Extra: Alfred ne sapeva troppo

Ieri sera io ed Elena ci siamo affidati al canale Iris che, ultimamente, pare sia l'unico canale a cui viene in mente di trasmettere film (!?) che non siano "Ep. XXIV" o "Sally ti presento Mary, una pornostar". Tutt'altro, per esempio in questo periodo, di mercoledì, in prima serata un Hitchcock e, a seguire, un Kubrick; niente male! Quindi, ieri la ruota si è fermata su un filmone da "libidine coi fiocchi": "L'uomo che sapeva troppo", 1956, del maestro inglesAlfred Hitchcock

Extra: la fine che innalza

Appena usciti dalla sala Fedra in cui, io ed Elena, abbiamo visto l'ultimo lavoro di Lars von Trier: "Melancholia" è uscito quest'anno, presentato al festival di Venezia 2011. Il regista danese continua il suo percorso, macete in mano e anfibi ai piedi, verso un cinema inesplorato e, dopo aver distrutto il musical che racconta balle zuccherine, dopo aver dimostrato che il cinema può dimenticarsi dell'ambientazione ricercata inquadrando “solo” parole e sentimenti, tira la freccia ancora più lontano, azzarda di più e ci consegna un film esistenziale: follia, inquietudine, paura, natura, vita, morte.

Extra: Lars von Trier sull'Uomo

La scorsa settimana ce l'ho fatta; dopo otto anni, ricchi di chiacchierate stroncate e di reazioni incomprese e, quindi, non partecipate, solo soletto, dopo aver già provato quell'emozione che è stata "Woyzeck", decido di fare anche io la conoscenza di "Dogville", paesino creato da Lars von Trier nel 2003. Scenario scelto dal regista danese per un romanzo profondissimo nell'animale uomo, un'opera la cui intelligenza trafigge lo spettatore (che lo "vorrà"), un film la cui originalità è evidente. Mi vergogno di averci messo tanto.[...]

Extra: almeno i Talking Heads

Stasera, io ed Elena, siamo andati a vedere un altro film italiano al cinema. Paolo Sorrentino, Napoli classe 1970, mi ricorda quanto stavo bene quando ai film italiani contemporanei non mi avvicinavo nemmeno e, per questo, lo ringrazio; inoltre, senza volerlo, mi ha regalato emozioni uniche nel sentire i, da poco ma intensamente approfonditi, Talking Heads con un pezzo su cui è impossibile non lasciare andare il piedino all'oscillazione più appagante: “This must be the place”, 1977. Ah, quasi dimenticavo, quest'accozzaglia di siparietti assortiti ma non amalgamati è un film che ha lo stesso titolo e 34 anni di meno.

"Sunrise: a song of two humans"

Intima LXXX:
Non può che essere commentato subito. "Aurora: canzone di due esseri umani", film del 1927, del regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, suscita emozioni che non possono essere lasciate libere, devono essere agganciate da lettere che le tirino giù, a spiaccicarsi su carta, sia pur digitale, bit bianchi, bit neri, a tener ferme quelle "cose" che si sono succedute per tutta la durata di questo indimenticabile film.

Extra: primi passi per Stanley

Venerdì scorso, in sala Uander, si è assistito all'iniziale gattonare libero, alle prime mosse autonome nello spazio cinema del regista newyorkese Stanley Kubrick; nel 1955, posata la macchina fotografica e dimenticato il "maldestro tentativo serio" di "Paura e desiderio" (da lui fatto sparire?), realizzò "Il bacio dell'assassino", film di poco più di un'ora di pellicola, in cui sono ben visibili le prime tracce dell'inconfondibile stile asciutto, geometrico e robusto del grande regista.

Extra: gli sgummuriati di Alan Taylor

Ieri sera, in sala Uander, il cinema indipendente fa un altro passo nel nostro Cinerofum: nel 1995, l'esordiente regista inglese Alan Taylor, classe '65, dirigendo tre attori anch'essi "novelli", realizzò un film divertente e pulito, senza sbavature o macchie sulla pellicola, dal titolo "Palookaville". Se Marlon Brando sul Waterfront avesse in mente proprio la banda di sderosciati capitanata da Vincent Gallo non lo so, ma sono sicuro che avrebbe apprezzato il buon cinema sbobinato in questi 90 minuti circa.

Extra: La civiltà si fa massacro*

Qualche settimana fa, con Elena, sono andato a vedere l'ultimo lavoro del regista francese, polacco d'origine e d'adozione, Roman Polański: "Carnage" (2011). Sono entrato in sala senza timori, sapendo che il regista è di quelli di cui ci si può fidare e di quale tipo di film si trattasse, spiccatamente teatrale (tratto da "Il dio del massacro" di Y. Reza), interamente ambientato in un appartamento, tutto l'accento spostato sui meccanismi interpersonali e, lente d'ingrandimento allontanata, su quelli che intercorrono tra gruppi di persone. Il risultato è un film divertente, ben realizzato e che resta in mente soprattutto per l'ottima prova recitativa dei quattro protagonisti.

Extra: Carlito ha un cuore che non molla mai

Signore e signori...Brian De Palma. Prego, si accomodi Director...sì, facciamo tutto noi, desidera qualcosa da bere? Un sigaro? Nessun complimento, tutto quello che vuole. Noi del Cinerofum, siamo a sua completa disposizione. A chi, nel 1993, ha deciso di dirigere questa pellicola, al creatore di "Carlito's way" noi offriamo anche...anche...anche il divano! Sì, puoi dormire da noi Brian!

Extra: von Trier e il buio

Ieri sera, con la scusa di farlo a vedere a Elena, ho potuto rivedere, dopo undici anni, quel prezioso gioiello che è "Dancer in the dark", del danese Lars von Trier, datato 2000. E non c'è verso, l'oblio del tempo aveva annientato i fatti ma non le emozioni che, riesumate in sala Uander, si dimostrano accese e potenti come quelle di quattromila giorni fa, per nulla scolorite. Gran film.

Extra: La nave "Utopìa"

Sabato, tardo pomeriggio, riesco finalmente, dopo anni, a vedere un film a casa di mia mamma. E tanto basterebbe a ritenersi soddisfatti, ma in questo caso le ragioni potranno essere due; c'è anche il fatto che tra le mani m'è capitato un iraniano che dura quanto una partita (senza supplementari), quindi nessun problema per la cena con papà: "L'isola di ferro" è un film del 2005, di Mohammad Rasoulof.

Extra: Kar-wai e gli amori sfiorati

In sala Uander, ieri sera, io ed Elena abbiamo portato avanti il discorso di Shanghai, Wong Kar-wai. Nel 1994, il quarto film del regista cinese, girato tra una scena e l'altra del terzo, dà vita ad un'altra carezza fatta di colori e musiche: "Hong Kong Express". Struggente nell'inquadrare la solitudine di chi non lo era un'ora fa, dolcissimo nell'accompagnare due corpi nel loro lento avvicinarsi, un film di Kar-wai chiama a rapporto tutti i sensi, adunata generale che sola è all'altezza, quando all'ingresso si presenta lui, l'Amore.