Sesso, horror e rock 'n' roll

Oggi, cari cinerofumiani, vi propongo un altro film "chicca" della sala Ninna degno di nota ed ammirazione.
"The Rocky horror picture show" è un film-musical del 1975, nato dall'idea del regista Jim Sharman di portare sul grande schermo questo spettacolo che da due anni girava nei teatri di tutto il mondo. Un sensualissimo sogno ad occhi aperti, "omaggio" ai generi horror e fantascienza ed alla musica rock.

Amore vs Morte: destino

Nel 1921, il regista austriaco Fritz Lang girò il film che, per primo, contribuì a portargli successo a cui i suoi successivi lavori lo consacrarono definitivamente. "Destino" ("Der müde Tod", letteralmente "La morte stanca"), dopo quasi un secolo, non mostra rughe, ma fresca inventiva, avvolgente atmosfera e un pizzico d'ironia.

Delicata fine del mondo: surreale?

Ecco il film, proveniente da Venezia '12, più particolare che abbia visto: "La quinta stagione" è una pellicola ambiziosa ma determinata, capace di rischiare a testa alta. Eppure, dopo pochi minuti dall'inizio, dalla mia sinistra ("perché alla mia sinistra non deve esserci nessuno"...!?) una voce minacciò: "Ecco, io uscirei già dalla sala" (ah ecco perché la fissa del posto più esterno...). Ammettiamolo, un po' di timori c'erano, e allora rendiamo a Cesare il suo: Peter Brosens (belga, classe 62) e Jessica Woodworth (americana, classe '71) hanno osato e ottenuto un buon risultato, un risultato diverso.

La Primavera che porta i fiori

Qualche settimana fa, io e mia madre abbiamo portato il Cinerofum all'Auditorium di San Fedele, proprio dietro la piazza in cui Manzoni si fa pensieroso ogni giorno di più. Il 'rofum, un po' svogliato il sabato pomeriggio, non sta più nella pelle, dopo l'ottimo "Low Tide", un altro film tutto da guardare ed elaborare: "Yema" è un film algerino che mostra come al cinema basti poco; una buona storia, due o tre bravi attori (non necessariamente famosi) e un buon tocco...

Confusione cine-ideologica indoamericana

A Venezia 2012, s'è visto anche un altro film brutto sotto molti punti di vista: regia insipidamente hollywoodiana, sceneggiatura con picchi di disarmante banalità e, ciliegina sulla torta, sul piano del contenuto (il termine "messaggio" parrebbe già fuori luogo) ruota attorno a semplici e (quindi) pericolose considerazioni. "The reluctant fundamentalist" è una bruttura diretta dalla regista indiana Mira Nair, evidentemente pienissima di sé e della sua borsa di studio ad Harvard.

"Bassa marea" che insabbia l'esistenza

Segnatevi anche questo titolo: "Low tide" è l'altro film che vi consiglio di inseguire, come segugi della Settima, farsi guidare da quel sapore di cinema autentico, di m.d.p. a spalla, di recitazione raccolta per la strada, di sceneggiatura che propone i nostri giorni. Incredibile, mi ritrovo a scriver bene, per la seconda volta (in un giorno), di un autore italiano. Ma anche il quarantaduenne marchigiano Roberto Minervini è uno semi-sconosciuto...

Perla italiana a Venezia 2012


Dalla Biennale di Venezia di quest'anno è uscito un film italiano che riconcilia col cinema nostrano contemporaneo. Questo è il cinema che sappiamo fare, e bene. Questa è la strada da percorrere. "L'intervallo" è il lungometraggio d'esordio del partenopeo Leonardo Di Costanzo ed è una piccola solida perla, capace di incantare e di colpire duro.

Assurda eredità tutta umana


Giovedì scorso, all'Apollo di Milano, altro film proveniente dall'ultima Biennale di Venezia (2012), altro film proveniente dal medio-oriente: "Heritage", della regista palestinese Hiam Abbass (Nazaret, 1960; più nota come attrice), ci consegna uno spaccato interessante ed angosciante delle brutture di cui è capace questa stranissima specie cui apparteniamo.

Quando l'amore se ne va...

Qualche settimana fa, io ed Elena, abbiamo tappato un buchetto niente male, cara e vecchia operazione "Zucchetti", iniziata ormai quasi 3 anni fa. Il film è un Antonioni roboante, annata 1957: "Il grido" è una delle sue opere più apprezzate, sull'amore e sul suo venir meno, sulla sua mancanza, sul male che t'ingabbia quando il tuo non è corrisposto, è a senso unico, è monco, è un vicolo cieco, non sai proprio dove sbattere la testa.

In viaggio verso la "verità"

Ieri pomeriggio, su suggerimento di Federiga, ha fatto la sua comparsa in sala Ninna, diretto da Sean Penn e uscito nelle sale nel 2007, un film di quelli che quando li guardi ti senti invadere l’anima e la mente da quel senso di libertà che trovare nella vita di tutti i giorni, soprattutto in una società “disumana” come questa, risulta praticamente impossibile. "Into the wild" è un mix  di paesaggi spettacolari, canzoni a tema, e soprattutto poesia e filosofia.

Milonga macha

Ieri sera, Cinerofum all'Arlecchino di Viale Tunisia, a vedere un film presentato quest'anno a Venezia (sez "Orizzonti", la più soddisfacente senza dubbio). Il film è belga, del regista Frédéric Fonteyne (Bruxelles, 1968), ed è un bel vedere, un bel ridere, bell'emozionarsi. "Tango Libre" è un'opera che dirà la sua anche fuori dalla rassegna della 69a Biennale, scommettiamo?

Il cinema sorge in Arabia

Dall'ultimo Festival di Venezia è spuntato anche un film che assume un'importante valenza storica: è il primo ad essere girato da una donna in Arabia Saudita. "Wadjda" è un film che dev'essere visto per molte ragioni, ne riporto, due al volo: è una finestra affascinante su un mondo a noi ancora, incredibilmente e ingiutstificatamente, troppo ignoto e, last but not least, è un'ottima pellicola. Regia di Haifaa Al Mansour.

"Film" the Void

Ed eccolo, doveva pur uscire, prima o poi, il filmaccio della Biennale di Venezia 2012. "Fill the void" ("Lemale Et Ha'Chalal"), film israeliano della debuttante, newyorkese classe 1967, Rama Burshtein, è brutto, ma brutto, ma brruuttoo...

Caro e...vecchio gangster movie

A Venezia 2012 ha partecipato anche un film in cui non emerge certo una trama originale (un duro che viene assoldato da un piccolo boss per le sue commissioni), ma la capacità del regista di muovere la m.d.p. come nei più classici dei film del genere: "The iceman" è un film diretto dal regista israeliano classe 1973, formatosi negli USA, Ariel Vromen.

"Comprasi moglie", documentario filippino

Dall'ultimo Festival di Venezia è uscito un film-documentario ambientato in un villaggio di pescatori filippino. S'intitola "Sinapupunan" ("Il grembo") ed è stato girato dal regista filippino Brillante Mendoza (classe 1960, miglior regia a Cannes 2009 per "Kinatay").

Assurdo e magistrale Fellini

Dopo un piacevolissimo periodo di svacco all’Isola Piana, eccomi di nuovo in Sala Ninna a godermi uno spettacolo cinematografico e a condividere le mie emozioni e le mie sensazioni sul ‘rofum. Il film che ho visto ieri sera è un’opera del grande Federico Fellini datata 1980, vincitore del Nastro d’Argento come miglior regia. E’ giusto aspettarsi qualsiasi cosa dal, come viene spesso riconosciuto universalmente, più grande regista italiano di tutti i tempi, ma “La città delle donne” è qualcosa di incredibile. Un viaggio surreale, assurdo, allucinante, spesso inquietante o eccitante all’interno del mondo femminile, ed in particolare del rapporto che l’uomo ha con esso, che lo spettatore intraprende col protagonista del film Snaporaz (Marcello Mastroianni), un uomo maturo e distinto che si ritrova catapultato all’improvviso in questa assurda esperienza introspettiva.

Balle senza malizia

Ieri è stato il turno anche di un altro film appena uscito dall'ultimo Festival di Venezia; "Starlet" è un film diretto dal giovane regista americano Sean Baker. Niente di nuovo all'orizzonte ma si tratta comunque di un film che consiglio perché, se il canovaccio principale è un tòpos cinematografico, l'impegno degli autori a rompere qualche schema c'è.

Esordio di Ciprì solista

Ieri sera, fresco fresco di Festival di Venezia, è uscito nelle sale il primo lungometraggio diretto dal palermitano Daniele Ciprì, "È stato il figlio". Il regista, classe 1962, ci racconta in maniera ironica (non per questo non realistica) una storia tutta palermitana che racchiude in sé molte luci e ombre dell'affascinante città siciliana.

Il "secondo" Antonioni un po' affrettato

La scorsa settimana il Cinerofum, ennesima volta, in trasferta allo Spazio Oberdan. L'occasione è ghiotta: il secondo film di Michelangelo Antonioni, "I vinti", del 1953. Uhm. Questo lungometraggio, in particolarissimo modo il prologo che introduce i tre episodi in cui è suddivisa, mi fa balzare davanti agli occhi lo scontro (cinematografico e, via via, ideologico, politico) che negli anni 60-70 circondò l'opera del regista ferrarese.

La prima ossessione di Antonioni


Questa sera, sul grande schermo dello Spazio Oberdan, è stato proiettato il primo lungometraggio del regista ferrarese Michelangelo Antonioni: "Cronaca di un amore", del 1950, descrive l'andamento sinusoidale della convinzione e del disincanto che accompagna quasi sempre una travolgente storia d'amore.

"C'est moi, Lola!"

Ieri sera, il Cinerofum, seppur in versione trasferta, ha accolto nella sua iniziativa un regista di cui si è parlato poco ma che rappresentò, assieme ad altri (Malle su tutti, poi Colpi, Franju, Rozier, Vadim), quel frizzante ambiente parigino che fece da contorno ai "turchi" dei "Cahiers du Cinéma" e alla loro nuova ondata cinematografica. Nel 1961, con "Lola", il regista francese Demy disse la sua sull'amore e sulla vita, da prendere così, con un bianco e nero spensierato e con le mani in tasca, fischiettando per una Nantes vispa e malinconica.

La nebbia è femminile

Ieri pomeriggio, allo spazio Oberdan, ho avuto l'occasione di vedere l'ultima opera di Michelangelo Antonioni, realizzata nel 1982 (successivamente, infatti, verranno: una co-direzione con Wenders, 13 anni dopo, e una partecipazione episodica, addirittura 22 anni dopo). "Identificazione di una donna" è un film difficile da analizzare, ma proverò a buttare su bit, 1 su 0, qualche impressione.

Una grande squadra di attori e la commedia c'è

L'altro ieri sera finalmente, dopo un mese di "bagordeggiamenti", sono riuscito a trovare una serata tutta per me da passare nella tanto cara sala Ninna in compagnia del vecchio amico cinema. Fuori faceva  freschetto e per di più pioveva a dirotto e questo mi ha invogliato ulterirmente a svestire i panni del "bagordeggiatore" e ad infilarmi quelli del cinerofumiano.
Il film che ho deciso di vedere è un'altra opera del maestro Mario Monicelli che dirige una squadra fenomenale di attori che ha come punte di diamante Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Claudia Cardinale, che interpretano "I soliti ignoti", commedia del 1958.