Alter Western Jodo

Ieri pomeriggio, appena raggiunta la sala Valéry, mi sono fiondato su "El topo" ("La talpa"), ultra, anti e antani western del 1970, firmato da Alejandro Jodorowsky. Ma prima di scriverne le mie quattro solite minchiate, sarà doveroso sprecare qualche bit anche per il suo primo lavoro, "La cravate" ("La cravatta"), cortometraggio del 1957, con cui lo Jodo ventottenne giocò per la prima volta.

Vita in Videosinfonia

Il doppio DVD, di cui ho già scritto, contenente alcuni dei lavori più noti del regista polacco Zbigniew Rybczyński, terminava la rassegna con il lungometraggio "L'orchestra" (1990, 57'). In esso Zbig ripropone molti trucchi del suo cinema elettronico; effetti visivi che sono frutto di studi e ricerche che fan male alle notti, completando il tutto attraverso una lunga, gioiosa e sofferente, marcia verso un domani.

E bravo Zbig

A volte basta far bere un amico. Questo se ne va col sorriso e torna, poco dopo, per consegnarci un doppio-DVD che teneva a casa. E' così che mi sono imbattuto in Zbigniew Rybczyński, polacco classe 1949, regista elettronico che catapulta in una dimensione video dove la fisica insegue docile l'estetica dell'immagine; in corti, medio e lungometraggi dove la realtà si piega per raccontarvi altre danze, marce e poesie. Altre ironie.

Anomaprrr!

Pompato da un trailer promettente (ma bugiardo), da un autore davanti al quale tutte le ragazze nate intorno all'80 si sono asciugate lacrime d'amore e dal ricordo ancora fresco di uno splendido film d'animazione partenopeo, visto a "Venezia" nel 2013, mi sono diretto verso l'ultima serata stagionale dei "Cappuccini" (buone vacanze e a Settembre!). "Anomalisa", scritto e diretto dal newyorkese Charlie Kaufman nel 2015, assieme a Duke Johnson (connazionale classe 1979), non spicca il volo che l'alta tecnologia al servizio dell'immaginario consentirebbe. Peccato.

Ipersensibili-Tati

L'autore particolarissimo Jacques Tati continua a tornare nelle sale. Anche ieri è caduto l'occhio sul Sivori che proclamava, nella sua sala "FilmClub" per pochi, la presenza del regista di Le Peq. Sottobraccio, stavolta "Giorno di festa", del 1949, dove all'ipersensibilità cinematografica di Tati s'accompagna, in maniera ancor più affettuosa e sincera del solito, l'affresco di un piccolo paese di campagna.

Peter ti finisce

Ecco vedete: il Cinerofum svolazza con piacere, ma non lo fa da bacchettone, per partito preso. Quindi, se in sala divampa l'ambiziosa noia, dopo qualche giorno viene a scriverlo qui. L'ultimo appuntamento con Peter Greenaway, programmato dagli amici "Amici del cinema", è stato "L'ultima tempesta" (tanto le ripetizioni in Greenaway, ormai lo sapete...), adattamento shakespeariano scritto e diretto dal gallese nel 1991. Di diritto, subitaneamente, nel novero delle pellicole più pesanti che io ricordi.

Mormoni e belgi

Il quarto Greenaway visto in rapidissima successione agli "Amici del cinema", qualche settimana fa, è stato il primo capitolo de "Le valigie di Tulse Luper". Avventuroso percorso visivo realizzato nel 2003 e intitolato "Parte 1: La storia di Moab", questa pellicola spinge il pubblico in sala a perdersi tra i versi digitali di Peter Greenaway.

“Dove annamo?”

Ueila'! Doppietta! Perchè il Cinerofum non è un blog inutile!
E' bello poter scrivere dopo tanto tempo di un bellissimo film che mi aveva da sempre incuriosito, poi mi ha rapito e infine affascinato. Albertone nazionale in prima linea: ideatore, regista e protagonista de “Il tassinaro” (1983), commedia che offre uno spaccato sincero, poetico e scanzonato della societa’ italiana dell’epoca.

Solo la Sampdoria

“Sergio Corbucci è considerato, insieme a Sergio Leone, uno dei maestri dello Spaghetti Western”, recita Wikipedia, ma la pellicola passata qualche sera fa in Sala Anchovi (esordio) e’ una classica commedia anni ’80 che ha come protagonisti due dei principali interpreti dell’epoca: Johnny Dorelli (saltuariamente prestato al cinema dal teatro) e il genovesissimo Paolo Villaggio.
Sono loro a tenere in piedi questo “A tu per tu” (1984), commedia altrimenti decisamente sciatta.

Scrivimi che mi piaci

Nella seconda serata di quel 9 Giugno 2016 fu la volta de "I racconti del cuscino". Pellicola che Peter Greenaway realizzò nel 1996, ispirato dal romanzo giapponese "Note del guanciale" e risalente all'anno Mille (autrice Shōnagon). Appartenente al filone maggiormente sperimentale e creativo del regista gallese, parte bene, con il consueto caos armonioso del regista, poi l'intreccio si aggroviglia su se stesso, annoiando un po'. Rimane un cinema scalpitante come pochi.

Estetica dell'eresia

In quella che ricorderò come "Settimana Greenaway", resa possibile dai fidi "Amici del Cinema" per onorare il passaggio del regista gallese nel nostro porto, al secondo appuntamento ho vissuto un'altra prodigiosa esperienza. Dopo quel "Cuoco" che mi ha travolto ed affascinato, mi ritrovo sconvolto con "Il bambino di Mâcon" (1993), a contemplare l'arte di Peter Greenaway, autentico esteta dell'eresia.

Mangiauova e tradimento

Grazie alla preziosa donazione da parte di una rara coppia di appassionati cinematografici, Fra e Mino che il Cinerofum ringrazia, può fare il suo ritardatario ingresso, su questo inutile blog, un regista cui un cinefilo che si rispetti debba, nel bene e nel, volgere lo sguardo. Il cileno Alejandro Jodorowsky, classe 1929, surrealista sino alla psicomagia, nel 1968 girò in Messico il suo lungometraggio d'esordio: "Il paese incantato" (t.o. "Fando y Lis"). Cinema altobasso, d'etere e carne; autentico delirio tra sogno e incubo: con gioia e paura si gira attorno, ma in realtà dentro, se stessi.

Primo Greenaway scordo domani

Tempi di Greenaway. Orbitanti attorno al festival internazionale della poesia di Genova, nei giorni scorsi, sono passati i film del gallese Peter Greenaway. Sabato scorso, per essere presenti al Cinema San Siro di Nervi (esordio nel Cinerofum! E viceversa), dove sarebbe stata proiettata la sua prima e forse più celebre opera, Elena ed io ci siamo presentati sotto l'Osteria del Duca già per ora di pranzo, non si sa mai. Che delusione, però, "I misteri del giardino di Compton House" del 1982. Grande attesa, dopo le pagine e pagine lette su quest'opera che doveva significare il picco estetico dell'autore gallese...

Il Mondosuono d'Hulot

Ieri era lunedì, tutti in ufficio. Un click del tasto destro del mouse ed ecco che scorgo una locandina vecchia, di quelle disegnate, di quelle che rimandano ad un cinema di cui il 'Rofum va ghiotto; infatti al Sivori proiettano "Le vacanze di Monsieur Hulot", del 1953, dove fa la prima comparsa il celebre personaggio balzato dalla testa di Jacques Tati. Vado, vado, per rilassarmi un po', tranquillo, niente più.

Documediterraneo

Sabato di relax, tempo variegato (puffo e fior di latte guardando in su), propongo ad una svogliata Elena di salire ai "Cappuccini" e di farci una nostra idea sull'ultimo Orso d'Oro. Orso italiano d'origine, newyorkese d'acquisizione, tema strettamente nostrano, purtroppo: "Fuocoammare", diretto da Gianfranco Rosi, prende il percorso delle grandi scuole documentaristiche, con una testimonianza che spreme il cuore lasciando allo spirito, tra i silenzi e le chiacchiere dei giorni, di respirare l'aria di un luogo che è crocevia di vita e morte. Grande scuola, di cui questo doc appare un esercizio ben fatto, seppur ammiccante e senza impronte di carattere che rimangano.

Arrosto vivo

Lunedì scorso, all'"Altrove", anche se all'interno ciclo "Apocalypse '50s", si è passati agli anni '60 e, a differenza delle precedenti visioni, al cinema fantascientifico inglese. Perciò Elena ed io, ancora con le valigie, di rientro da un matrimonio sepinese che definire "depravazione" è poco (...), ci siamo seduti di fronte a "Il signore delle mosche". Pellicola del 1963 diretta da Peter Brook, londinese classe 1925, è un adattamento da un testo di William Golding; trasposizione che ci racconta di un regista più avvezzo ai palchi teatrali.

Sesso gourmet à la mort

Agli "Amici del Cinema" di Sampierdarena sono in programma sei pellicole tratte della filmografia di Peter Greenaway. Ieri il primo appuntamento con "Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante", film del 1989 dalle tinte forti e dai sapori disgustosi; ciò nonostante, marchio di fabbrica del cinema del regista gallese, la sontuosità dell'allestimento e l'accuratezza artistica espressa, quand'anche nella rappresentazione dell'obbrobrio, rendono la visione di questo film un'esperienza unica, che consiglio.

Ode Tarantiniana

Ed eccoci al 4° film scritto e diretto da Quentin Tarantino: "Kill Bill" (vol. 1 e 2), del 2003, è una lunga saga tra kung-fu e spaghetti-western. L'estrema epopea di una sposa così incazzata da spargere citazioni, tributi e cadaveri in egual misura. Arcade movie d'altri e moderni tempi.

Melòmodovar

Alle 18.30 di ieri ero pronto, al centro del "Corallo". Preparato ai rossi di Pedro Almodovar, alle sue emozioni forti, alle passioni travolgenti, dove carne e dolore la fanno da padroni. In "Julieta" questi ingredienti sono presenti, dando vita ad un melodramma, però, piccolo: una ragazza decisamente graziosa, un senso di colpa, incontri pseudocasuali e sesso in una notte di treno non possono portare a nulla di più alto.