Sulla crisi non si ride!

Ci prova Carlo Verdone a tenere viva la commedia italiana, ma le risate dove sono finite?
Le emozioni (seppur a dire il vero, blande) ci sono e quelle sceneggiature da barzellettieri, di cui scrivevo nella recensione di "Amici miei Come tutto ebbe inizio", sono lontane chilometri da questo "Posti in piedi in paradiso" del 2012, ultimo film girato dal regista, attore e sceneggiatore romano, ma questo a discapito della comicità.

In viaggio con una famiglia decisamente originale

Anche in questi giorni di feste continua il mio periodo di fuoco al lavoro e così mi devo rifugiare nelle mie passioni (in questo caso, il cinema) per provare a non pensarci e a rilassarmi dopo una giornata di duro lavoro domenicale che mi ha lasciato zero energie nel fisico e nella mente. Ma capiamoci: non mi lamento. Anzi, in questo periodo di feste e bagordeggiamenti un po' per tutti, prima di buttarmi nell'analisi di quest'ottimo "Little Miss Sunshine" (2006), mi sembra giusto rivolgere un pensiero a quelle persone, sparse per il mondo, che motivi "per lamentarsi" ne hanno veramente. Penso al polpolo siriano, a quello palestinese, alla gente e ai bambini del Sudan, ma anche a chi “semplicemente” è rimasto senza lavoro e vorrebbe tanto avere i miei “problemi”.
Questa pellicola mostra un purpurrì di valori e disvalori di una famiglia e della società e la speranza che nuovi, giusti valori prendano il sopravvento e che certe tragiche situazioni cessino sono due speranze assolutamente una consequenziale dell'altra.

Intrigante e sorprendente Wilder

Sala Ninna. L’ora era tarda, ma la voglia di guardare “Testimone d’accusa” (1957) di Billy Wilder era incontenibile. Erano settimane infatti che aspettavo il momento giusto (più che altro l’ora giusta) e non arrivava mai, così, ieri sera, ho schiacciato il tasto play sperando di non addormentarmi. Impossibile succedesse: sulla scritta “the end” mi sono accorto che stavo sorridendo, più che per la battuta finale, comunque stilosissima, per la soddisfazione che mi aveva dato la visione di tutta questa bellissima pellicola.

La fantasia di Ridley che si vede

Tre settimane fa, in volo verso Delhi, mi sono accontentato del piccolo schermo aggrappato al sedile davanti a me, pur di passare due ore in compagnia di un film e, già che c'ero, di dare corpo alle locandine che, negli ultimi mesi, hanno proclamato, con ombra e mistero, l'ultimo lavoro dell'inglese Ridley Scott: "Prometheus".

Quando c'è notte nel cinema italiano

Tra Dubai e Malpensa, cinque ore e mezza sono tante. Il libro sta per finire e allora, dai, guardiamo quei due film italiani proposti dall'ampia selezione in lingua originale. Il primo è l'ultimo film della regista romana, classe 1956, Cristina Comencini (pelle d'oca e vergogna): "Quando la notte" (2012). Ricordo ancora, in TV, la reazione stizzita della regista alle polemiche (alle risate) seguite alla prima del film al Festival di Venezia. Ma...quindi? Fammi capire Cristina: volevi lo scroscio di applausi? Beh, beccati 'sto sciacquone.

"Il nostro giorno verrà!"

Dopo aver "smontato" Ken Loach per il suo ultimo film "La parte degli angeli", mi sono sentito in dovere di riguardare e recensire “Terra e libertà” per riabilitarle il regista ai miei occhi e nelle menti di chi sta leggendo queste recensioni. Questa pellicola del 1995 è un inno alla rivoluzione e a delle ideologie, per quello che è il mio pensiero, supreme. Ispirato a "Omaggio alla Catalogna" di George Orwell, fu vincitore di vari premi trai quali spiccano il Premio "Fipresci" Premio della giuria ecumenica del Festival di Cannes e l’European Film Award come miglior film.

Sì grazie, un whisky per smaltire la delusione!

Ieri sera cinemata relax in buona compagnia, a base di cereali,  torba e lievito. All' Ariston, in pieno centro storico di Genova, danno "La parte degli angeli", un film diretto da Ken Loach, selezionato per partecipare in concorso al Festival di Cannes 2012, dove ha vinto il Premio della Giuria, oltre che essere il modo in cui viene chiamata quella parte di whisky "che evapora, sparisce nelle botti durante l'invecchiamento e mai più ritorna".

Giocare alla vita come se fosse antani atto III

Come ho scritto nell'introduzione della recensione dell'atto II, ho deciso, pure per mio piacere persolnale, di recensire tutti e tre gli atti di "Amici miei" ed eccomi così, dopo averlo rivisionato, a descrivere e commentare anche il terzo ed ultimo.
In "Amici miei atto III" (1985) la squadra di attori, autori, sceneggiatori, compositori, e così via è invecchiata, ma è sempre la stessa dei primi due e quindi ampiamente collaudata, tanto che, anche col cambio d'allenatore (il regista Nanni Loy al posto di Monicelli), il gioco magari è un po' meno spettacolare, ma sempre vincente.

Oggi non si gioca più...

Per curiosità ho guardato "Amici miei Come tutto ebbe inizio" (2011) e, come immaginavo, mi sono preso una supercazzola gigantesca e manco faceva ridere, tanto che ho deciso di recensire il film per "completezza d'informazione", ma di non pubblicare la locandina perchè non meritevole di comparire sul nostro caro Cinerofum, abituato ad accogliere pellicole di ben altro livello.
Gli autori sono praticamente gli stessi dei tre atti ed infatti l'unica cosa che c'è, ma che rimane assolutamente tale, è l'idea:

Giocare alla vita come se fosse antani atto II

Qualche mese fa ero a Lugnano, in ottima compagnia, a godere dei tre atti di "Amici miei", in una bella maratone cinematografica tenutasi nel "c.s.o. Villa". Tornato in quel di Genova, decisi di recensire il I atto perchè, come scrissi allora, ritengo abbia "quel qualcosina in più", ma dopo essermi (ri)goduto "Amici miei atto II" (1982) ho deciso che vale comunque la pena di recensirli tutti, anche, sinceramente, per puro piacere personale.

La satira di Kubrick è la… fine del mondo!

Dopo aver visto e recensito un po’ di gradevoli filmetti  per curiosità, per proseguire un discorso intrapreso o per puro caso, ho sentito il bisogno di una serata a base di “settima” di sicuro e alto livello e così ho scelto di rivedere “Il Dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba”, film in bianco e nero del 1964, prodotto e diretto da Stanley Kubrick.
Una pellicola satirica o una “commedia nera”, che dir si voglia, che fu pluripremiata per la sua genialità e la sua perfezione.

C'era una volta il cinema...

Il quinto appuntamento con la filmografia di Massimo Toisi è stato piacevole e interessante.
Ettore Scola scrisse e diresse "Splendor" (1989), un film che ha come protagonisti un grandissimo attore italiano, allora quasi settantenne, come Marcello Mastroianni e forse il più grande attore emergente italiano di allora, Massimo Troisi. Una coppia perfetta per interpretare questa pellicola che vuole esprimere un sentimento di nostalgia per i film del passato e per una stagione cinematografica ormai conclusasi.

Insoddisfazione e rabbia negli stadi

Mentre Genova sta incrociando le dita a causa di un'incessante e forte pioggia che scende da ormai più di 48 ore, io mi guardo bene dall' uscire dalla sala Ninna e lascio che il suono della pioggia che batte sul pavè di Via della Maddalena mi rilassi. Ma un pizzico di "brio" per evitare il collasso in una di queste prime serate infrasettimanali di vero inverno è necessario e, ancora una volta, a giungermi in soccorso c'è l'amico cinema. Decido di vedere un film che da un po' mi ronza in testa e che ha un titolo che promette azione a manetta: "Green Street", noto in Italia come "Hooligans", è un film del 2005 diretto da Lexi Alexander che narra le vicende e soprattutto le scazzottate della Firm del West Ham United.

"La vita da svegli è un sogno sotto controllo"

Ieri sera, in sala Ninna, ho visto un film molto particolare. "Waking life" (Risvegliare la vita) è un trattato di filosofia su pellicola. Un lungometraggio d’animazione realizzato negli Stati Uniti da indipendenti, scritto e diretto da Richard Linklater nel 2001, attraverso il quale lo spettatore, munito di una dose sufficiente di curiosità e voglia di capire, può provare a riflettere e a dare qualche parziale spiegazione e soluzione a quei problemi esistenziali e sociali che l'essere umano, come individuo e come società, vive in questo terzo millennio.

"La mafia è una montagna di merda!"

Qualche sera fà ho riguardato un film che ai tempi mi colpì moltissimo per i suoi contenuti e per come venivano proposti dal regista e sceneggiatore Marco Tullio Giordano. "I cento passi" uscì nelle sale nel 2000 ed io lo vidi per la prima volta, con un gruppo di amici, quasi due anni dopo. Era appena passato il G8 da Genova lasciandoci una sensazione di impotenza e sconfitta, ma la voglia di lottare era radicata e ancora viva in ognuno di noi e con questo film biografico che narra la storia di Peppino Impastato, compagno siciliano ucciso nel 1978 dalla mafia per aver lottato per gli ideali (anti-mafia) in cui credeva, "c'eravamo andati a bagno".

Ammalarsi per mancanza d'amore e libertà

In questo quarto appuntamento in sala Ninna col cinema di Massimo Troisi, con "Le vie del signore sono finite" (1987), il regista, sceneggiatore e attore partenopeo ci mostra una faccia nuova della sua arte: più matura e più intraprendente, figlia di una nuova consapevolezza di sè sicuramente acquisita dopo l'uscita della precedente riuscitissima pellicola girata due anni prima con Roberto Benigni, "Non ci resta che piangere", già visionata e apprezzata qualche anno fà in sala Uander e recensita sul 'rofum dal Taigher.

Che "bello" il miele di Lelouch!

Questa volte vorrei parlarvi di un film che ho visto ieri sera, allo Spazio Oberdan, in solitaria. Elena scottata da "Hiroshima...", non se l'è sentita. Ed ecco qua, punita. Fa il suo ingresso al Cinerofum il regista francese Claude Lelouch: "Un uomo, una donna" vinse la Palma d'Oro (in quel periodo "Gran Premio...") del 1966, a pari merito con il nostro "Signore & signori" e, in effetti, come lo splendido di Germi, il film è un intelligente mix di ironia e sentimento.

Stupide vicine distanze

Sabato pomeriggio pre-derby. Per riempire un pomeriggio vuoto e per realizzare quel dialogo che, a volte, ha la puntina guasta, scelgo il Cinema. Avrei voluto rispondere a una delle ultime recensioni, ma all'Ariston di Vico San Matteo offrono solo "Argo" ed "Acciaio"...mi tappo il naso ed entro nella sala di sopra, quella in cui proiettano il secondo lungometraggio di Stefano Mordini, classe '68.

Amore ed orgoglio

Dopo un momento di panico dovuto al guasto dell'impianto audio della sala Ninna che poi miracolosamente ha ripreso a funzionare, è potuto partire il "viaggio" in Medio Oriente che da un po' di tempo mi ero programmato. "Una Separazione" è un film del 2011 scritto e diretto da Asghar Farhadi, ambientato e girato nel suo paese d'origine ovvero in Iran. Il film ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui l'Orso d'oro alla 61' edizione del Festival di Berlino, il Premio Golden Globe come Miglior Film Straniero e Il Premio Oscar sempre come miglior film straniero e diciamo subito che tutti questi riconoscimenti non sono per nulla casuali.

Memoria di ombra e pietra e...noia

Appena tornati dalla visione di "Hiroshima mon amour" si è ancora un po' addormentati. Il film del 1959 del regista francese Alain Resnais, supervisore della Nouvelle Vague, trasuda della letteratura di Marguerite Duras e, soprattutto, del suo "ritmo".

Le fiere e sole donne di Pietrangeli

Allo Spazio Oberdan, e dove sennò?, l'altro ieri sera, ha fatto il suo ingresso al Cinerofum il regista romano Antonio Pietrangeli (1919-1968). Regista specializzato negli affreschi femminili, con "Adua e le compagne", del 1960, ci regala uno sguardo sull'universo della prostituzione, sebbene legato a doppio filo ai suoi tempi, divertente quanto profondo.

Tra 1 giorno da leone e 100 da pecora, Troisi sceglie 50 giorni da orsacchiotto

Ieri sera sono riuscito finalmente a ritrovare un po' di tempo da dedicare alla "settima" e ho deciso di aprire ancora una volta le porte della sala Ninna alla commedia napoletana e al buonanima di Massimo Troisi. "Scusate il ritardo" (1983) è il secondo film scritto, interpretato e diretto dal comico partenopeo. Una commedia romantica nella quale spiccano ancora l'ottima capacità recitativa di Troisi e alcune sue geniali battute. Il titolo del film è un riferimento sia al troppo tempo trascorso dal film precedente, sia ai diversi tempi dell'amore e alla non sincronia dei rapporti di coppia.

Noi balliamo da soli

Caro, caro Bertolucci, unico legame ormai, assieme a Benigni, che mi tiene ancora in flebile contatto con il cinema italiano. Il rapporto si interruppe bruscamente nella primavera del 1995, durante la visione di un Tornatore d'epoca, "Una pura formalità". Ti vengo a vedere più per di nostalgia e rispetto, ma mai mi deludi. Questo tuo ultimo film "Io e te" non è un capolavoro, certo, ma con l'”Ultimo tango” credo tu abbia segnato un limite ineguagliabile, perfino a te stesso e comunque, in suo nome, ti perdonerei qualsiasi svarione.

Cronaca di un martirio annunciato

Settimana scorsa, sala Ariston, "Oltre la collina" del romeno Cristian Mungiu, due ore e mezza che scorrono senza troppe cadute. Una certa ripetitività può infatti essere una sorta di accentazione-accentuazione, unica enfasi posta al servizio di una narrazione peraltro scabra, limpida ed essenziale. Il ritmo infatti è disteso e si offre a noi stimolando molteplici spunti riflessivi.

Losey & Bogarde: New Wave!

L'altroieri ho proposto a Elena di seguirmi a vedere un film di cui non sapevo nulla. Ormai trascorso un lungo periodo da quella che lei ritenne una scottatura, smemorata o no, ha deciso di accompagnarmi. E allora tutti in sala Alda Merini, a contemplare il cinema di Joseph Losey (1909-1984), statunitense che non si piegò agli echi del maccartismo autoesiliandosi nel Regno Unito, nonché esponente della "New Wave" (grossissimo modo il contraltare britannico della più celebre e prolifica "Nouvelle Vague"). Nel 1963, "Il servo" schiantò molti cardini teorici del cinema di allora. Conclusione: la Ele è lì che prega di vedere altri film del regista o, comunque, appartenenti a quell'interessantissimo tsunami cinematografico.

Può l'amore ammazzare i morti?

L'ultima volta che scrissi di cinema risale al 2002, forse 2003 in occasione del ciclo "Legge(re) cinema di diritto e di rovescio". E di cinema in effetti molto ho letto in questi 10 anni. Ma come resistere al Cinerofum, ad una raffica incalzante di recensioni sempre più raffinate e stimolanti? Domanda retorica, impossibile eludere il richiamo dunque eccomi qua, emozionata come la prima volta, era il 1992, quando mi espressi sul Cinema puro. In sala "City" vidi una settimana fa "Amour" di Haneke e qualcosa non mi ha del tutto convinta.

No grazie, questo film mi rende nervoso

Terzo appuntamento in sala Ninna col regista, sceneggiatore e attore napoletano Massimo Troisi.  "No grazie, il caffè mi rende nervoso" (1982), diretto da Lodovico Gasparini e che ha come protagonista Lello Arena, è il secondo film nel quale Troisi compare sul grande schermo. Massimo fa solo qualche comparsata e grazie ad esse si vivono gli unici momenti piacevoli di questa pellicola decisamente mediocre.

Amore surreale secondo De Oliveira

Ieri sera in sala Uander c'era la consapevolezza di non reggere di fronte ad un film mediamente lungo e allora c'è venuto incontro, benvenuto al Cinerofum, il regista portoghese di 104 anni che, si può davvero dire, ha visto il Cinema e la sua bellezza evolversi. Forse decadere nel ridicolo, ma anche conservare una dignitosa e ironica spavalderia. "Bella sempre", del 2006 (girato all'età di 98 anni) rappresenta un'ora di elegante tributo alla Settima e a uno dei suoi massimi esponenti: Luis Buñuel.

Gli smarriti della Coppola

Una settimana fa, dopo il solito intervento satirico di Crozza, ironico quanto acuto, non me la sono sentita di conoscere le ultime imbarazzanti e allucinanti incongruenze del nostro paese e, allora, sono riuscito a convincere Elena a seguirmi nel magico mondo Cinema, dove poter riazzerare le strutture ormai degenerate là fuori. In programma il secondo film della figlia d'arte newyorkese Sofia Coppola: "Lost in translation", del 2003.

Mai silenzi così gridati

Ieri sera, al termine di una giornata dedicata al cinema di Kim Ki-Duk, ho potuto godermi un altro bel film del regista sudcoreano. "Ferro 3" è una leccornia per chi va pazzo per il cinema. Il film che nel 2004 vinse il Leone d'Argento a Venezia (premio alla regìa) è l'ennesima pellicola in versi, a volte musicali a volte stridenti, di quest'autore classe 1960 che, quasi imbarazzante, mostra inventiva e sensibilità disarmanti.

I sogni che diventano incubi

Dopo "L'arco", il film proposto nella rassegna dello Spazio Oberdan dedicata a Kim Ki-Duk è "Dream", girato nel 2008; si tratta di un'altra invenzione, particolarmente audace, del regista sudcoreano, una sorta di thriller psicologico che inizia quasi per gioco e finisce in tragedia, con un occhiolino ai film del grande Hitchcock.

Magica favola sul mare

Ieri pomeriggio un pensiero a chi non c'è più e una passeggiata verso lo Spazio Oberdan, a portare avanti il discorso intrapreso con Kim Ki-Duk. Il dodicesimo film del regista coreano è un vero e proprio gioiello. Una favola galleggiante ricca di poesia e passione. "L'arco", coi suoi sorrisi e i suoi silenzi, ha scoccato una freccia che resterà eternamente in volo...

Violenta poesia di Kim Ki-Duk

L'altroieri, uscito dall'ufficio, mi sono recato allo Spazio Oberdan per cominciare seriamente il mio viaggio nel cinema del regista sudcoreano Kim Ki-Duk che, nel 2001, realizzò un film duro quanto tenero, coraggiosamente poetico pur nella sua atroce violenza. Insomma, in "Bad Guy" è già possibile rintracciare le caratteristiche dell'intera opera dell'autore.

Ma dove cavolo è finito Kim Ki-Duk?

La settimana scorsa, nonostante il primo preoccupante freddo, il Cinerofum col bavero alzato si è incammninato verso lo Spazio Oberdan, dove c'è in programma una chiacchierata col regista sudcoreano che ha vinto l'ultimo Leone d'Oro. Con l'egocentrico "Arirang" (2011), Kim Ki-Duk ha voluto mettersi in scena, raccontando a ruota libera un suo smarrimento e ciò che gli sta attorno. Ma, a conti fatti, quanto libera?

Grandi spy movie crescono

Allo Spazio Oberdan, nelle settimane trascorse, c'è stata una rassegna dedicata al regista austriaco Fritz Lang; tra una prima parte di qualche celebre opera in programma il venerdì pomeriggio e relativa seconda parte la domenica mattina, sono stato "costretto" a sventolare bandiera bianca più volte dinanzi a veri e propri pilastri portanti del Cinema. Ciò nonostante sono riuscito, qua e là, a scovare qualcosa. Per esempio, qualche settimana fa mi sono imbattuto in "Spione" (tradotto in italiano con "L'inafferrabile"), tra gli antesignani del genere spionaggio, nonché dell'"Agente 007" più famoso, nonché del "Joker" che tutti conosciamo. Questo film del 1928 mostra qualche immaturità nell'intreccio, ma nemmeno una ruga per inventiva ed originalità nella realizzazione.

Il film cult degli anni '90

Seconda "cinemata" in sala Ninna con l'amico e compagno di 'rofum Depa. Il tempo è pessimo e non abbiamo ancora riassorbito del tutto i postumi dei bagordeggiamenti della sera precedente, e così ecco giunto il momento di ammirare assieme l'ultimo film cult della sala, che è lì che ci aspetta da un po'. "Trainspotting" è un film del 1996 diretto da Danny Boyle, tratto dall'omonimo romanzo di Irvine Welsh del 1993, presentato fuori concorso al 49° Festival di Cannes.

Buona la prima per Massimo

Continua in sala Ninna il viaggio alla scoperta di Massimo Troisi. La pellicola che ho (ri)visionato questa sera è il suo film d'esordio, "Ricomincio da tre". Scritto, diretto e interpretato dal comico napoletano, uscì nelle sale nel 1981. Una commedia decisamente piacevole, unica e particolare, come unico e particolare fu il personaggio in questione.

Bruciano, bruciano, bruciano...

La settimana scorsa, Cinerofum in trasferta, al Plinius, a pochi passi. Sempre la solita coppia, per vedere un film il cui titolo fa tremare le gambe. "On the road". Silenzio. Oppure tuono. Dipende dal momento, da chi ci sta attorno. Ma il soggetto da cui parte questo film è il testo sacro di chi, in qualunque modo, cerca una reazione, propria o degli altri, e se non la trova, si mette a camminare. Il regista di Rio de Janeiro, classe 1956, Walter Salles, assieme ai due protagonisti, Sam Riley (Leeds, 1980) e, soprattutto, Garrett John Hedlund (Roseau, USA, 1984), hanno una responsabilità enorme. Dare forma ai pensieri, ai ricordi di chi, da quando ha letto quel libro che nel 1957 diede il beat ad un ritmo inespresso, non si è più scordato di Dean Moriarty.

Amare a crepapelle

Esordio in sala Ninna del noto attore, regista e sceneggiatore napoletano Massimo Troisi. "Pensavo fosse amore... invece era un calesse" è l'ultima divertentissima commedia di questo artista della settima, uscita nelle sale nel 1991, solo tre anni prima della sua prematura scomparsa all'età di 41 anni. Una commedia romantica, leggera e spassosa.

Un film per non dimenticare

Serata di ricordi ad alta tensione in sala Ninna. Il film "Diaz" (2012) di Daniele Vicari, classe 1967, racconta in un'ora e mezza abbondante di pellicola gli antefatti e le violenze all'interno di quella scuola adibita a dormitorio per i manifestanti, e i seguenti arresti e torture nella caserma di Bolzaneto, avvenuti durante il G8 di Genova del luglio 2001, e lo spettatore, indipendentemente da quale sia il suo credo politico e l'idea che si è fatto su questi eventi, di certo non può rimanere impassibile.

"Tarantini" sudcoreani crescono?

Ieri sera il Cinerofum si è leggermente ripopolato. Albert Aporty da Faenza è ricomparso. E con una bottiglia d'ottimo Porto! Incredibile. E la Elena ha preparato una torta di "fichi, cannella nocciole e scagliette di cioccolato fondente"!? Senza senso. L'occasione è buona per vedere se il regista sudcoreano Park Chan-wook ha fatto ulteriori passi avanti dopo il suo primo capitolo della cosìddetta "Trilogia della Vendetta": un anno dopo "Mr. Vendetta", nel 2003, uscì "Old boy", ma il passo forse è stato fatto indietro...

Il grande Chaplin

Correva l'anno 1940 e Charlie Chaplin aveva 51 anni e più d'una ventina d'anni di carriera cinematografica alle spalle. I tempi erano maturi per l'opera massima di questo genio immortale e impareggiabile della settima arte. Quell'opera completa, superiore, l'"opera prima". Quello che per alcuni fu "L'infinito" di Leopardi per la letteratura, la "Nona Sinfonia" di Beethoven per la musica, "La Gioconda" di Leonardo per la pittura, per me fu "Il Grande Dittatore", scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin, per il cinema.

Elegante grido sussurrato

Ieri sera, in sala Uander, io ed Elena a portare avanti il discorso serio, pesante ma sincero, che Ingmar Bergman introdusse al Cinerofum tanto tempo fa. Nel 1972, "Sussurri e grida" confermò la caratteristica intellettuale e didascalica del suo cinema ("salottistico" esiste?), ma quanta forza e che eleganza...

L'ultimo rosso di Kieślowski

Qualche giorno fa la sala Uander ha completato il trittico che il regista che venne dalla Scuola di Lodz, Krzysztof Kieślowski, dedicò alla France che l'adottò. Il terzo e ultimo colore della bandiera francese coincide con l'ultima sua opera: "Film Rosso", del 1994, è un delicato racconto sulle nascoste mani che muovono i nostri invisibili fili.

Felicità OGM

Metà ottobre, con l'Autunno la sala Uander ritorna ad assumere il ruolo che le spetta: tutti ai nastri di partenza per una stagione invernale 2012/2013 che auspichiamo all'altezza dell'ormai affermato (!) Cinerofum. Ieri sera, sul divano più comodo, un film che non lo è. "Happiness" è una pellicola del 1998, dello statunitense Todd Solondz, e colpisce per il fastidio e l'imbarazzo che può suscitare: ottimo risultato, un "grazie" a Mino per il suggerimento.

Noir più innovativo che avvincente

Con "La fuga" (titolo originale "The dark passage"), film del 1947, fa ingresso nel nostro Cinerofum un regista statunitense, Delmer Daves (1904-1977), che non viene citato tra i "Grandissimi" ma che, almeno in questa pellicola, mostrò una certa determinazione a percorrere nuove strade stilistiche, non comodissime per l'epoca.

Con Mario non si è mai "disperati"

Poco più di un anno fa mi imbattei per puro caso in questa pellicola, semplicemente attratto dal titolo "Cari fottutissimi amici" (1994). Restai piacevolmente sorpreso quando, al passaggio dei titoli di testa, scoprii che la regia era di un certo Mario Monicelli e, alla fine della visione, ne rimasi estremamente affascinato. Mi ripromisi di rivederla e ieri sera, al secondo incontro, tra me e lei è scattato l'amore.

Un fiore per la pace

Ieri sera ho rivisto un film al quale mi sento molto legato per i contenuti e gli spunti di riflessione che offre sulla causa palestinese, e non solo. "Miral" è un film del 2010 diretto da Julian Schnabel, tratto dal romanzo autobiografico "La strada dei fiori" di Miral di Rula Jebreal, che ne ha anche scritto la sceneggiatura. Il film è stato presentato in concorso alla mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 2010.

"L'inizio dell'inizio della fine dell'inizio"

Una celebrazione che è un film. Un film che è una celebrazione. Altro che concerto. Martin Scorsese, innamorato della musica e della sua arte, nel 1978, due anni dopo il concerto-evento con cui gli strumenti musicali salutarono il mitico gruppo canadase dei "The band", rielaborò le immagini raccolte dalle sue sette cineprese e le mescolò per dar forma ad una musica, ad un rock'n'roll cinematografico: "L'ultimo valzer".

Kim Ki-Duk ha pietà di noi

W il Cinema! Lunga vita a questa forma d'arte così affascinante! E che bella sensazione quando si esce dalla sala dopo aver visto un film così...puro intrattenimento e pure riflessioni. Fresco vincitore del Leone d'Oro 2012, "Pietà", del regista sudcoreano (classe 1960) Kim ki-Duk. Un film così, francamente (Bellocchio si metta l'anima in pace) non può che vincere a mani basse in una rassegna povera di opere valide, come quella di Venezia 2012.

Un Re, un uomo

Finalmente in sala Ninna ha fatto capolino un "filmone" come non se ne vedevano da tanto tempo. Vincitore di 4 premi Oscar come miglior film, miglior regia (Tom Hoper), miglior attore protagonista (Colin Firth) e miglior sceneggiatura originale (David Seidler) nel 2010, "Il discorso del Re” è un inno all'umanità propostoci attraverso il ritratto di Re Giorgio VI, che visse nel periodo più affascinante, disumano e controverso della storia.