L'ultimo positivo di D. O. Russell

Da due settimane me ne parla bene papà; lo scorso week end ha fatto lo stesso anche Matte...e allora andiamo a vederlo 'sto "Il lato positivo" ("Silver linings playbook"), film del 2012, uscito da poco qui da noi. Inoltre, del newyorkese David O. Russell...
...vidi, nella mitica sala "Mayflower" sull'Alzaia del naviglio Pavese (proprio davanti alla Farmacia Alcolica), lo stravagante, non banale, "I ♥ Huckabees" , con buone impressioni.
Il terrore di vedere un De Niro ridotto in schiavitù tra le mura di una commedia cretina era già stata affievolita dalle rassicurazioni di parenti e amici, quindi, ma l'ingresso nella sala 1 del Plinius, forse a causa dei soliti 6 euro (ormai il minimo, mi viene da piangere), non è stato per nulla sereno. Troppa la paura di aver sacrificato una pellicola portante per una nullità. Questo per dire che, se il film è riuscito a rompere la cortina che mi ricopriva, come ha fatto, il risultato ottenuto dagli autori è particolarmente notevole.
Il film è una buona commedia che regge. Ben distante dagli stereotipi cinematografici (anche se siamo lontani dall'urto di altre commedie americane, Solondz un esempio), intrattiene con ritmo elevato, intreccio se non innovativo quantomeno attento ad evitare le vie più facili (una commedia scialba avrebbe semplicemente srotolato la terapia dell'analista del protagonista) e interpretazioni convincenti.
Interpretazioni di tutti: sia di De Niro (il quale, ormai, un pianto lo deve sempre proporre, ma è cosi tenero!), sia dei due protagonisti. La giovanissima protagonista (classe 1990) che viene dal Kentucky tiene testa alla puzza sotto al naso che viene quando si vede una bellezza tale (è un po' anche il suo ruolo nel film, pagare la prima impressione, nonché il passato), riuscendo a dar corpo (...) al difficile personaggio assegnatole. Ma è di Bradley Cooper (nella sua Filadelfia) la prova più difficile e quella superata meglio. Direttamente da "Una notte da leoni" e altra robetta, l'attore classe '75 (reso famoso da una sit-com per gatte depresse) risulta credibile e in grado di tenere il "pallino" del film.
Nella seconda parte, in realtà, la pellicola si limita un po', riconducendosi ad una commedia più accademica (dalla scommessa in poi...), ma senza sprecare tutto il lavoro precedente. Il "vissero felici è contenti" non cola troppo, comunicandoci il finale, peraltro prevedibile (ma raggiunto in maniera intelligente), senza caricarlo di eccessivi zuccheri.
In conclusione, a parte l'ironia ben calibrata ("Da quando gli sbirri lasciano il bigliettino!?", "Magari li porto a casa, uno per volta") e qualche spunto interessante di riflessione sulla gabbia che una malattia mentale può chiudere attorno, sono i dettagli a comunicare quanto il film sottenda una continua ricerca degli autori a percorrere strade altre. Per esempio, a parte il macro-intreccio, è quel voltarsi di "Tiffany" Lawrence mentre si allontana, dopo l'ennesima chiacchierata per strada, che rompe, nel piccolo, la trita passeggiata d'addio verso l'orizzonte (ok, quel doppio dito al vetro stride senza dubbio).
Poi, ciliegina, oltre a non farmi incazzare, il film mi ha addirittura messo di buon umore, sferzando il mio mercoledì milanese di lavoro con un'euforia che auguro a tutti. Forse è successo solo perché ho capito di non avere buttato nel cesso 6 euro. Me genovese tapino.
Promosso.
(depa)

1 commento:

  1. D’accordo sulla buona interpretazione di tutti glia attori: De Niro per niente sprecato, Cooper che offre un’ottima prestazione, ma soprattutto sulla Lawrence e il suo (dar) corpo (al personaggio). Ritmo ottimo, ok, ma, per il resto, sono rimasto un po’ deluso.
    I “motivi scatenanti” della follia dei due protagonisti sono decisamente troppo superficiali (un tradimento sgamato e un grave e lutto), le sue dinamiche e la sua evoluzione anche. La storia mi è sembrata viaggiare su binari decisamente scontati e poco appassionanti, in particolar modo, concordo, dalla scommessa in poi (il ballo, l’errore, il punteggio che arriva a cinque precisi… Bacio! Bacio! Bacio!... Maddai!…). Regia senza infamia ne lode.
    Il paragone con il recentemente visto “Ubriaco d’amore” di Anderson mi viene spontaneo e “Il lato positivo”, secondo me, ne esce proprio male: il primo mi aveva emozionato, turbato e fatto riflettere, questo mi ha lasciato impassibile, annoiato e mi ha dato davvero pochi spunti.
    Scusatemi tutti, ma io, come ai due ballerini, do cinque anche al film.

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