Orlando confuso ma voglioso

Appena tornato dalla rassegna "oberdaniana" (sì, allo "Spazio" tutto, anche gli aggettivi) dedicata all'attrice Tilda Swinton, queste rapide mie a proposito di "Orlando", pellicola del 1982, diretta da un'altra artista della capitale inglese, Sally Potter (lei '49). Opera coraggiosa, probabilmente, come l'omonima della Wolf (che non ho letto), ma che allunga la gamba senza raggiungere l'altra sponda del Tamigi. Tre donne londinesi che, in ogni caso, con quel passo si portano un po' davanti agli altri...

"Guardali, questi stupidi..."

Settimana scorsa, Kurosawa ancor più in profondità. Amore a prima vista per questo regista padre dell'epos che appassiona coi sentimenti e, in questo caso ma non solo, coi colori. "Ran", del 1985, è una sontuosa ricostruzione shakespeariana, tragedia d'oriente di personaggi e valori del Giappone che fu.

Oblio d'amor

Quel sabato 14 Giugno, nella sala Gea dell'Apollo, l'ultima pellicola che tenne compagnia a me e Marigrade, fu il fuori-concorso "Coming home", del regista cinese Zhang Yimou. Emozioni forti, sentimenti rosa rosa, che lasciano pian piano scivolare a largo l'attenzione per il racconto, spingendo lo spettatore a volgersi interamente al valore estetico di un'opera zoppa, sì, ma con un legno che, intarsiato così, nemmeno il capitano Achab...

Estate in colonia

Ed eccoci al dente più dolente, la pellicoletta parrocchiale che non t'aspetteresti nei dintorni di Cannes. Il francese "Les combattants", contrariamente  a quanto suggerito dal titolo, prende di mira con armi giocattolo, finendo per incanalarsi nel genere sbarazzino della commedia rosa, al sapor di sit-com; col solo tenue pregio, da parte del giovane regista Thomas Cailley (alla sua terza opera), di mettere a nudo i ridicoli aspetti della sfera militare.

Che anima muta!

Venerdì scorso, altro fantastico Kurosawa che consiglio senza esitazione. Nel 1958, il grande regista giapponese diresse "La fortezza nascosta", pellicola di grande intrattenimento, cadenzata da ritmo elevato e continui capovolgimenti. Personaggi ben caratterizzati ed una storia avventurosa, confezionati da una moderna direzione, sono il punto forte di quest'ottimo film.

Provaci ancora Angélique

Altro film d'"un certain regard" di quest'ultima edizione del Festival di Cannes, è stato "Party girl". E' vero, non è esente da pecche, la sceneggiatura smunta e scontata mostra lo scheletro, piccolo. Altresì la realtà è sempre quella: nel mare sporco del cinema d'oggi, sono desiderabili anche due rocce in laguna. Tocca, se non accontentarsi, riconoscere lo scarto qualitativo.

A spasso avec Nicole

Dalla sala Tuba, su cui pende la spada della chiusura, qualche riga su un altro film interessante, visto quest'anno a "Cannes e dintorni". E' stato il canadese "Tu dors Nicole" del regista Stéphane Lafleur, classe 1976; una manciata di film nello zaino. Bianco e nero liquido per una calda estate di crescita per la giovane protagonista. Come un ventilatore al minimo la pellicola gira lo sguardo sugli incontri di giovani infiacchiti dal caldo cittadino.

La montagna s'è mossa

Oggi pomeriggio, all'"Oberdan", Kurosawa ci ha raccontato una storia epica del Giappone del XVI secolo, con sontuosa orchestrazione, pur fedele alla propria essenzialità stilistica. "Kagemusha" ("L'ombra del guerriero"), del 1980, chiama a raccolta tutti gli elementi naturali, vento, terra e fuoco, per mostrare le debolezze dell'uomo. Un crescendo di rara potenza espressiva, che deflagra nella sequenza finale.

Fuck the war

A Cannes, quest'anno, era presente anche l'ottantunenne inglese John Boorman, con una pellicola ironica quanto graffiante, su quell'istituzione ricca di contraddizione, ad ogni modo ridicola, che fu il servizio militare. "Queen and Country" è un film antimilitarista dall'atmosfera british che si fa invito a vivere, rompendo le righe, tuffandosi, facendo l'amore...andando al cinema.

Viva Africa

Ed eccoci a quello che giudico il miglior film visto alla rassegna milanese su Cannes 2014 (tra la dozzina che m'è capitata tra le grinfie). "Timbuktu", diretto dal regista mauritano Abderrahmane Sissako, è una stupenda, dolce e atroce, miscellanea africana, spazi immensi e tempi dilatati infranti dalle solite folli incursioni dell'uomo, animale sempre più smarrito.

"Ecce Homo!" di Kurosawa


Ieri sera, indovinate dove bravi, è iniziata la succulenta retrospettiva dedicata al grande maestro Akira Kurosawa. E si parte alla grande, come prevedibile. "Il castello della ragnatela" (a.k.a. "Il trono di sangue"), del 1957, è un film coi fiocchi. Pathos tratto da Shakespeare e fatto brillare in una sala cinematografica, con rapidità, silenzio, clamore e sgomento.