L'amitié de...Clair et Brassens

Ieri sera, brandelli della mitica formazione del Cinerofum. In sala Uander, Elena, Albert Aporty e me. In programma un film d'essai con tutti i crismi. Sempre sulle orme di Modigliani e delle rues de Montparnasse, come indicato da Elena, ci avvolgiamo di bianco e nero francese anni '50: "Il quartiere dei lillà" (1957) di René Clair è uno splendido affresco delle vicissitudini rotanti attorno ad un poetico incrocio parigino, in grado di mostrare amicizie e amori tra quegli autentici individui che, forse, non esistono più.
Georges Brassens di sicuro. Colui che un certo De André definiva il suo maestro, se ne andò nel 1981, con tutto il suo carico di note e storie. In questa pellicola, a René Claire il merito di aver immortalato il grande cantautore francese, "L'artista!", tessere perfettamente inserita nel mosaico allestito dal regista.
Regista che ritorna a girare sulla sua città amata: nel quartiere di Porte de Lilas si rincorrono bambini, si scambiano sguardi e passioni, si scolano bottiglie. Juju si aggira tra essi con grande dolcezza e...rassegnazione. Juju, emblema degli ingenui buoni, sempre a cuore aperto (e destinati a pagare tariffa più alta), è un personaggio che vi dimenticherete difficilmente, l'interpretazione del parigino Pierre Brasseur scalda il cuore. Nel bianco e nero di Claire, le anime sincere dei bassifondi risaltano in tutta la loro disperata vitalità (da sottolineare il simpatico ed affascinante parallelo tra le vicende del bandito e le corse in strada dei bambini, così come il ballo "alternativo" tra la bella coppia d'innamorati), chitarra in mano, vecchi stracci e fiasco al centro del tavolo.
Per quanto ho scritto sinora, consiglio questo film a tutti coloro che amano il cinema fatto bene poiché composto da ottimi ingredienti: regia, fotografia, sceneggiatura (ispirata all'opera di un amico di Brassens, Renè Fallet, con un finale originale, "inverso" al solito), scenografia, dialoghi e ritmo.
(depa)

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