Extra: Egoyan e il serial killer più dolce

E facciamolo 'sto monumento alla sala Uander! Sempre più pronta, sempre più preparata, più all'altezza, col suo flusso continuo di film importanti, con la sua tecnologia avanzata. Con lei siamo cresciuti anche noi, un po' più consapevoli del fascino autentico della "Settima". Altro nuovo regista introdotto nella nostra: classe 1960, nato a El Cairo ma cresciuto in Canada, origini armene...Tic-tac, tic-tac: difficile così, e anche un po' sterile, d'ora in poi lo riconosceremo per il suo stile dalla poetica asciutta: Atom Egoyan; il suo ottavo lungometraggio è "Il viaggio di Felicia". Thriller senza rosso sangue, solo verde Irlanda e bianco poesia.
La sensazione che si ha guardando questo film è che il regista abbia attaccato la m.d.p. a una cornacchia appollaiata in un punto da cui, girando un poco il crapin', riuscirà a darci la visuale più delicata sugli eventi; anticiperà la svolta dell'auto che comparirà, seguirà la ragazza sotto il ponte, senza perderla di vista. Un bel vedere, per il sottoscritto. Poi c'è la sceneggiatura, ricca di ingredienti che verranno amalgamati come solo la chef Gala ci sa mostrare dal suo 15 pollici in bianco e nero. Il delitto può nascere da un trauma che non ha le sembianze dello stupro, nè della percossa, può nascere dall'incomunicabilità. Quest'ultima può schivare abbracci e sorrisoni e rimanere lì, pronta a dare i suoi frutti. Non ricordavo di averlo già visto, forse anni fa, e le sue immagini sono rimaste intatte in me; niente di speciale, se non fosse che spesso dopo poco tempo non ricordo più una fava (confesso, lascio qui le mie anche per questo).
Non ho capito bene perché "Laura, Luisa e Morando" trovino "inadeguati passaggi narrativi" quelli che io, più umilmente, reputo excursus cinematografici tra fiori d'arancio, ma mi rimetto a lor maestà, e a studiare altri lavori di questo regista.
(depa)

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