Extra: "Che diavolo di donna"

E avanti, un altro masso, il Partenone cinematografico pian piano vien su e, ieri sera, è stato scioccante scoprire che questa "pietra" non fu di color rosso, come ipotizzato per anni da cinemarcheologi saputelli, bensì di un nero* "brutti sentimenti", tendente al marrone "terra". "Via col vento", del 1939, del regista americano Victor Fleming (1889-1965), ma in realtà, dicunt, del produttore americano David O. Selznick, è un film che di romantico non ha nulla, che non sprizza amore né buoni sentimenti alla cristiana o in altra salsa, anzi, il palco è tutto di Rossella O'Hara, una stronza d'altri tempi.

Extra: Capra e l'utopìa Shangri-La

Qualche settimana fa, i soliti noti in sala Uander, ha fatto ingresso nella nostra iniziativa non-ufficiale un grande regista americano, italiano solo sino a 6 anni, quando dal paese natale nel Palermitano si allontanò verso l'America, bagaglio di speranze e bon. Francesco Rosario Capra, Frank per gli amici, nel 1937, convocando un altro (questi attore e inglese, però) che lasciò la propria terra con in tasca qualche penny e una manciata d'illusioni, realizzò un'avventura fantastica per raccontare al pubblico, certo non una cronaca realistica dei fatti, ma una ricostruzione del sogno che li portò a abbandonare le proprie radici. "Orizzonte perduto" è un film di Frank Capra con Ronald Colman e narra vicende fantasiose lontane dai problemi pratici della vita di tutti i giorni, ma alla partenza ogni essere parte con un'idea di felicità in testa, destinata a disgregarsi nell'atmosfera...

Extra: giù le mani da Pandora

Ieri sera, in sala Uander, è stato proiettato un filmone spettacolare di quasi 3 ore che snobbai tenacemente quando uscì nelle sale: "Avatar". Col senno di poi, mi pento della scelta che feci due anni fa, vedendo le sale invase da orde di appassionati di mondi fantastici (da me stereotipizzati in varie sotto-categorie), di voltarmi e camminare in senso opposto. Tra i vari "contro" del mio narcisismo figura anche quello di non aver visto l'ultimo film di James Cameron al cinema, magari in 3D.

Extra: Arianna è cotta!

Ieri sera, in sala Uander, Billy Wilder s'è intrufolato per scappare dal gelo che per le strade stava bloccando tutto; eravamo lì, io ed Elena, a guardare Corradino che stava facendo il solito punto sui fatti quotidiani, quando Billy ha iniziato a battere forsennatamente sulla porta della sala, gridando "No, tranquilli, 'sta volta niente ansie, stasera si ride, si scherza...al massimo un goccio di magone sul finale! E poi guardate chi v'ho portato...", allargando il braccio e facendo accomodare nientemeno che Audrey Hepburn e Gary Cooper: "Arianna" (1957).

Extra: Malick e il male

Ieri sera, in sala Uander, si è proseguito il discorso iniziato qualche mese fa col regista americano Terrence Malick. Ed eccoci dunque, io ed Elena, ad affrontare il filmone del regista di Waco sulla guerra e, più in generale, sul male che attanaglia la stirpe umana, incapace (detto esplicitamente dalla voce fuori campo "del regista") di godere delle bellezze e dei piaceri messe a disposizione dalla generossima Madre Terra: "La sottile linea rossa", del 1998, è un film di quasi tre ore che appassiona molto e dà un bel quadro d'insieme di ciò che comporta la bruttura bellica.

Extra: la Santa Agonia di Bresson

Il Cinerofum gira come una trottola tra le sale, a raccattare tutto il cinema possibile, tipo i robottini che, lasciati a gironzolare liberamente per la casa, aspireranno ogni sorta di roba; sì, sporcarsi le mani con la materia cinema ci sta, dev'essere fatto!, resteranno esclusi solo i film pulviscolo: non aspirabili, impercettibili, trascurabili, ma che, siano maledetti, di malattie ne portano a iosa, guardate le nostre sale/società. Ieri, altro film sulla fede (strettamente, checché se ne dica) cristiana: "Diario di un curato di campagna", terzo film di Robert Bresson, 1951.

Nuvole in viaggio

Incontro LXXXII:
Ieri sera appuntamento ufficiale con il regista finlandese Aki Kaurismäki: in sala Uander io, Elena, Albert Aporty & Michela; per prepaparare un'ipotetica sortita cinematografica a vedere l'ultimo lavoro del regista ("Miracolo a Le Havre"), ho deciso di proiettare un film comunemente riconosciuto come esemplificativo del cinema di Kaurismäki: "Nuvole in viaggio", del 1996, continua a far sognare un cinema diverso ad alcuni spettatori, lascia decisamente freddini altri...

Extra: Banane senza tempo

L'altro ieri sera, in sala Uander, Woody Allen è tornato a trovare il Cinerofum portandoci la sua terza impolverata pellicola che ha sfoderato assieme a una fugace lacrimuccia aggrappata alle sue rughe; aria di album di famiglia sul divano e, Elena e io, non abbiamo fatto fatica a stringerci attorno al regista newyorkese, sia per un senso di gratitudine, sia perché guardare "Il dittatore dello stato libero di Bananas" implica ogni volta passare un'ora e mezza di humor esilarante, irriverente, intelligente, fantasioso, in una parola: Woody.

Extra: Wenders & Handke tra le nuvole

Ohhh, ecco: finalmente, non solo ho potuto rivedere, senza addormentarmi, il film più celebre del regista tedesco Wim Wenders, ma ho potuto anche osservarlo al cinema; "Il cielo sopra Berlino", film del 1987, è un'opera complessa o, se preferite, semplicissima, purché la lasciate "scivolarvi addosso", un po' come qualche film già visto al Cinerofum (i "Fellini" per esempio...); tant'è che, personalmente, quando mi è caduto l'occhio su uno dei co-autori, ho temuto per il peggio; e non solo perché ancora stavo elaborando la peperonata "Luci d'inverno"...

Extra: Bergman e dubbi religiosi

Ieri, sapendo che in sala ci sarebbe stato un Bergman, sono andato, forse incautamente, all'Oberdan. La Elena, con quell'istinto che lei sola può avere per ovvie ragioni, ha preferito stare al calduccio a preparare toast coi carciofi; tra l'altro, la aspettava, allo spettacolo successivo, un altro "filmettino" mica da ridere...quindi sì Ele, te la sei giocata bene. Non che "Luci d'inverno" sia un brutto film, ma di certo non digeribilissimo; il regista svedese porta avanti le sue elucubrazioni religiose e il risultato è un film che presenta alcuni dubbi e fornisce alcune possibili risposte; evidentemente teologia autobiografica a disposizione di tutti.

Extra: von Trier contro natura

Ormai in sala Uander, avendo programmato un altro mattoncino del muro cinematografico del regista danese, i presenti sanno già cosa attendersi: io ed Elena, un po' emozionati, un po' spaventati, premiamo play e aspettiamo che il penultimo lavoro di Lars von Trier ci travolga: "Antichrist", del 2009. Altro che travolti! Al termine della pellicola, dopo "svenimenti multipli", fughe sotto-coperta (ma al cinema come diavolo faceste?) e fulminee virate di capo, i due spettatori restano come stracci sul divano, in attesa che passino quelli del lavaggio strade...

Extra: Wilder era noir

Altro Billy Wilder, il 'Rofum inizia ad avere una visione più completa di questo gigante della "nostra" amata Settima. Terzo film del regista che conosciamo soprattutto per la freschezza e l'intelligenza delle successive commedie, "La fiamma del peccato" (1944) è, invece, un noir più cupo del nero che tiene lo spettatore sulle spine dall'inizio alla fine, nonostante questa sia annunciata già nelle primissime scene...

Extra: Gelo Kaurismäki

Quando il Cinerofum punta la sua preda, non la molla più, sino a quand'essa non sia stata spolpata e disossata. E' vero, a ben vedere, sono ancora molti, infiniti, i lavori incancellabili dei vari grandi maestri del cinema che ci sono ancora nascosti; ma il Cinerofum è una bestia un po' così, strana; selvatica e istintiva. Può capitare che, mentre sta gustando un prelibato Truffaut, si faccia distrarre da un Godard che ironizza là, oltre le Alpi; mentre ancora si lecca i baffi per un Wilder d'annata, eccolo puntare già un Kaurismäki nella steppa, come al solito immobile per lo spavento..."La fiammiferaia" è un film di quest'ultimo, del 1990; sala Uander accoglie definitivamente il regista finlandese nel proprio focolare, ottenendo in cambio uno sguardo cinematografico affascinante e nuovo (almeno nel panorama contemporaneo da noi affrontato), dai connotati ben delineati.

Extra: Blues Brothers alla Kaurismäki

La settimana scorsa, in piena crisi di reclute, il Cinerofum ha aperto la Sala Uander a personaggi stravaganti, alcuni si sono seduti sul divano (Io, Brown e Ale Paroz), tanti altri sono entrati nello schermo: "Leningrad Cowboys Go America" è un road-movie al sapor di Kusturiça che fa sorridere e soffermarsi, non su un tema socio-economico ma...musicale. Dimenticavo, qualcun altro ha fatto ingresso nella nostra iniziativa: non si è seduto tra noi, né si è disposto sulla scena, bensì, a mezza distanza, si è accomodato sulla sedia del "Director" per orchestrare questa pellicola del 1989...Aki Kaurismäki è un regista finlandese, classe 1957, ormai affermato nel panorama internazionale dei registi cinematografici.

Extra: Scemo chi scimmiotta

Qualche settimana fa, solo soletto in sala Uander, mi sono tolto un sassolino che avevo da un po' nella mia scarpa cinematografica: quel "La donna scimmia" di Marco Ferreri che, alla rassegna che qualche tempo addietro lo Spazio Oberdan dedicò a Ugo Tognazzi, mi sfuggì più volte, vuoi per impegni, vuoi per pigrizia. E ho fatto bene a colmare tale lacuna: questo film del 1964 trasuda della graffiante intelligenza del regista e della disinvolta naturalezza del protagonista; a contorno, una bravissima Annie Girardot ("Rocco e i suoi fratelli", "I compagni", "Dillinger è morto"...). Fidatevi.