Cinemasoch

Durante il cammino lungo corso Buenos Aires, di ritorno dalla visione dell'ultimo film di Roman Polanski, "Venere in pelliccia", io ed Elena a ripensare a ciò cui abbiamo assistito...lo spunto è venuto da Baracca che, in una grigia gelida domenica, l'ha osservato e riassunto in poche battute mal masticate: "Uhm, così così, ma no, non è male, boh". Dimenticando o proprio memore del fatto che quelle interiezioni possono dire tutto o nulla, mi sono precipitato. Ed è un film che si presta. A riflessioni stimolanti, intendo. Intanto andate a guardarlo...

Lo chiamavano "la mente"...

…il criminale Ray “Woody” Winkler. Un soprannome sarcastico appioppatogli in galera che risulterebbe, al contrario, più che appropriato per l’artista Woody Allen. Correva l’anno 2000 quando uscì nelle sale “Criminali da strapazzo”, quindi un Woody “recente”, per il quale i film alle spalle iniziavano ad essere già parecchi, ma ancora ce n’era in quella mente da geniaccio della Settima e speriamo che ancora ce ne sia…

La notte più lunga

Un altro italiano al Cinerofum. No, non sono impazzito. E' che la collana de "L'Unità" fu dedicata proprio ai "Capolavori" del cinema nostrano. Poi, sotto la stimolante spinta di Bubu, il 'Rofum ha aperto definitivamente le porte al cinema italiano degli anni '80, '90. E quando, in scaletta, ci sono film come questo, non dico che si urli al miracolo, ma certo si può tener la mano lontana dal naso. I fratelli Taviani sono registi dalla pennellata particolare, riconoscibile; quindi, la nostra iniziativa confida apertamente la sua stima verso i due registi di San Miniato. "La notte di San Lorenzo", del 1982, è un'altra buona pellicola, capace di tenere accostati tanto del brutto e del bello che circondano questa stupida e sognatrice specie.

27 Giugno 1980: Ustica strage di stati.

Qualche settimana fa, in sala Negri, ho continuato la passeggiata intrapresa nella collana VHS "Capolavori Italiani", titolo roboante e, spesso, fuori luogo, purtroppo. Ma son film da vedere, "Il muro di gomma" in particolare. Nel 1991, al sessantaduenne milanese Marco Risi, figlio del celebre e grande Dino, bastò sfiorare quelle ferite ancora vive per realizzare una potente pellicola sulle morti nascoste dallo Stato. Anzi, morti degli stati. 81 morti.

Ancora una volta: chapeau, Sir Charles.

Dopo aver visto l’incantevole “La donna di Parigi” nel quale Charlie Chaplin si dedicò solo al lavoro dietro la macchina da presa, mi è venuta voglia di rivedere Charlot in azione, così ieri sera mi sono buttato su un suo corto. Ho pescato nel foltissimo mazzo e ho pescato bene. Vero è che è difficile cascar male, ma “Charlot soldato” (1918) è un corto fenomenale!

No cocaine!

Joshua Marston è un regista e sceneggiatore americano con soli due film all’attivo. Il più noto è il pluripremiato “Maria full of grace” che uscì nelle sale nel 2003. Mi tocca essere in disaccordo con la giuria di alcuni importanti festival, ma giudico questa pellicola per niente riuscita.

Nuova Hollywood, si parte...


Al "circolino", Lunedì scorso, è iniziato un nuovo ciclo dedicato al movimento cinematografico della "New Hollywood". Il primo capitolo è stato rappresentato da "Gangster Story" ("Bonnie & Clyde"), pellicola del 1967, diretta dal regista di Filadelfia Arthur Penn, classe 1922, scomparso tre anni or sono. Il film che pare aver dato lo scossone determinante al cinema classico americano, dando il via al rimescolamento del mazzo di fronte ad un cinema rattrappito, convince ma dev'essere apprezzato soprattutto per il ruolo simbolico che interpretò.

Il Chaplin che non c’è e che non t’aspetti

E’ stato bello, ieri, in un piovoso martedì sera, ritrovarsi nel caldo della sala Ninna in compagnia di un vecchio amico: Charlie Chaplin, l’uomo che mi fece rassegnare definitivamente al fatto che le emozioni che mi trasmette una pellicola non è in grado di trasmettermele nessun’altra opera d’arte. E anche questo “La donna di Parigi” del 1923 è un sali e scendi d’emozioni. Si ride e ci si commuove, i buoni sentimenti sono sempre ben in primo piano e, attenzione: Chaplin c’è ma non si vede.

“Alla curva di Barberino me li porto giù tutti e tre nella scarpata…”

Domenica sera, in sala Ninna, ha fatto la sua comparsa il regista emiliano Marco Bellocchio con il suo primo lungometraggio, “I pugni in tasca”, uscito nelle sale nel 1965.
Un film impegnativo e angosciante che pone uno sguardo critico e indagatore su una famiglia dell’epoca.

Adèle è travolta, noi con lei

Ed eccomi a posare sul 'Rofum qualche riga, seppur sentita, a proposito del film visto ieri sera all'Eliseo di via Torino. "La vita di Adele", fresco vincitore della Palma d'Oro, è una pellicola dotata di notevole di intensità, dettata in parte dall'incantevole fascino delle due protagoniste, Adele Exarchopoulos (che interpreta l'"Adele" del titolo, classe 1993) e Léa Seydoux (la bravissima "Sister", già apprezzata, dell'85), in parte dalla travolgente passione raccontata prendendo spunto da un fumetto di Julie Maroh. Il regista tunisino Abdellatif Kechiche ("Cous cous", 2007) si limita a stare appresso ai volti (e ai corpi) delle protagoniste, compiendo un sapiente pressing sulle loro emozioni: piacere, gioia, dubbio, paura, dolore.

Prima di tutto l'amore

Ieri sera, in sala Ninna, mi sono gustato una pellicola del 2010 intensa ed emozionante. “Cirkus Columbia” è un’opera del regista bosniaco Danis Tanović che racconta i giorni che precedettero l’inizio del conflitto armato nell’ex Jugoslavia, attraverso gli occhi degli abitanti di un piccolo paese ancora sconvolto dalla recente caduta del comunismo e dai cambiamenti che ciò aveva portato.

Che imbroglio il noir all'amatriciana!

In sala Uander è tornato Pietro Germi, in veste di regista e protagonista. Io ed Elena, ieri sera, a guardare "Un maledetto imbroglio", film poliziesco del 1959, ispirato al romanzo "Quer pasticciaccio..." di Gadda, dal quale ha ereditato atmosfera (romanità, edulcorata solo nel linguaggio) e complessità dell'intreccio.

Il primo Bluth è il segreto del nihil

Ieri sera altro film d'animazione al "Circolino". Io ed Elena abbiamo assistito al primo lungometraggio firmato Don Bluth, autore statunitense con lunga gavetta nelle officine Disney e buon successo da solista: "Brisby e il segreto del NIMH", del 1982, è un cartone animato decisamente per piccini.

Spaghetti animati, sempre italiani

La settimana scorsa, altro film d'animazione al "Circolino", come lo chiamiamo noi, proprio accanto allo "Zelig". Uscita solitaria per me. Peccato, perché l'incontro coll'opera del milanese Bruno Bozzetto, classe 1938, è stato davvero interessante, piacevole. "West & Soda", del 1965, è a tutti gli effetti uno spaghetti western senza carne e ossa, ma con tutti gli altri ingredienti, disegnati e mescolati a puntino, in salsa chili roots dal gusto ricco.

"Non fare sciocchezze Niko..."

Ieri sera sagra della zucca in tutto il mondo, allora noi, cui piace il dolce, ma con retrogusto amarognolo in fondo, ci siamo diretti verso Vico Carmagnola per vedere un film tedesco suggerito da Marigrade. Al "City", infatti, è in programmazione "Oh boy - Un caffè a Berlino", esordio alla regia di Jan Ole Gerster, classe 1978, originario di Hagen. Niente da dire: forse non gioca difficile, questo film che sa ispirarsi in maniera consapevole a stili cinematografici già assodati (Nouvelle Vague, in primis, poi Allen), ma il suo mix di ironia e pulizia registica non risulta mai né banale né noioso, fatto già di per se ammirevole.