Lo chiamavano "la mente"...

…il criminale Ray “Woody” Winkler. Un soprannome sarcastico appioppatogli in galera che risulterebbe, al contrario, più che appropriato per l’artista Woody Allen. Correva l’anno 2000 quando uscì nelle sale “Criminali da strapazzo”, quindi un Woody “recente”, per il quale i film alle spalle iniziavano ad essere già parecchi, ma ancora ce n’era in quella mente da geniaccio della Settima e speriamo che ancora ce ne sia…

Con questa pellicola Woody propose al suo pubblico una storia intrigata e in continua evoluzione, nella quale i personaggi cambiano continuamente intorno a Ray e la sua compagna Frenchy (Tracey Ullman) e ai loro sogni e alle loro ambizioni, rendendo il film ancora più dinamico e il ritmo bello sostenuto.
Il leggero e fondamentale confine tra queste due tensioni umane, sogni e ambizioni, o più in generale il confronto tra essere e avere, è la colonna portante di tutto il film e viene indagato in maniera stilosa e condivisibile. La Ullman è perfetta nei panni della donna ignorante che disprezza, ma compra, che odia, ma poi in realtà invidia, che quando ottiene se la gode e mette in mostra. Mentre lui è uno splendido Woody impacciato e distratto, ma astuto, ignorante (una rarità, direi, nei personaggi interpretati da Allen), ma genuino, un sognatore romantico. Fondamentalmente a Ray non frega niente dei soldi, bensì gli interessa rubare e realizzare così il sogno di fare “il colpo” della vita, con una banda di amici sgangherati, prima, e una dolce e “stupidotta” amica, poi.
Ovviamente, durante tutto ciò, le risate si sprecano grazie alle solite gag e battutine semplici ma efficaci alla Woody.
Il finale da “commedia classica” è perfetto.
Non è il capolavoro del regista newyorkese, ma è una pellicola gradevole, dinamica, piacevolmente ironica e divertente, che dunque consiglio ai ‘rofumanti.
(Ste Bubu)

2 commenti:

  1. Condivido le impressioni. Dopo averlo visto, diciannovenne capriccioso ancor più del trentaduenne, l'ho citato per anni come testimonianza del declino della verve del grande autore. Qualcosa di storto vi troverò sempre, mi sa, pigra sedimentazione delle idee, però in sala Uander, io ed Elena, ci siamo divertiti in maniera sbarazzina, come i primissimi Woody, a ben vedere.
    Bravissima la protagonista, mitico il giovane complice fulminato, Grant, tanto per cambiare, dona quel tocco di faccia da schiaffi chic, che contribuisce in positivo.
    Allora, tutti in sala, al prossimo Woody.

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  2. Ho dimenticato di scrivere...a torto, visto l'incrollabile (mannaggia a quel "Rome"...) ispirazione del regista, mostrata anche nelle opere del nuovo secolo.

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