo sull'ultimo film del regista di Brunico, Nanni Moretti: "Habemus Papam".
Più positive che negative. Moretti riesce, come spesso succede, a far sorridere e pensare. Nelle scene a cui prende parte, lo spettatore non può rimanere impassibile alla sua mimica ed al ritmo delle sue battute, incalzanti ed acute (più o meno velate)...

Extra: Sotto il Vesuvio anche ciò che non luccica è oro...

Ueila 'Rofum...buon 1° Maggio dei lavoratori a tutti, anche se in ritardo. Ieri sera in sala Uander, gran galà del cinema italiano, Vittorio De Sica scosta il sipario ed introduce sul palco quasi il meglio dell'arte recitativa nell'anno 1954. Ne "L'oro di Napoli", film strutturato in 6 brevi episodi, ci passano davanti, nell'ordine: Totò, la Loren, Vittorio De Sica, la Mangano, Eduardo De Filippo e una ragazza (Teresa De Vita?) che, curiosamente, gode di poca attenzione, anche nella grande rete (protagonista dell'episodio che più ho apprezzato...).