Il cuore duro dell'arte

Figurarsi quali stupore e gioia se il secondo film in programma all'"Oberdan", dedicato al pittore olandese Van Gogh, viene citato come valido esempio di fusione tra cinema e pittura dal saggio "Il cinema e le arti visive" di Antonio Costa, che sto casualmente leggendo...Tutti alla Cineteca, quindi, a vedere il "Van Gogh" del francese Maurice Pialat, del 1991. Con un protagonista più introverso, meno burrascoso, rispetto al precedente altmaniano, questo accurato ritratto potrebbe intitolarsi "Vincent & Marguerite".

Arte che uccide

Lo "Spazio Oberdan", come capita sempre più spesso, ha programmato una serie di visioni collegate all'artista in mostra, di volta in volta, in qualche museo milanese (sia questi un pittore, fotografo, scultore...). Al Palazzo Reale, in questi giorni, è allestita la mostra "Van Gogh - L'uomo e la terra" e l'occasione è quella giusta per vedere un'intensa pellicola prodotta per la televisione e targata Robert Altman 1990: "Vincent & Theo".

L'amore che scotta

E' passato un po' di tempo dalla visione di "Le verità su Bebé Donge" (in italiano diffuso anche come "La follia di Roberta Donge"), pellicola diretta nel 1952 dal francese Henri Decoin e, recentemente, rispolverata dalla Cineteca di Bologna. Uno sguardo indietro a ripercorrere i perché di un amore finito male, col doppio volto di Jean Gabin e Danielle Darrieux, di fascino e di mistero.

Di fronte agli ipocriti non siamo nessuno

Ancora cinema muto, in sala Uander. E ancora un classico di uno dei maggiori autori della storia cinematografica, Friedrich Wilhelm Murnau (1888-1931). "Tartufo", film del 1925, ricorre con rabbia e passione al testo molieriano per colpire duro lo spettatore, perché "Grande è il numero di ipocriti!".

Il bello e la bestia

In sala Uander è appena passato il regista tedesco Ernst Lubitsch. S'è presentato, e colgo l'occasione per ringraziarlo, con uno dei suoi film più celebri, nonché da lui amati: "Lo scoiattolo", del 1921, ha le carte in regola per essere la classica pellicola incompresa dagli spettatori (all'uscita nelle sale), troppo spregiudicata, troppo moderna, cosa che noi, quasi un secolo dopo, non possiamo più permetterci. Tutta da gustare.

Spada rossa ritmata

La sala Uander, la settimana scorsa, ha dovuto ritagliarsi spazi angusti per godersi una sana e riposante pellicola. Scheggia impazzita Aporty, potrebbe fare irruzione, scombussolando i piani del Rofum. Così accade, ma lo bracco in tempo, assestandogli il beat di Takeshi Kitano sul muso, spada sguainata sulle antiche tradizioni samurai, insanguinata di vecchi valori e disvalori, sempre attuali. "Zatōichi" è una pellicola del 2003.

Il dramma del comico

Ieri sera, secondo appuntamento, al "Circolino" tra Martesana e Viale Monza, con "Woody il serio". Dopo il "doloroso" primo appuntamento, eccoci ad un incontro meno cupo e più graffiante, in chiave personale ed intellettuale: "Stardust memories", del 1980, è un'"8½" firmato Woody Allen, il posto silenzioso di fragole colte a modo suo.

Poco da ridere là dentro

Al "CFUP" di Viale Monza, è stato programmato un ciclo di sei incontri intitolato "Woody il serio". L'intento è chiaro: illuminare quell'anfratto dell'opera del regista newyorkese che, proprio perché più cupa e meno ridanciana, forse racchiude ancor maggior emozioni. Il primo appuntamento, in effetti, "Interiors", del 1978, esprime un Woody Allen davvero doloroso, sulle dinamiche arcigne e grinzose da cui l'uomo non riesce a liberarsi.

Ansia e paranoia

Full immersion in Scorsese. Il Cinerofum l'ha sempre amato; si può quasi dire che fu per lui la sua prima cotta. Quindi diamoci dentro a scandire la sua opera, comprensiva di "Shutter island" (2010), pellicola psycho thriller, nel senso più stretto possibile del termine, in cui la perdita di certezze, sicurezze e ragione si fa scenografia. Film che s'inserisce nel filone percorso proprio ultimamente dal 'Rofum, atmosfera gotica per una paranoia filmica destabilizzante.
 

"Sì, ma lo sono?"

Questa sera allo "Spazio", il primo di due appuntamenti dedicati al genere psycho-thriller: il britannico "Suspense" (titolo originale "The innocents"), diretto da Jack Clayton, nel 1961, gioca sapientemente sui contrasti per sprigionare un'atmosfera idilliaca e gotica, innocente e diabolica.

Intrappolati

Vorrei parlare un po' , da solo s'intende, di "Mommy", pellicola presentata all'ultimo "Cannes 2014" che io e Marigrade perdemmo alla conseguente rassegna milanese, causa tutto esaurito. Per i tifosi di cinema, il giovanissimo regista canadese Xavier Dolan (classe 1-9-8-9 !) rappresenta un talento i cui primi passi sono da seguire ad occhi lucidi.

Carromerci, ecco tutto

Sala Uander in versione centro d'accoglienza per disperati. Aporty senza fissa dimora; il Cinerofum lo abbraccia con una chicca cinematografica per bongustai. Il secondo film di Martin Scorsese, datato 1973, è un "Bonnie & Clyde" lungo la ferrovia, ribellione contro un progresso solo per alcuni, contro un odio sempre verso gli stessi. "America 1929 - Sterminateli senza pietà" dispiega i colori accesi della libertà e degli squarci da canne mozze. Primi passi di un percorso lungo la violenza in ogni angolo degli U.S.A.

Schiere di rimpianti

Settimana all'insegna di Martin Scorsese. La voglia del regista newyorkese di sondare le origini della propria città, di farlo con larga profusione di dettagli, scenografici e, quindi, storici, lo condusse, nel 1993, a raffigurare grandiosamente la New York di fine XIX° secolo, in particolare quella dei salotti con voce in capitolo, quella delle porcellane e delle ipocrisie, quella dei balli ufficiali e delle passioni represse: "L'età dell'innocenza".

Versi e controversi

La settimana scorsa fu fitta dal punto di visto cinematografico. Venerdì 5, in seconda serata, cinema politico in sala Uander, con Pier Paolo Pasolini e Giovannino Guareschi che, nel 1962, sin spartirono una pellicola in cui riversare la propria poetica sociale. Che volete che vi dica?, ad ognuno il suo. "La rabbia".

Vite sconfitte

Signor Alberto Lattuada, il Cinerofum. Cinerofum, il signor Albert Lattuada. Finalmente l'incontro s'è realizzato. Seguendo a distanza le iniziative della Cineteca Griffith di Genova, ho deciso anch'io di percorrere qualche tappa della filmografia del regista lombardo, scomparso 9 anni fa, a 90 anni. "Il bandito", film del 1946 con Amedeo Nazzari e Anna Magnani, è il primo appuntamento in sala Uander a lui dedicato. Poetica dolce amara ambientata negli anni del nulla post-bellico, tutto da ricostruire, per chi ne ha la forza.

Attentato alla Settima

Un paio di sere fa, visto anche che sull’isola di Jah si stava scatenando un inferno d’acqua, altra proiezione in sala Town. Relax.
Ho pescato a caso trai tanti film che ho portato con me e mi sono imbattuto in “Buongiorno, notte”, pellicola del 2003, firmata da Marco Bellocchio, che tratta del rapimento dell’Onorevole Aldo Moro e, marginalmente, indaga il clima di terrore in cui l’Italia viveva in quegli anni.
O meglio, vorrebbe farlo, ma con pessimi risultati...

Piccoline storie di mare

Mi stavo dimenticando di parlarvi di un filmetto apparso, un mese fa, sullo schermo dell'"Oberdan". La rassegna era intitolata "Conrad e il mare, Cinema e grande letteratura" e il primo appuntamento fu col produttore polacco Peter Fudakowski, connazionale del celebre scrittore,  nelle vesti di esordiente alla regia. Ma "The secret sharer", non verrà certo ricordato come una partenza folgorante...

Passastecca...un'altra volta

Nella calda sala Uander prenatalizia, fuori il gelo che ingabbia, io ed Elena a tenerci compagnia con Martin Scorsese. Il regista newyorkese, nel 1986, diresse una coppia simbolo della Hollywood che fu e che sarebbe stata, nel sequel del film che vide Paul Newman diventare una celebrità con la stecca in mano. Venticinque anni dopo, gli stessi che lo scrittore Walter Tevis attese per la stesura del seguito da cui è tratto questo (un attimo prima di andarsene), Newman ritorna appoggiandosi a Tom Cruise, appena rientrato dal suo celebre volo a bordo di un F-14. "Il colore dei soldi" è una pellicola leggera in cui spiccano i virtuosismi della cinepresa attorno al panno verde dei pool statunitensi.

Nessuno scopo, tutta magia

Eccoci ancora, io ed Elena, di fronte a quei titoli di testa a quella musica, a quella magia. L'ultima pellicola di Woody Allen, "Magic in the moonlight", pone un'altra corona sul maggior esponente vivente nel campo, invero quasi deserto, della commedia, illuminata da una luce del tutto particolare quella dell'illusione, freno irrazionale, dinamo salvificante.

Memoria scomparsa

Scusate il ritardo. Per quanto riguarda la rassegna dedicata al cinema brasileiro, presentata qualche settimana fa allo "Spazio", vorrei ancora scrivere qualche parola sulla terza che ho avuto la fortuna di vedere. Buona sorte poiché il cinema brasiliano contemporaneo, adocchiato soltanto di striscio, dimostra buona tocco e altrettale spessore. "Hoje" è un filme del 2013, diretto da Tata Amaral, affermata regista paulistana classe 1960.

Follia e terrore

Atmosfera da psycho thriller ieri sera, in sala Uander. Stanley Kubrick ritorna al Cinerofum colla propria opera più agghiacciante, realizzata manipolando immagine e sonoro in maniera impeccabile, cine-mastro creativo e tenace, geniale. "Shining", del 1980, inoltre mette sul tavolo una delle interpretazioni più potenti della storia cinematografica, merito di un Jack Nicholson in stato di grazia, proprio come il suo director. Masterpiece.

Arte pericolosa

Che tiri può giocare il cinema! Quando c'è lo zampino del vicino di casa e amico Sergio C., poi, sullo schermo può capitare qualsiasi cosa. Ed ecco, quindi, che leggo Juan Buñuel, supponendo, cullato dall'ignoranza, che si tratti di un simpatico o astuto gesto del celebre maestro del surrealismo, dal quale davvero ci si può aspettare molto di più. Guardo questo "La ragazza con gli stivali rossi", del 1974, e mi domando in quale stato di salute si trovasse esattamente Luis in quel periodo...

Libiiiiidine!

Finalmente ieri sera sono riuscito a prendermi una pausa dalla Jamaica e ho schiacciato il tasto play ad un’ora decente, così che la sala Town si è riempita di libidine, anzi doppia libidine coi fiocchi!
“Bomber”  (1982), diretto da Michele Lupo, è uno dei film preferiti del direttore, che per l’occasione chiamerò “il capitano”, e anche al sottoscritto non è dispiaciuto per niente. Una frizzante commedia anni ’80 che possiede decisamente una marcia in più rispetto ai tantissimi disprezzabili e noiosi fratelli, cugini e parenti vari dell’epoca.

Dove piove davvero

Ieri sera. Sala Negri. Numero trenta della collana "Capolavori italiani" de "L'Unità": "Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?". 1968. Ettore Scola. Alberto Sordi. Ecco i frammenti nella mia testa, in questo momento. Commedia dal titolo wertmülleriano ironica e critica verso ipocrisie, credenze e miopie della società cosiddetta "occidentale", annovera soprattutto suggestive immagini del continente Nero.