Stop the war!

Brian De Palma grida con tutta la voce che ha in corpo: “stop the war!”
Il regista del New Jersey, con “Redacted” (2007), racconta le giornate di una pattuglia di soldati americani di stanza presso un checkpoint in Iraq , attraverso le voci dei protagonisti, ripresi con una piccola videocamera a mano da un loro commilitone (miao), a cui alterna immagini con cinepresa fissa che mostrano le sensazioni, le emozioni e lo stato dei soldati americani e dei civili iracheni.
Ed è la potenza di queste immagini, accompagnate da “inquietanti” e soavi melodie ottocentesche (che ho già sentito in un altro film, ma non ricordo quale, azz!) che è enorme e, secondo me, maggiore di quella degli eventi, forti e toccanti (ancora una volta il regista ci dimostra di non avere certo paura del sangue!?!), ma tristemente già visti, seppur riproposti in "stile real-tv" fanno il loro effetto, rendendoli terribilmente reali agli occhi di chi guarda.
De Palma grida forte una serie di pretenziose analisi sociali e psicologiche che identificano il soldato come un pazzo e/o un invasato del/dal sistema, uno sbandato senz’altra opportunità se non la galera, un nazi che “ci crede” e odia tutti quei “negri arabi” e gli iracheni come terroristi o vittime innocenti, il tutto mostrandoci i vari punti di vista cercando un equilibrio tra le esperienze dei militari americani, degli esponenti dei mezzi d’informazione (americani e iracheni) e quelle del popolo iracheno.
Finché il grido diventa un urlo disperato che ricorda che, mentre ragioniamo per trovare un “perché”, per esempio, discutendo, girando film e scrivendo recensioni o commenti sui film in questione, in quelle terre esseri umani continuano a soffrire e a morire.
STOP THE WAR!
Il Leone d'Argento per la migliore regia alla 64’ Mostra del Cinema di Venezia è più che meritato: bello e coraggioso. Assolutamente da vedere.
(Ste Bubu)

1 commento:

  1. Sì, sono d'accordo. Si storce un po' il naso di fronte alla meschinità di alla banalità di alcuni siparietti o scambi di battute. Ma il punto è che quell'ambiente è davvero così. Vuote giornate che si riempono di niente. Solo odio che monta.
    C'è da dire che qualcosa qui è là è andato storto (il rapimento col furgone mi ha fatto scoppiare a ridere), così come il gioco d'incastri di modalità di ripresa (documentario, film, telegiornale, blog video) a volte pare un po' forzato. Se il risultato non è solidissimo, lo è il grido di denuncia di De Palma, che qui ha voluto sperimentare, perdendo un in eleganza. Beh, si era in Iraq...
    Tutto falso, tutto vero.
    Ciao.

    RispondiElimina