Cinemasoch

Durante il cammino lungo corso Buenos Aires, di ritorno dalla visione dell'ultimo film di Roman Polański, "Venere in pelliccia", io ed Elena a ripensare a ciò cui abbiamo assistito...lo spunto è venuto da Baracca che, in una grigia gelida domenica, l'ha osservato e riassunto in poche battute mal masticate: "Uhm, così così, ma no, non è male, boh". Dimenticando o proprio memore del fatto che quelle interiezioni possono dire tutto o nulla, mi sono precipitato. Ed è un film che si presta. A riflessioni stimolanti, intendo. Intanto andate a guardarlo...
Ho trovato questo film una bella esperienza. Anzi, molte. Accompagna lungo un avvolgente tributo alla rappresentazione, teatrale o cinematografica che sia. Canto alla ripetizione dei gesti, al fascino della ripetibilità infinita, ma sempre nuova (i guanti sfilati, il caffè servito), sul palcoscenico, davanti a una m.d.p. Come non farsi trasportare dalle dolci note suonate dal regista alla donna, alla passione, al piacere (che può e deve anche dispiacere, eterne incomprensibili splendide dinamiche). La protagonista (la feticcia polanskiana parigina Emmanuelle Seigner) è bravissima nel suo ruolo ambivalente ("sì, quello"...), contribuendo alla perfezione all'allucinazione che rapisce lo spettatore; c'è da perdersi in questa stupefacente filastrocca in dialoghi che, come un diablo sulla corda tesa e allentata da un abile giocoliere, non cade mai in tonfo, non sbatte mai contro le bacchette. Alchimia che per elementi ha tutte le arti, tutte le muse, comprese tutte le seduzioni di Venere, in primis un seno che ammalia, due gambe che indicano la direzione, una bocca che promette.
Letteratura, teatro e cinema, nei quali ci si addentra con un'affascinante, ben costruita entrata in sala, da un'umida rue ricoperta di foglie secche e male illuminata dai lampi, incastonata tra palazzi distratti. Poi inizia la giostra di parole e pensieri, allontanandosi con costanza dai propri cazzi. Siamo con quei due là sul palco. Magia.
(depa)

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