Il cuore duro dell'arte

Figurarsi quali stupore e gioia se il secondo film in programma all'"Oberdan", dedicato al pittore olandese Van Gogh, viene citato come valido esempio di fusione tra cinema e pittura dal saggio "Il cinema e le arti visive" di Antonio Costa, che sto casualmente leggendo...Tutti alla Cineteca, quindi, a vedere il "Van Gogh" del francese Maurice Pialat, del 1991. Con un protagonista più introverso, meno burrascoso, rispetto al precedente altmaniano, questo accurato ritratto potrebbe intitolarsi "Vincent & Marguerite".

Arte che uccide

Lo "Spazio Oberdan", come capita sempre più spesso, ha programmato una serie di visioni collegate all'artista in mostra, di volta in volta, in qualche museo milanese (sia questi un pittore, fotografo, scultore...). Al Palazzo Reale, in questi giorni, è allestita la mostra "Van Gogh - L'uomo e la terra" e l'occasione è quella giusta per vedere un'intensa pellicola prodotta per la televisione e targata Robert Altman 1990: "Vincent & Theo".

L'amore che scotta

E' passato un po' di tempo dalla visione di "Le verità su Bebé Donge" (in italiano diffuso anche come "La follia di Roberta Donge"), pellicola diretta nel 1952 dal francese Henri Decoin e, recentemente, rispolverata dalla Cineteca di Bologna. Uno sguardo indietro a ripercorrere i perché di un amore finito male, col doppio volto di Jean Gabin e Danielle Darrieux, di fascino e di mistero.

Di fronte agli ipocriti non siamo nessuno

Ancora cinema muto, in sala Uander. E ancora un classico di uno dei maggiori autori della storia cinematografica, Friedrich Wilhelm Murnau (1888-1931). "Tartufo", film del 1925, ricorre con rabbia e passione al testo molieriano per colpire duro lo spettatore, perché "Grande è il numero di ipocriti!".

Il bello e la bestia

In sala Uander è appena passato il regista tedesco Ernst Lubitsch. S'è presentato, e colgo l'occasione per ringraziarlo, con uno dei suoi film più celebri, nonché da lui amati: "Lo scoiattolo", del 1921, ha le carte in regola per essere la classica pellicola incompresa dagli spettatori (all'uscita nelle sale), troppo spregiudicata, troppo moderna, cosa che noi, quasi un secolo dopo, non possiamo più permetterci. Tutta da gustare.

Spada rossa ritmata

La sala Uander, la settimana scorsa, ha dovuto ritagliarsi spazi angusti per godersi una sana e riposante pellicola. Scheggia impazzita Aporty, potrebbe fare irruzione, scombussolando i piani del Rofum. Così accade, ma lo bracco in tempo, assestandogli il beat di Takeshi Kitano sul muso, spada sguainata sulle antiche tradizioni samurai, insanguinata di vecchi valori e disvalori, sempre attuali. "Zatōichi" è una pellicola del 2003.

Il dramma del comico

Ieri sera, secondo appuntamento, al "Circolino" tra Martesana e Viale Monza, con "Woody il serio". Dopo il "doloroso" primo appuntamento, eccoci ad un incontro meno cupo e più graffiante, in chiave personale ed intellettuale: "Stardust memories", del 1980, è un'"8½" firmato Woody Allen, il posto silenzioso di fragole colte a modo suo.

Poco da ridere là dentro

Al "CFUP" di Viale Monza, è stato programmato un ciclo di sei incontri intitolato "Woody il serio". L'intento è chiaro: illuminare quell'anfratto dell'opera del regista newyorkese che, proprio perché più cupa e meno ridanciana, forse racchiude ancor maggior emozioni. Il primo appuntamento, in effetti, "Interiors", del 1978, esprime un Woody Allen davvero doloroso, sulle dinamiche arcigne e grinzose da cui l'uomo non riesce a liberarsi.

Ansia e paranoia

Full immersion in Scorsese. Il Cinerofum l'ha sempre amato; si può quasi dire che fu per lui la sua prima cotta. Quindi diamoci dentro a scandire la sua opera, comprensiva di "Shutter island" (2010), pellicola psycho thriller, nel senso più stretto possibile del termine, in cui la perdita di certezze, sicurezze e ragione si fa scenografia. Film che s'inserisce nel filone percorso proprio ultimamente dal 'Rofum, atmosfera gotica per una paranoia filmica destabilizzante.
 

"Sì, ma lo sono?"

Questa sera allo "Spazio", il primo di due appuntamenti dedicati al genere psycho-thriller: il britannico "Suspense" (titolo originale "The innocents"), diretto da Jack Clayton, nel 1961, gioca sapientemente sui contrasti per sprigionare un'atmosfera idilliaca e gotica, innocente e diabolica.

Intrappolati

Vorrei parlare un po' , da solo s'intende, di "Mommy", pellicola presentata all'ultimo "Cannes 2014" che io e Marigrade perdemmo alla conseguente rassegna milanese, causa tutto esaurito. Per i tifosi di cinema, il giovanissimo regista canadese Xavier Dolan (classe 1-9-8-9 !) rappresenta un talento i cui primi passi sono da seguire ad occhi lucidi.

Carromerci, ecco tutto

Sala Uander in versione centro d'accoglienza per disperati. Aporty senza fissa dimora; il Cinerofum lo abbraccia con una chicca cinematografica per bongustai. Il secondo film di Martin Scorsese, datato 1973, è un "Bonnie & Clyde" lungo la ferrovia, ribellione contro un progresso solo per alcuni, contro un odio sempre verso gli stessi. "America 1929 - Sterminateli senza pietà" dispiega i colori accesi della libertà e degli squarci da canne mozze. Primi passi di un percorso lungo la violenza in ogni angolo degli U.S.A.

Schiere di rimpianti

Settimana all'insegna di Martin Scorsese. La voglia del regista newyorkese di sondare le origini della propria città, di farlo con larga profusione di dettagli, scenografici e, quindi, storici, lo condusse, nel 1993, a raffigurare grandiosamente la New York di fine XIX° secolo, in particolare quella dei salotti con voce in capitolo, quella delle porcellane e delle ipocrisie, quella dei balli ufficiali e delle passioni represse: "L'età dell'innocenza".

Versi e controversi

La settimana scorsa fu fitta dal punto di visto cinematografico. Venerdì 5, in seconda serata, cinema politico in sala Uander, con Pier Paolo Pasolini e Giovannino Guareschi che, nel 1962, sin spartirono una pellicola in cui riversare la propria poetica sociale. Che volete che vi dica?, ad ognuno il suo. "La rabbia".

Vite sconfitte

Signor Alberto Lattuada, il Cinerofum. Cinerofum, il signor Albert Lattuada. Finalmente l'incontro s'è realizzato. Seguendo a distanza le iniziative della Cineteca Griffith di Genova, ho deciso anch'io di percorrere qualche tappa della filmografia del regista lombardo, scomparso 9 anni fa, a 90 anni. "Il bandito", film del 1946 con Amedeo Nazzari e Anna Magnani, è il primo appuntamento in sala Uander a lui dedicato. Poetica dolce amara ambientata negli anni del nulla post-bellico, tutto da ricostruire, per chi ne ha la forza.

Attentato alla Settima

Un paio di sere fa, visto anche che sull’isola di Jah si stava scatenando un inferno d’acqua, altra proiezione in sala Town. Relax.
Ho pescato a caso trai tanti film che ho portato con me e mi sono imbattuto in “Buongiorno, notte”, pellicola del 2003, firmata da Marco Bellocchio, che tratta del rapimento dell’Onorevole Aldo Moro e, marginalmente, indaga il clima di terrore in cui l’Italia viveva in quegli anni.
O meglio, vorrebbe farlo, ma con pessimi risultati...

Piccoline storie di mare

Mi stavo dimenticando di parlarvi di un filmetto apparso, un mese fa, sullo schermo dell'"Oberdan". La rassegna era intitolata "Conrad e il mare, Cinema e grande letteratura" e il primo appuntamento fu col produttore polacco Peter Fudakowski, connazionale del celebre scrittore,  nelle vesti di esordiente alla regia. Ma "The secret sharer", non verrà certo ricordato come una partenza folgorante...

Passastecca...un'altra volta

Nella calda sala Uander prenatalizia, fuori il gelo che ingabbia, io ed Elena a tenerci compagnia con Martin Scorsese. Il regista newyorkese, nel 1986, diresse una coppia simbolo della Hollywood che fu e che sarebbe stata, nel sequel del film che vide Paul Newman diventare una celebrità con la stecca in mano. Venticinque anni dopo, gli stessi che lo scrittore Walter Tevis attese per la stesura del seguito da cui è tratto questo (un attimo prima di andarsene), Newman ritorna appoggiandosi a Tom Cruise, appena rientrato dal suo celebre volo a bordo di un F-14. "Il colore dei soldi" è una pellicola leggera in cui spiccano i virtuosismi della cinepresa attorno al panno verde dei pool statunitensi.

Nessuno scopo, tutta magia

Eccoci ancora, io ed Elena, di fronte a quei titoli di testa a quella musica, a quella magia. L'ultima pellicola di Woody Allen, "Magic in the moonlight", pone un'altra corona sul maggior esponente vivente nel campo, invero quasi deserto, della commedia, illuminata da una luce del tutto particolare quella dell'illusione, freno irrazionale, dinamo salvificante.

Memoria scomparsa

Scusate il ritardo. Per quanto riguarda la rassegna dedicata al cinema brasileiro, presentata qualche settimana fa allo "Spazio", vorrei ancora scrivere qualche parola sulla terza che ho avuto la fortuna di vedere. Buona sorte poiché il cinema brasiliano contemporaneo, adocchiato soltanto di striscio, dimostra buona tocco e altrettale spessore. "Hoje" è un filme del 2013, diretto da Tata Amaral, affermata regista paulistana classe 1960.

Follia e terrore

Atmosfera da psycho thriller ieri sera, in sala Uander. Stanley Kubrick ritorna al Cinerofum colla propria opera più agghiacciante, realizzata manipolando immagine e sonoro in maniera impeccabile, cine-mastro creativo e tenace, geniale. "Shining", del 1980, inoltre mette sul tavolo una delle interpretazioni più potenti della storia cinematografica, merito di un Jack Nicholson in stato di grazia, proprio come il suo director. Masterpiece.

Arte pericolosa

Che tiri può giocare il cinema! Quando c'è lo zampino del vicino di casa e amico Sergio C., poi, sullo schermo può capitare qualsiasi cosa. Ed ecco, quindi, che leggo Juan Buñuel, supponendo, cullato dall'ignoranza, che si tratti di un simpatico o astuto gesto del celebre maestro del surrealismo, dal quale davvero ci si può aspettare molto di più. Guardo questo "La ragazza con gli stivali rossi", del 1974, e mi domando in quale stato di salute si trovasse esattamente Luis in quel periodo...

Libiiiiidine!

Finalmente ieri sera sono riuscito a prendermi una pausa dalla Jamaica e ho schiacciato il tasto play ad un’ora decente, così che la sala Town si è riempita di libidine, anzi doppia libidine coi fiocchi!
“Bomber”  (1982), diretto da Michele Lupo, è uno dei film preferiti del direttore, che per l’occasione chiamerò “il capitano”, e anche al sottoscritto non è dispiaciuto per niente. Una frizzante commedia anni ’80 che possiede decisamente una marcia in più rispetto ai tantissimi disprezzabili e noiosi fratelli, cugini e parenti vari dell’epoca.

Dove piove davvero

Ieri sera. Sala Negri. Numero trenta della collana "Capolavori italiani" de "L'Unità": "Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?". 1968. Ettore Scola. Alberto Sordi. Ecco i frammenti nella mia testa, in questo momento. Commedia dal titolo wertmülleriano ironica e critica verso ipocrisie, credenze e miopie della società cosiddetta "occidentale", annovera soprattutto suggestive immagini del continente Nero.

Il western al paradiso

E il bello è che il buon, anzi, il cattivo (anzi il buon) Sam è tornato a trovarmi in sala Uander, anche il giorno dopo. Con un altro estremo western, il suo ultimo, permeato d'un senso di decadenza, il canto del cigno di un'epoca (e di un genere cinematografico) dai color seppia, sotto un cielo turchese, in una selva di proiettili, di goccetti e di donne facili. "Pat Garret e Billy The Kid", del 1973, Sam Peckinpah.

Agguato di Peckinpah

Ancora una settimana prolifica per il Cinerofum. Questa ha avuto il merito di invitare per la prima volta un regista discusso e apprezzato dagli appassionati. Lo statunitense Sam Peckinpah entra in sala Uander a suon di sparatorie da strage, con l'incursione di fulminei frammenti d'immagine, spesso sporchi di sangue. "Il mucchio selvaggio", del 1969, è pura polvere del lontano ovest, anzi, far west.

"Zitta lupa, che te piagni?!"

Lunedì scorso avevo ancora il sapore del Luigi Magni del venerdì precedente. Niente "Circolino", troppo freddo, meglio una sala Uander con un'altra pellicola del regista romano: "Scipione detto anche l'Africano", del 1971. Umanizzazione della storia: questa volta non solo fatta da tanti piccoli grandi gesti, ma anche decisa da grandi personaggi spinti dai sentimenti di tutti. I due Mastroianni saranno gloriosi e solitari Scipioni, Gassman il Catone più puntiglioso, tutti artefici di un capitolo da cui discendiamo.

British rubbish

In sala Uander, ieri sera, è tornata Elena, con un DVD proveniente dalla mensola di casa Maurice. L'occasione è quella di vedere un film riesumato nel 2003, all'uscita di un suo remake. "Un colpo all'italiana", del 1969, diretto dal britannico Peter Collinson è un mini film d'azione parecchio pop british che fatica ad ingranare, soprattutto noi, al di qua delle Alpi.

Monti e Tognetti

Venerdì scorso, fermo a Milano. Nel week end ho un appuntamento con una certa Charlotte, che m'aspetta a Desenzano (poi un'altra donna, la solita, a Cesena). La sala Uander mi sta coccolando, non c'è che dire, emozioni a raffica, tra le quali due regalate dal regista romano Luigi Magni, scomparso un anno fa circa. Inizio ad essere ghiotto del suo cinema desideroso di tributare l'onore della storia agli sconosciuti; storia compiuta dai piccoli e grandi gesti di ciascuno, spesso appresso alle pagine scritte, ma sempre esclusi dalle stesse. "In nome del Papa Re", del 1977, esalta le grandi capacità di Nino Manfredi, maschera umanissima e sincera, e la passione che, si percepisce, il regista seppe infondere nei suoi racconti.

Avvicinati e precipiterai

Ieri sera, drogato di cinema, m'è venuta voglia di farmi un John Huston, annata...mmh...1975, ultimissimo periodo. "L'uomo che volle farsi re" è una pellicola dal carattere forte, spregiudicato, provocante; a muso duro come i due tosti protagonisti, ora si gioisce in sala Uander, ora ci s'indigna: ed ecco dipanarsi un'avventura che è metafora di vita. Da un racconto di Kipling, sui sogni e sull'ambizione dell'uomo, nonché dello stesso regista che, questo film, lo volle realizzare con tenacia.

Per Johnny domani è ieri!

Al "Circolino", lunedì scorso, è passato ancora Sir Alfred Hitchcock, in uno stato strano, euforico, alcuni han pensato ad un goccetto di troppo, ma l'alito era solo quello di chi vuole scherzare, giocare un bel tiro agli amici, spiazzandoli, smettendo le vesti del mistero e indossando quelle dell'assurdo. Ecco a voi un "Hitch" che, si può definire grottesco; black humor e non-sense strapazzati in una ciotola, sino a stupirci ed annoiarmi. "La congiura degli innocenti", 1955.

La lucha sigue...


Questa settimana ho proseguito nella seconda e ultima tappa del viaggio a cui mi ha invitato il regista yankee Steven Soderbergh. Percorso emozionante che consiglio caldamente a tutti i cinefili revolucionarios. Gli ultimi 3 anni di guerriglia di Ernesto Guevara, detto "el Che", seguito lungo il suo personalissimo percorso per tutti. Al regista il merito di una pellicola asciutta, fredda perché la fine era già scritta, solenne perché fu a testa alta e ideale saldo. "Il Che - Guerriglia", del 2008.

Job al massacro

Appena tornato dall'ultimo dei Dardenne: "Due giorni, una notte". Ancora una volta, i fratelli belgi girano un'intensa apnea di emozioni, un'ora e mezza di angoscia e rabbia. La guerra tra poveri sfrutatta dai soliti noti, piccoli e meno. La rat race ha regole ben precise, quelle antiche di una mia vita sulla tua morte. Atroce contrasto tra i colori accesi fuori ed il buio, profondo, dentro.

Le onde profonde che non vedi...

Accolto con entusiasmo ai festival di Paulinia e Rotterdam (tra gli altri), uno dei film presentati all'interno della rassegna "Agenda Brasil", organizzata presso l'"Oberdan" dall'associazione "Vagaluna",  è stato "A história da eternidade", esordio del quarantenne recifense Camilo Cavalcante.  Ambizioso e poetico affresco sulle intime tensioni di tutti i dimenticati della terra.
 

Mamma lo fece con un asso in mano...

Appena tornato dallo "Spazio". L'"Oberdan", intendo. In programma una serie di film incentrati sul gioco, quando diventa malattia. Partendo dalla promozione di quel "The gambler" che beccai a Trieste, lo scorso gennaio, e trovai meno che mediocre, il mio secondo cinema preferito mi ha servito un pregiato bianco e nero francese, del regista Jean-Pierre Melville (1917-73): "Bob il giocatore", del 1955, sfoggia una grande atmosfera, allestita mediante montaggio e sonoro spregiudicati quanto efficaci.

Patria o muerte

Questa settimana sono riuscito ad inserire quel DVD nella PS, superando lo scoglio emotivo di chi ha paura di avvicinarsi al proprio idolo, ispiratore di scelte, parole, gesti. Non fate il mio stesso errore, "Che - L'argentino", diretto da Steven Soderbergh nel 2008, non scotterà nessuno, primo tratto di uno sguardo ravvicinato che, in sintonia coi vostri "gusti" o no, riesce ad evocare la complessità di una delle figure più rilevanti della storia della società moderna. Dura eh? Impossibile? Forse sì. Merito a chi ci si è dedicato.
 

Poetica burtoniana

Sarà la burrasca che percuote queste serate, ma la Sala Uander sta tornando ai suoi vecchi fasti. Anzi, proprio per rievocare, per poi fuggire, l'atmosfera cupa tra cielo e strade, sul nostro schermo è apparso un Tim Burton: "Edward Mani di forbice", del 1990, è l'ennesima prova, da parte del regista californiano, della sua grande capacità di unire il narrato al visivo, sublimazione cinematografica della sua grande immaginazione.

Peccato di cuore

Era un peso ormai insopportabile, ma ecco l'ultima recensione relativa ai film "veneziani" visti quest'anno da me e Marigrade. In quel sabato 20 Settembre, la pellicola francese "3 cuori", diretta Benoît Jacquot, fu l'ultima della giornata, lasciando noi due spettatori in stati d'animo variegati:  scuro, fondente black-dark, quello di Marigrade, tutta una pletora di colori dal verde-ok (speranza) al rosso-ko (strage), il mio. Peccato, perché l'inizio mi aveva proprio convinto...

I passi bui di ciascuno

Allo Spazio Oberdan, in questi giorni, è di scena il cinema brasiliano e, ieri sera, proprio all'ultimo momento, ho deciso di sacrificare un classico lunedì al Circolino perché, "intanto, quello si può recuperare, mentre questo chissà...". Eh già, non è che le nostre sale siano invase da pellicole verdeoro. Ad invadere la sala Merini, invece, c'è una folla pronta a vedere "Hoje Eu Quero Voltar Sozinho" ("Oggi voglio tornare da solo"), film d'esordio del trentaduenne Daniel Ribeiro.

La guerra è bruttina!

La settimana scorsa, come un bel gruppettino di cinefili, ci siamo fiondati a vedere l'ultimo film di Ermanno Olmi, "Torneranno i prati", appena uscito. Tutto è nato da una telefonata di Ste e dall'empatia per lo stato di salute del regista bergamasco. Quindi la Marti e la Fra unite alla truppa. Tutti in zona Anteo, quindi. Per colpa mia ci tocca il secondo spettacolo, quindi una birretta ai "Combattenti" di Porta Volta (in piena sintonia col tema della pellicola), ma non c'è problema, tanto dura solo '80 minuti. Fileranno via leggeri...

Grazie ad un Buridda in più

Bella rigà! Avevo sentito parlare e parlato di “Per molti euro in più” (2012) in diverse occasioni. Robby mi aveva fatto vedere il trailer e il Tanza me lo aveva più volte sponsorizzato. Depa me l’ha passato qualche giorno fa via skype e un tuffo nella cultura cinematografica genovese è bello che servito in sala Town...

Stella cadente in teatro

Per l'ultima serata di "Venezia e dintorni", io e Marigrade al "Colosseo", seduti su comode poltrone. Quale piacere nel vedere apparire sullo schermo un certo Al Pacino! Il quale contribuisce con tutta la propria potenza artistica a calamitare l'attenzione del pubblico in sala, lasciando fugacemente la possibilità di apprezzare il particolare taglio realistico della regia e le altre interpretazioni sullo schermo. "The humbling", diretto dallo statunitense, classe 1942, Barry Levinson.

Come fa, più, quel pazzo?

A volte va così, torni dall'"Oberdan" che profumi ancora di Cinema. Allora, rientrato al calduccio, ancora col piumino addosso, infili un DVD nel lettore. Tante e varie forme di pazzia. Un'altra è quella che ha braccato il sig. Raab, annichilito da una società che troppo chiede e nulla offre. Bentornato Rainer Werner Fassbinder, hai portato un tuo amico (Michael Fengler), bene! "Perché il signor R. è diventato matto?", del 1969, è una pellicola diretta a quattro mani, fredda come l'amore, calda come la morte.

Lui è andato

Tra le altre, una cosa bella dell'"Oberdan" è che in programmazione può capitare un film d'autore, così, senza l'obbligo di una rassegna ad esso dedicata. Ieri è toccato a Louis Buñuel e avremmo potuto, io ed Elena, mancare l'appuntamento con uno dei registi che più ha contribuito a spingerci a questo incessante percorso cinematografico? Certo che no. Tutti in sala Merini, quindi: "El" ("Lui"), del 1953, appartiene alla prima tranche delle pellicole messicane e, secondo me, al filone meno visionario e simbolista del regista spagnolo.

A$$A$$INI BUONI

L'ultimo film visto lungo la passeggiata di quest'anno tra Venezia e Locarno, è stato un film statunitense ambiguo, incentrato sulle nuove modalità belliche di questo secolo, con le quali si può ammazzare impugnando un joystick, a migliaia di chilometri dalle vittime. Gli americani sono campioni in questo sport (ad uccidere in generale, O.K.!) e ci riescono raccontandosela, cioè attribuendosi delle regole morali (tipo mafia, altro luogo comune agghiacciante uscito alla ribalta di recente), prive di fondamento. "Good kill", del neozelandese Andrew Niccol, classe 1964.

Non tralasciar nulla

Il secondo film in programma all'"Altrove", domenica sera, per il tributo a Pietro Germi (che nacque a distanza di qualche zig­-zag tra i caruggi), è stato "Il rossetto" di Damiano Damiani, anch'esso del 1960. Germi in veste di attore, quindi; e non una comparsa, 'sta volta. Poliziesco dal risvolto rosa tenue, nonostante il rosso versato. Occhi innocenti che possono mettere nei guai, dettagli che il ladro copre a casaccio, mentre la guardia tutto ha già capito.

Quando s'incazzano le donne

Meno male che il week end genovese aveva a disposizione una chiusura degna di un cinefilo. Al teatro "Altrove" di piazzetta Cambiaso, pizze di celluloide da godere assieme ai caldi effetti e alle simpatiche interruzioni, una ventina di persone a scoprire qualcosa di più sul genovese Pietro Germi, anche le sue piccole apparizioni. "Jovanka e le altre" è un film del 1960, diretto dallo statunitense Martin Ritt, in cui Germi appare per un secondo per poi lasciare campo ad un manipolo di donne contro il proprio tempo.

Wroam, tatattata tun piscchhh!!

Ve l'ho scritto che s'è trattato d'un fine settimana particolare. Sabato l'ostello della sala Negri ha dato ospitalità a Mino, il quale. assieme al sottoscritto, alle due e mezza di notte poteva solo andare a casa a guardare un film. E una serata strana cosa può far capitolare tra le pagine del 'Rofum? Un film senza senso come "Top gun", del 1986, regia dello britannico Tony Scott, tanta retorica militarista, vabbè ma questo ci starebbe, è il film per adolescenti che ancora debbono un poco sognare, sognare sbagliato, ma pur sempre un volo. Il fatto è che...che...questo film è davvero brutto.

Altro capitolo da studiare.

Week end genovese strano, calmo, ma strano. Sala Negri in versione ostello. Una VHS sempre pronta. Prima Barabba, venerdì. In proiezione un film polacco del 1981. "L'uomo di ferro", di Andrzej Wajda. Film di cronaca, di anni spesi per la libertà, pagati con la vita (anche senza morte). Mescola appassionatamente immagini realistiche a raccordi narrativi che riescono a coinvolgere.

Francofrancofrancofranco

Il terzo film del nostro sabato "veneziano", mio e di Marigrade, è stato del tutto particolare, nel benino (per me) e nel malissimo (per lei). Proveniente dalla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro (e introdotto dai curatori piuttosto pomposamente, in netta dissonanaza con la sincera umiltà dell'affascinante sala parrocchiale Beltrade), "Francophrenia" alletta subito ma delude in fretta. L'idea di James Franco, molto ambiziosa e innovativa un po'...pare indicare un percorso intrigante, senza riuscire a governare il timone;  e alla fine si gira in tondo.