Un Oliver Stone mediocre

Dopo una settimana dedicata quasi in toto alla visione di gran bei film in bianco e nero, visti con grande piacere e con lo scopo di aumentare il mio bagaglio culturale di cinefilo, ieri sera avevo voglia di colori, azione e “modernità”, così ho messo su “Le belve”, ultima opera di Oliver Stone, girata nel 2012.

Il regista statunitense probabilmente si diverte a sovrapporre e velocizzare le immagini e ad alternare al colore qualche scena in bianco e nero con lo stile che già s’era potuto ammirare (al meglio!) in “Natural born killers”, mentre la voce narrante di “O” (Blake Lively) introduce la storia. Poi “una pennellata di sesso”, per dirla alla Mascetti, buona per tutti i generi, un’immensa piantagione di marijuana e una banda di gangster, che si scontra con chi gangster non è, ma ormai si deve adeguare perché “c’è dentro fino al collo”.
La storia parte bene e la colonna sonora è più che dignitosa (qua e là durante il film partono dei bassi hip-hop niente male!).
Benicio Del Toro che sfonda la porta, punta una pistola in testa a un tizio e poi gli spara alle gambe non era previsto, ma ci sta di brutto e anche John Travolta nei panni dello sbirro corrotto è un personaggio niente male.
Come già successo in altri suoi lavori, Oliver Stone riesce a tenere il livello d’adrenalina dello spettatore molto alto (per più di due ore di pellicola), ma questo film ha anche tante note dolenti...
La trama non è per niente originale (un po’ “Blow”, un po’ “C’era una volta in Messico”, per dirne due) e i due personaggi principali Chon (Taylor Kitsch) e Ben (Aaron Johnson) mancano di fascino.
I momenti pulp appaiono un po’ forzati, atti a non far calare la tensione, ma che mal s’incastrano nella pellicola, nella quale si registra anche la totale mancanza di quel “contenuto” in più che faccia fare al film il salto di qualità che altre opere di Stone avevano (la violenza come male comune della società e non solo come risultato della follia individuale in “Natural born killer”, la poesia in “The Doors” o l’avidità come primo male della società e per l’individuo in “Wall Street”) e che solo una spruzzata d’amore materno della “cattiva” Salma Hayek e d’amicizia dei tre protagonisti, per quanto “strana”, non può colmare.
Per quel che riguarda il finale, il regista ha giocato veramente semplice e l’insulto mi è partito naturale quindi, tirando le somme, direi che salvo i personaggi di Del Toro e Travolta, la bellezza (fisica) della protagonista e il fatto che il livello d’adrenalina nello spettatore sia costantemente sopra la norma, seppur il risultato sia stato spesso raggiunto con “mezzucci” per niente stilosi. Davvero troppo poco.
(Ste Bubu)

1 commento:

  1. Ahahah mitico Stone, bella vaccata davvero. Pallidi riflessi visivi di "Assassini nati" vengono appiccicati ad una storia debolissima, prevedibile interpretata da personaggi insopportabili (di qui il non coinvolgimento dello spettatore).
    Mi sa proprio che dell'erba magica dei due Lillo e Greg si parlerà davvero poco...altro che "Butch" e i suoi due compari...pensa te, come si permettono?
    In sala Uander, risata generale di fronte ad una chiosa solenne quanto un Budda (pure lui, povero, rievocato senza perché) in un club di ultras...
    Avanti a scoprire quanta sia la sopravvalutazione di questo noto esponente della Terza.

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