Birra e tempo, lenti e inesorabili

Ciao a tutti i 'Rofumati sparsi sul pianeta. Dovrei ancora scrivere qualche riga su uno dei film visti all'ultima rassegna "Cannes e dintorni". "Nebraska" è il titolo dell'ultima opera del regista statunitense Alexander Payne (classe 1961) che diventa la sua prima, però, nel nostro caro Cinerofum. Non male questo road-movie in lucido bianco e nero su fantasie ottenebrate da alcol e tempo.

Turbe tra tubature e matrimonio

L'esordio alla regia dello statunitense David Lynch destò scalpore in sala Sbargioff, qualche anno fa. Doris scappò addirittura di là (che ricordi!). Quelli rimasti seduti, ad ogni modo, non riuscirono ad assimilare le immagini di "Eraserhead" ("La mente che cancella"), pellicola del 1977. Ci ho riprovato ieri, come mi ripromisi, con qualche piccolo risultato in più.

I sogni e gli incubi di Kurosawa

Ultimamente in sala Ninna va forte il made in Oriente. Dopo aver visto un Hayao Miyazaki  e un Kim Ki-duk, ieri sera mi sono gustato un meraviglioso Akira Kurosawa.
Ben 40 anni dopo il già visto “Rashomon” l’artista giapponese scrisse e diresse “Sogni”, film che uscì nelle sale quindi nel 1990, anno in cui ricevette anche l’Oscar alla carriera.

Chaplin contro gli U.S.A.

Qualche sera fa, in sala Ninna, ho visto “Un re a New York” (1957), primo film inglese del mitico Charlie Chaplin dopo il ritorno alla terra natia a causa del maccartismo, penultimo della sua carriera e ultimo come attore protagonista.

Che geniaccio, Keaton!

C'è un'ora libera in sala Uander. Prima della visione serale, mentre la Ele va a farsi abbronzare, posso giusto godermi un film di Keaton. Scartabellando tra quelli recensiti dal compagno di 'Rofum, Bubu, mi rendo conto che sul blog manca una perla del geniaccio statunitense, che guardammo ai tempi della bella compagnia del Tigre, Doris e i due alberti. Non lo recensimmo, chissà perché. E allora, trascinato dall'entusiasmo di Bubu, pongo qui qualche riga per imprimere nel Cinerofum la nostra (ne sono sicuro) ammirazione per quest'altra gemma del maestro del comico muto: "Sherlock Jr.", del 1924.

Big Odessa non è più graziosa

Il penultimo film visto alla "Cannes 2013" milanese è stato un più che anonimo blockbuster che ha lasciato, me e Marigrade, con un punto interrogativo sulla testa durante tutte e due le ore di pellicola: "Perché fare questo film?", figurarsi vincere un concorso. "L'emigrante" (t.o. "The immigrant") è stato diretto dal regista newyorkese James Gray.

Il caldo autunno dell’amore

Dopo un po’ che non compare in sala Ninna, come per altro in sala Uander, sale irrefrenabile la voglia di Kim Ki-duk. Così, ieri sera, mi sono lasciato deliziare dal “La samaritana”, pellicola che il regista coreano, eletto ad idolo del Cinerofum, girò nel 2004.

Quasi un buco di Ozon...

Parto dal secondo film visto ieri sera, ponendo fine alla partecipazione mia e di Marigrade alla rassegna milanese su Cannes 2013. "Giovane e carina" è l'ultimo lavoro del regista parigini François Ozon (classe 1967, benvenuto al Cinerofum): strano, gradevole, a tratti sconcertante, più per le scelte stilistiche, che per i contenuti, ci racconta sopra ogni cosa la bellezza mozzafiato della protagonista, Marine Vacth, venere moderna in vendita su internet.

Guillaume à la fête de la banalité

Domenica scorsa, la solita coppia di sbandati, io e Marigrade, s'è dovuta accontentare di una sola visione e, per quanto mi riguarda, anche scadente e urticante. Eppure, la favoletta personale che il francese Guillaume Gallienne ha portato sul grande schermo, pare proprio riscuotere successo, "I ragazzi e Guillaume, a tavola!" (dalla "Quinzaine des Réalisateurs").

Scambio a Tokyo: un gran caos

Sabato scorso, film giapponese in concorso a Cannes 2013: "Tale padre, tale figlio" del regista nipponico Hirokazu Kore-eda, 51enne. La pellicola parte bene, trattando il tema principale, la paternità, con attenzione e ironia, per poi perdersi in direzioni emotive continuamente contrastanti che, alla lunga, mi hanno spinto a disaffezionarmi alla vicenda narrata.

Sorrentino racconta (bene) Andreotti

Come mi ero ripromesso dopo aver visto “La grande bellezza” ed esserne rimasto molto deluso, qualche sera fa, ho cominciato ad approfondire la conoscenza del regista napoletano Paolo Sorrentino per provare a capire se effettivamente vale quello che dicono o se il cinema italiano sia proprio alla frutta. In sala Ninna è passato “Il divo”, pellicola biografica - drammatica che narra la vita di Giulio Andreotti fino agli anni ’90. Fu presentato in concorso al Festival di Cannes 2008, dove si aggiudicò il premio alla regia.

La colpa è sempre degli addetti

Nella sezione "I Dintorni" della rassegna milanese ruotante intorno a Cannes 2013, sabato pomeriggio, è stato presentato un film tedesco, diretto da Lars-Gunnar Lotz, classe 1982. Quindi io e Marigrade ci siamo spupazzati "La colpa è sempre degli altri".

Sì, sì, fidati dei metodi tradizionali...

Sabato pomeriggio, solita rassegna "Cannes 2013" milanese; film cileno a produzione USA che può essere definito thriller psicologico, quasi psichedelico. "Magic magic" non emerge tra i film presentati quest'anno, ma, seppur lasciando qualche dubbio, non lo considero un fallimento totale. Del regista cileno, classe 1979, Sebastian Silva.

Via da questa terra!

Giovedì scorso, un altro film interessante è passato per la rassegna milanese su Cannes 2013 (precisamente "Quinzaine des Realisateurs"). La regista cilena Marcela Said (classe 1972) ha realizzato un potente film di denuncia sociale e (quindi) ambientale. "L'estate dei pesci volanti" è un grido silenzioso, in cui il disgusto e la rabbia restano sotterranee, sino all'inevitabile.

Non è una società per giovani

Grande serata quella di venerdì scorso, io e Marigrade all'Apollo di Milano, per Cannes 2013. Dopo l'ottimo "La jaula de oro", altrettanto valido ho trovato "Il gigante egoista" (originale "The selfish giant"), film inglese che racconta un'altra storia di giovani ragazzi masticati da adulti accecati dal soldo. Regia della statunitense Clio Barnard, classe 1965 (cresciuta, però, nei luoghi tinteggiati così bene in questo ottimo film). "Quinzaine des Realisateurs".

Hermano, vamos!

Venerdì scorso, è stato il turno di un film ambientato nel Centroamerica, precisamente tra Guatemala e Messico, paesi attraverso i quali passa la direttiva che spinge milioni di ragazzi e ragazze, uomini e donne, ogni giorno, verso il sogno americano. "La gabbia d'oro" è un film bellissimo, struggente, appassionante e di gran valore stilistico. Regia dello spagnolo Diego Quemada-Diez, classe 1969. Produzione Messico/Spagna, sezione "Un certain regard" a Cannes 2013.

Bruttissimo.

Il 25 Maggio, era un sabato, sono andato a vedere "La grande bellezza", del regista partenopeo Paolo Sorrentino. Appena tornato dalla visione la mia rabbia fu molta. Impossibile scoprirsi a trovar qualcosa di positivo. In questo senso, l'ironia del titolo è la gemma più preziosa, molto più di quanto lo avessero inteso gli autori, suppongo.

Castelli in aria tra Chivasso e Paris

Non ci posso credere. Una commedia italiana non rattrappita, bensì fresca, divertente, non scontata. Ecco, mi devo correggere, quasi italiana. Anzi, proprio a metà tra Francia ed Italia, in quei territori (fisici e culturali) in cui è del tutto particolare la fusione di vecchie e nuove tradizioni italofrancesi, decadenti nobili genealogie che là assumono una veste con tonalità inconfondibili. Niente da applausi ma, forse anche grazie al vuoto attorno, "Un castello in Italia", di Valeria Bruni Tedeschi, spicca come un'acacia nella savana.

Michelangelo dipinge il ‘68

Qualche sera fa, seconda apparizione in sala Ninna per Michelangelo Antonioni che nel 1970 girò “Zabriskie point”, un film decisamente particolare e raffinato che offre un quadro d’autore dell’animo rivoluzionario dei “ragazzi del ’68” negli Stati Uniti d’America.
Immagini di Michelangelo Antonioni e musiche dei Pink Floyd (ueilà!), in collaborazione con Jerry Garcia.

"A volte il treno sbagliato va nella giusta direzione"

Ciao 'Rofum! Ieri sera siamo partiti, io ed Elena (che poi verrà sostituita dalla punta di diamante Marigrade), per il viaggio tra i frutti di Cannes 2013. L'avvio è stato positivo, "The lunchbox" ("Dabba" in originale) è una dolce amara commedia girata dall'esordiente regista indiano, Ritesh Batra.

Altro volo di Miyazaki...Rosso

La settimana scorsa, in sala Uander ci siamo imbattuti per la seconda volta nel regista e disegnatore Hayao Miyazaki (così, per puro caso: no, Genna, tu non c'entri!). Tre anni dopo aver raccontato la leggera storia di "Kiki", l'autore nipponico ne inventò un'altra fantasiosa ambientata proprio sui cieli del nostro Bel Paese: "Porco Rosso", del 1992, mantiene la linea del precedente, buoni sentimenti e la magia del volo.

"E voi...buttatevi!"

In giro per alcune sale italiane, proprio in questi giorni, gli appassionati potranno cogliere l'occasione per vedere un'eccezionale commedia, divertente e intelligente (le due cose dovrebbero andare a braccetto), sullo sfondo sempre la barbarie nazista, qui smascherata con eleganza in tutta la sua assurdità. "Essere o non essere" è una celebre pellicola del regista berlinese Ernst Lubitsch del 1942.

"La felicità dei giochi, non tenerla tutta per te"

Sabato pomeriggio scorso, nella sala Negri, lì a mezza altezza tra i caruggi, io ed Elena abbiamo assistito ad una proiezione fondamentale nel campo dei film di denuncia politica, nonché per la mia crescita. Avevo un po' di timore, sapendo quali fossero le emozioni messe sul banco dal genovese Giuliano Montaldo (classe 1930), col suo "Sacco e Vanzetti"...

Christie & Clair: giallo nel Devon

La settimana scorsa io ed Elena eravamo ancora lungo il sentiero di Montparnasse. Percorso più che libero, non ci facciamo certo problemi ad allontanarci un po' dalla terreno battuto. E allora, in sala Uander, chissà perché, si è finiti su di un'isola deserta assieme ad altri "Dieci piccoli indiani", più un parigino, autore cinematografico D.O.C., René Clair. Il suo film, tratto dall'omonimo romanzo di Agatha Christie del 1939, uscì 6 anni dopo.

Ken Loach cade anche dall'impalcatura

Nonostante le delusioni che già mi ha dato in passato, imperterrito ho deciso di continuare ad approfondire la conoscenza di Ken Loach, così, qualche sera fa, in sala Ninna, mi sono buttato su “Riff Raff”, pellicola che, nel 1991, fece conoscere definitivamente il regista inglese al grande pubblico.

Modigliani: Livorno nel mondo

La settimana scorsa, ricordate?, quella trascorsa tra le rue di Montparnasse, ha avuto un fascino del tutto particolare. Prima i "decaloghi", con le loro riflessioni, poi sulla scia del celebre pittore e scultore livornese, a scoprirne slanci e colori. E come poteva mancare, quindi, il film che ne vorrebbe narrare le ultime vicissitudini? "Modigliani" è un film del 2004, diretto dal regista scozzese Mike Davis.

L'inferno di tutti i valori

Bubu, all'Oberdan, la settimana scorsa, ho avuto l'occasione di vedere un meraviglioso film; niente di sorprendete quando si parla di Luchino Visconti, ma "La caduta degli dei" (1969) mi ha stravolto per intensità d'immagini ed emozioni. Da guardare ora, perché incarna un'opera d'arte monito di sommo valore.

Che malloppo, Becker & Gabin!

Giovedì scorso, in sala Uander, secondo passo di Jacques Becker nella nostra iniziativa. Passo elegante, disinvolto, negli oscuri ambienti della "mala" parigina: "Grisbì" è un gangster-movie del 1953, un anno dopo il "Casco d'oro" (visto da poco), che lascia col fiato sospeso dall'inizio alla fine. Niente male questo sentiero tra Belville e Montparnasse, anni '30-'40, grazie ad Elena per aver alzato il braccino in tal direzione.

Nel crimine perdono anche i fieri

In sala Uander, da lunedì scorso, ha preso il largo anche un altro viaggio, quello un po' casuale, un po' desiderato (sì, andremo a zig o a zag, di volta in volta), scaturito dal nostro incontro col pittore livornese Modigliani e, in particolare, col suo periodo parigino (Montparnasse). Prima tappa di questo excursus è vero e proprio luogo sacro della Settima: "Casco d'oro", oltre ad essere un gioiello cinematografico del 1952, permette inoltre di far accomodare nel Cinerofum il regista parigino Jacques Becker.

Buonanotte, popolo.

Qualche sabato fa, in una Genova di fine maggio assediata dal gelo, tutti (cioè io, megalomane) in sala Negri a vedersi un bel film in VHS e tubo catodico. Ahhh che bello il sapore del passato! Quindi è stato un piacere, dopo aver accompagnato la "Brancaleone" nel suo zig-zag in Italia Centrale, compiere un altro salto in un'epoca trascorsa: "Nell'anno del signore" (1969) è il secondo film del regista romano Luigi Magni, classe 1928. Lo consiglio a qualsiasi pubblico.

Keaton dice sì all'amore e no alla guerra

Ieri sera, in sala Ninna è tornato a splendere il sole. Dopo che per più di due settimane l’hanno fatta da padrone le affascinanti atmosfere plumbee di Kieslowski, è Buster Keaton a riportare il sorriso nella sala di Via della Maddalena con “Come vinsi la guerra” ("The General"), commedia del 1927, opera dal carattere frizzante e moderno, uno dei suoi film più noti e uno dei suoi più grandi successi di pubblico.

Fine del viaggio. Niech żyje filmów!

Ieri notte, in sala Ninna, ultimo giro con Krzysztof Kieslowski.
In questo, ancor più “relax” dell'ottavo, decimo episodio del “Decalogo”, dal sottotitolo “Non desiderare la roba d’altri”, il regista polacco ci mostra quanto la ricchezza e l’avidità possano cambiare la vita di due persone.

Penultimo giro, Krzysztof

Questa sera il 9° appuntamento col "Decalogo" polacco per eccellenza; "Non desiderare la donna d'altri" è l'ideale sottotitolo di questo comandamento. 58 minuti di splendida e suggestiva tortura kiewslowskiana.

Quando è lecito mentire?

L’ottavo episodio del “Decalogo” di Kieslowski è a tinte un po’ diverse rispetto ai precedenti.
Le riflessioni su tematiche religioso - esistenziali, tra le quali quella sul concept della pellicola “Non dire falsa testimonianza”, vengono proposte attraverso il ragionamento e la parola delle protagoniste che non lasciano spunti suggeriti dalle azioni.

Ruba tu che rubo io che Ruby tu...


Il settimo episodio del decalogo kiewsloskiano è un "Non rubare" forte e chiaro che colpisce in più direzioni. Si tratta di un drammatico racconto d'amore materno che vi spingerà, tanto per cambiare, sul fertile terreno delle domande.

Vivere d'amore

Quando un atto deve essere considerato impuro e quando un atto d’amore? La religione, la cultura, l’epoca e i trascorsi personali creano “la morale” di ogni individuo su questo argomento. Krzysztof Kieslowski, in “Decalogo 6 – Non commettere atti impuri”, ci propone la sua…