Extra: Eterno Faust

Cinema Arlecchino, quello tra San Babila e il Duomo, una traversa di Corso Vittorio Emanuele; io ed Elena spavaldi entriamo e già l'entusiasmo scema di qualche grado quando scopriamo che più si prova ad andare in un cinema "per pochi", più ci si tiene alla larga dalle multisale, più il prezzo da pagare sarà alto, 8 euro, tié, basta cinema e pizza per noi coppiette degli anni 2000; cinema e di corsa a casa: benvenuti a Milano, la città dalle mille possibilità. "Eh ma lei non sa le spese", già, già; peccato che anche lei non sappia le spese, penso io...Torniamo a noi: spavaldi perché ormai pensiamo di poterci sparare un "Faust" di un regista russo, così, con nonchalance (come direbbe Richard Romeo).

Extra: Gaglianone, nemmeno col destino

Ieri ser...leggete l'inizio degli altri editor, questo è uguale. Di diverso c'è che 'sta volta il film è il secondo lungometraggio dell'anconetano (torinese d'adozione) Daniele Gaglianone: "Nemmeno il destino" è del 2004, ed è anche il secondo film dell'autore che ho visto, dopo quel "Ruggine" che mi deluse parecchio.

Extra: Hitch, altro amore folle

Ieri sera su Iris, che colgo l'occasione di ringraziare, super programmazione; la sala Uander accetta il dono e alle 21 tutti seduti (io ed Elena) a vedere un altro Hitchcock e in particolare, proprio dopo "Io ti salverò", un altro giallo psicologico: nel 1964, fase più che matura della sua produzione, Alfred Hitchcock confermò la modella acqua e sapone statunitense "Tippi" Hedren (che lo convinse con le sue scenate di panico de "Gli uccelli", dell'anno precedente) e chiamò l'agente segreto "007" affinché, con sguardo malizioso e parlata frizzantina, accudisse la prima; il risultato fu un "Marnie" tutto da seguire, cosparsa di quella stessa alta tensione che attanaglia una mente in costante fuga, un animo sempre rincorso da ricordi spaventosi.

Extra: Roma ricordata per sempre

Ieri sera in sala Uander, film d'autore per definizione, ideato, scritto (insieme a Zappoli) e diretto da Federico Fellini: "Roma" è un film del 1972, quello precedente all'uscita di "Amarcord", di cui rappresenta una sorta di prova generale, allenandosi a filmare i ricordi e i sogni del passato, questa volta prendendo in considerazione quelli legati alla capitale.

Extra: schiavismo di von Trier?

Ieri sera, io ed Elena abbiamo voluto portare avanti il discorso che Lars von Trier intraprese con "Dogville". "La grazia" si sposta a Sud-Est, scende giù dalle montagne ai campi di cotone, approdando, nel "2005" a "Manderlay", in Alabama. Dalle alte vette del primo capitolo, questa volta il regista danese scende ad altitudini più basse, ad argomentazioni (così basilari nella prima puntata) più terra-terra. Si entra più nel concreto, ci si sporca di più le mani, e la polvere, purtroppo, sporca anche la pellicola.

Extra: Addio Muro, goodbye sogno

Grande Oberdan; non sotanto perché il film è gratuito (eh ouh, c'è crisi) ma perché hai permesso a me e ad Elena di recuperare una altro tassello mancante che, almeno per il sottoscritto, ha causato parecchie scene mute di fronte a cerchie chiacchierine. Mercoledì scorso, in ritardo di 8 anni, siamo andati a vedere un film che d'ora in poi classificheremo come "bellissimo", anche a costo di stonare se, tra tanti maestri roboanti, ne citeremo il regista pronunciando umilmente: "Wolfgang Becker"; sì il nome mette paura, ma il nostro ha suscitato 3 o 4 righe su Wikipedia e collezionato lo stesso numero di pellicole. Beh, il suo "Goodbye Lenin!" è davvero un bel film.

M.A.S.H.

Appuntamento LXXXI:
Ieri sera il Cinerofum, travestito da classica sala Uander con addosso Elena, Paolino e me, ha ospitato amabilmente un regista che non può essere ignorato nell'ambito della nostra iniziativa. Robert Altman da Kansas City, classe 1925, deve essere argomentato con l'insieme delle sue opere, dissacrante e anticanonico. Scomparso cinque anni fa, ottantunenne, viene ricordato in questi giorni, al museo del cinema di Torino, da una mostra fotografica in cui spiccano le immagini di un film (il suo quinto) che rappresentò il biglietto da visita che, da lì in poi, avrebbe lasciato a tanti timorosi e scettici produttori: "M.A.S.H.", del 1970.

Extra: Egoyan e il serial killer più dolce

E facciamolo 'sto monumento alla sala Uander! Sempre più pronta, sempre più preparata, più all'altezza, col suo flusso continuo di film importanti, con la sua tecnologia avanzata. Con lei siamo cresciuti anche noi, un po' più consapevoli del fascino autentico della "Settima". Altro nuovo regista introdotto nella nostra: classe 1960, nato a El Cairo ma cresciuto in Canada, origini armene...Tic-tac, tic-tac: difficile così, e anche un po' sterile, d'ora in poi lo riconosceremo per il suo stile dalla poetica asciutta: Atom Egoyan; il suo ottavo lungometraggio è "Il viaggio di Felicia". Thriller senza rosso sangue, solo verde Irlanda e bianco poesia.

Extra: Hitch e la psicoanalisi, anzi no, e l'amore

Sabato di pioggia (e fango) a Genova. Nella sala Lenin di piazza Negri, Alfred Hitchcock intrattiene me ed Elena con un film che attirò la nostra attenzione per alcune suggestive sequenze intraviste al museo del Cinema di Torino. Il film è "Io ti salverò" (originale "Spellbound", incantato), del 1945, e l'"involucro di pseudo-psicanalisi" che circonda questa intrigante "storia di caccia all'uomo" posiziona questa pellicola tra le più originali del regista inglese maestro della suspence.

Extra: Risorse disumane dalla Terra Santa alla Romania

Venerdì scorso, solitario in quel di Milano, decido di trascorrrere quel lasso di tempo spesso non speso, in quanto sospeso (tra una porta d'ufficio e il portone di casa), in maniera più costruttiva, sceso a Porta Venezia mi dirigo verso l'Oberdan. dove è in programmazione un film del regista israeliano Eran Riklis, classe 1954: "Il responsabile delle risorse umane" è il suo nono film, datato 2010.

Extra: Uccidere senza esistere

Ieri sera, in sala...ok, lo sapete, io e...anche questo lo sapete, abbiamo visto un bel film noir dei Fratelli di Minneapolis, Joel ed Ethan Coen. L'anno è il 2001 e questa loro nona opera s'intitola "L'uomo che non c'era". Se il film di Hitchcock, visto qualche giorno fa, fu un metronomo, quello di ieri sera è stato una squadra. Il bianco e nero che diventa mostra fotografica in cui volti si mescolano a rette perpendicolari regala due ore d'incanto.