Pio ruba vita

Andate a vedere "A Ciambra". Recuperate, nelle dimenticate sale cinematografiche dello Stivale che lo propongono con tenacia, questo piccolo grande film diretto, ancora una volta, da un italo-americano. Jonas Carpignano, newyorkese de Roma classe 1984, non ha creato certo nulla di nuovo, ma la sua opera seconda ha intensità e bellezza tali da emergere nel putrido scenario del cinema massificato.

Radu goes to Hollywood

Ci sono cascato. Leggo Radu Mihaileanu e mi fido, scarto tutto il resto (incredibilmente le alternative erano due italiani). Come saprete, Il Cinerofum diffida dei trailer e non essendo nemmeno caduto l'occhio sulla produzione (Francia, Canada, USA) e ignorando la "naturalizzazione" (?) del regista, così come il soggetto del film (tratto da chissà quale straordinario best-seller), insomma è stato facile inciampare in questo "La storia dell'amore" (oddio, pure il titolo), che dei languidi, sporchi e vivi colori dell'Est europeo ha ben poco, mentre è carica di lucidi grattacieli newyorkesi, eleganti appartamenti borghesi, cellulari e account fb. Ma non si tratta solo di ambientazione, magari. Questo film è puro e freddo investimento hollywoodiano. Con buona pace dell'autore...e dell'Amore.

Dalla e ti sarà dato

Dopo un agosto disastroso sul piano cinematografico, ma elettrizzante su quello umano, eccoci nuovamente, Elena ed io, chi se no?, in sala Valéry. Dopo 7 anni, per l'occasione abbiamo re-invitato l'icona più gloriosa della regia della Vecchia Hollywood: John Ford. Contrariamente alle sensazioni in sala e alle mie supposizioni (che gli amici "fordisti" del Cineclub Lumière avrebbero sputato per terra vedendo il loro presentato tramite film non western, né così "duro"), a quanto pare "Un uomo tranquillo", pellicola del 1952, oltre ad un Oscar alla regia, ha riscosso nel tempo parecchio successo. Il Cinerofum rispetta i grandi autori, gli analoghi critici e persino se stesso: non il film che ricorderemo.

Punk the System!

L'estate è stata punk. E anarchica. "I muri dei Caruggi..." parlano chiaro. Dopo aver mancato, Elena ed io in una stanca domenica, Piazza della Stampa dov'era in corso "La storia del Punk" del "Fronte Degrado", la settimana scorsa ho tentato di recuperare "The great rock'n'rolls swindle". Documentario del 1980 diretto dal londinese Julien Temple incentrato sui mitici Sex Pistols, è stato gustato in sala Valéry proprio come una grande beffa, giusta sberla (uno sputo, scaracchiata, fuck!) contro chi continua a recitare illudendosi di vivere. Detto ciò, questa è la versione di Malcolm McLaren, quella del Deus (il produttore sta riesumando, con sé, bestemmie d'altri tempi, I know) ex machina, come ideatore dello smacco maggiore che il punk giocò alle major discografiche (la truffa del titolo). Tutto vero o no, la storica pietra fu scagliata e tante altre, ognuna con proprio slancio e direzione, colpirono duro.

Stato organizzato

Due settimane fa, perdonate il ritardo, ma sapete, con alle giornate d'estate s'accompagna la pigrizia delle cicale; dicevo, due settimane fa ho invitato in sala Valéry un regista che il Cinerofum attendeva da anni. Prego, s'alzino tutti ("Me, myself & I"): signore e sigh...Giovanni Battista Loy, Nanni per tutti, cagliaritano del '25 (9). Il film di cui scrivo qui ci parla di un  regista ironico e sensibile, attento agli strati bassi, come a quelli alti, della società; per mettere in luce, evitando i più semplici quindi sterili nessi di causa ed effetto, le zone d'ombra di un sistema inadeguato. "Detenuto in attesa di giudizio", del 1971, mostra l'aberrazione di quelli giudiziario e, prevalentemente, penitenziario, mostrata in tutta la sua crudele assurdità. Roba tosta, bruttura dinanzi al quale, pure il gioviale ed esplosivo A. Sordi si fa piccolo, cupo, terrorizzato.

Prendi i soldi e crepa

Una decina di giorni fa, in sala Valéry è passato Robert Bresson, col suo cinema dalle passioni sotterranee, dagli sguardi fissi verso un orizzonte lontano, solitario ed, ahimé, ineludibile. "Diario di un ladro" (t.o. "Pickpocket"), del 1959, racconta della solitudine metropolitana, incatenata all'argent ed alle sue strutture, incapace di essere risolta da un autentico sentire comune.

100 modi per

E via, si parte con questo mese di cinema giornaliero. Ancora con le retine appoggiate tra il verde e l'azzurro del Galles, resto a chiacchierare con Peter Greenaway. Nel 1988, il teorico e creativo autore cinematografico realizzò un film marcato a fuoco col suo stile, con la sua poetica, con la sua visione: "Giochi nell'acqua" (t.o. "Drowning by numbers") ha lo scherzo sfrontato, l'immagine ricercata (pittorica) e il terrore per la donna....

Art Decòmp

Dopo i saliscendi per le Orobie e il Tour estivo ed amichevole tra le isole del nord ovest, avevo proprio bisogno di ricompormi. E invece, ecco qui la sinfonia alla decomposizione che il regista gallese (toh! un saluto ai ragazzi eleganti e sfasciati di Llanilltud Fawr) Peter Greenaway, scrisse e diresse nel 1985: "Lo zoo di Venere"  (t.o. "A zed & two noughts") è un altro dei suoi caleidoscopi audiovisivi, tra feticismo della materia (carne e altro) e piacere del riprodursi.

Dura l'avventura...

Dando seguito alle buone impressioni di Juri e ai commenti entusiasti di qualche mio e suo amico (cosa che, nessuno se ne dolerà, mi guarderò bene dal ripetere), sono entrato nella sala 1 del "Sivori". In programmazione, nel cartellone estivo ormai sbiadito, c'è "Civiltà perduta" (2016) di James Gray, in cui il 'Rofum s'imbatté quattro anni fa per uno sterile sbarco ad Ellis Island. Stessa impostazione, che faccia dormire sonni tranquilli (dopotutto ci sono stati grandi uomini al servizio del progresso!) e luccicare gli occhi alle persone "più" sensibili. I pionieri dell'esplorazione coi loro intimi, scontati, travagli e manie di grandezza, per un film dall'ispirazione di plexiglas.

Morte e dintorni

Due giorni fa, in occasione del quarantesimo del vecchio Jachi (auguri scatenato!), ho portato avanti l'ubriacatura a base di Roger Corman. Il venerando regista s'è presentato in sala Valéry con un libro del maestro letterario dell'orrore, Edgar Allan Poe of course. Il racconto è cominciato, la rappresentazione ha preso forma: "I racconti del terrore" (1962) è un classico con tutti gli elementi necessari, compreso Vincent Price.

"Nutrimi!"

Volendo assaggiare ancora un sorso del "Rosso Corman" che ci venne offerto mesi fa da Max e i "suoi" dell'"Altrove", ieri sera ho stappato "La piccola bottega degli orrori", prodotto e imbottigliato da Roger Corman nel 1960. Nettare leggero, un giochino a basso costo, a ricordare che, almeno un tempo, il cinema lo facevano gli artigiani, senza fronzoli, con molta inventiva e praticità e, soprattutto, ironia. 

"Cristo senza Cristo", right?

Affascinato dai racconti, spesso altrui rielaborati, che John Huston ha portato in sala Valéry, pure lunedì sera mi sono abbandonato dinanzi ai suoi sigaro e cappello da cowboy, oscillanti come soltanto una rocking chair americana...Anche "La saggezza del sangue" (t.o. "Wise blood"), tratto nel 1979 da Mary Flannery O'Connor (del 1952), è un intenso viaggio, con andamento joyciano, tra la sterpaglia religiosa che accarezza e graffia i meno saldi...

"Lo sospettetti!"

Ieri sera, il terzo appuntamento colla rassegna "Boom", presso il piccolo (e affollatissimo!) chiostro della Maddalena, dedicata alle commedie di Dino Risi, vivaci scorci rivelanti luci ed ombre della rinascita economica del nostro famigerato Bel Paese, ha previsto "In nome del popolo italiano", del 1971. A giudicare dalla risate, il grado di soddisfazione è stato alto. Attenzione però, dopo un percorso di tragicomiche che tirano su il morale, il finale è di quelli amari, con ben poche speranze per una nazione (sigh) che non sa manco da che parte è girata...

Anotha Pulp Bunker

Domenica under re-construction, Mino propone, il soggetto sa di Pulp, perciò Elena, Marigrade ed io ci presentiamo al "Sivori" ore 19:00. L'affermato sceneggiatore Paul Schrader, ancora una volta dopo aver trasposto Ellis nel 2013, si pone dietro la m.d.p. a orchestrare il racconto di altri. In questo caso dallo sfrontato Edward Bunker e dal suo pazzoide "Cane mangia cane" (romanzo del 1996), l'autore della "New Hollywood" estrae una storia già sentita e risentita, forse un po' meno vista...

Far Far West d'America

Proseguendo la chiacchierata con John Huston, ieri sera Elena ed io abbiamo fatto la conoscenza di una delle figure cinematografiche più ambigue: intimamente statunitense, il giudice Roy Bean, rappresenta l'ancien régime del west americano, già lontano sul finire del XIX secolo, ma sempre orgoglioso, rude e pronto a dar battaglia. "L'uomo dai sette capestri" (t.o. "The Life and Times of Judge Roy Bean", 1972).

"Wine and roses"

Ieri pomeriggio, appena giunto a casa, invero su invito del buon Sergio (che ringrazio per gli ottimi spunti), ho accolto John Huston in sala Valéry. Più che fiducioso, sicuro, sono stato a guardare e ad ascoltare questo scafato regista nato a Nevada nel 1906 (-1987). L'ora e mezza passate assieme rimarranno come qualcosa di intimo, nostro, unico. Il suo racconto di Billy Tully, uno dei tanti "grandi", sfiora e morde, tra gli spartiti di un'amara melodia vitale: "Città amara" (1972, t.o. "Fat city").

Bela katzaten

Ecco. Nemmeno s'è finito di pronunciare il buon proposito, che già s'infrange. Anche colpa dell'archivio di Sergio, questa volta, e di una proposta che non sta in piedi. Un DVD accosta arditamente due film del regista tedesco Tom Tykwer: quel racconto, datato 1998, di una Lola berlinese con energia da vendere, a questo "Heaven", di quattro anni più giovane, basato su una sceneggiatura del compianto Kieślowski e...inesorabilmente perso...non nel "caso", tanto caro all'autore polacco, ma nel caos tutto italo-tedesco di una produzione che si doveva evitare.

"Mi rificco?"

Quelli del "Laboratorio Probabile Bellamy" ne inventano più del diavolo. Altrimenti come potrebbero aver ideato il cine-trasloco dall'"Altrove" al piccolo chiostro della "Casa della Maddalena" (dove non mettevo piede da circa venticinque anni)? L'estate sempre più inaffrontabile aiuta, certo. Ma come la mettiamo, allora, riguardo alla scelta di proiettare, "rigorosamente in pellicola", quattro meravigliosi film di Dino Risi? Eh, i ragazzi ci san fare... Via, si parte, prima serata della rassegna "Boom": "Una vita difficile", del 1961, è il racconto di un'Italia orgogliosa e pigra, volitiva e scanzonata. Pronta a tutto, anzi, a nulla.

Il glorioso rifiuto dei José

Il luglio del Cinerofum comincia con un impegno: senza distrazioni lungo il cinema che fu. A questo scopo, sabato mattina, di buon mattino ho scorso un po' di classici del mio archivio Terone. L'occhio è caduto sulla cartella "Pontecorvo Gillo", scoprendovi al suo interno il "Queimada" che inseguivo da un po'. Pellicola del 1969 non è soltanto un film contro il colonialismo, semmai è contro ogni genere di prevaricazione (peggio se a fin di lucro). Amaramente, più che un inno alla Libertà, diventa inno alla Storia, lunga narrazione di massacri ben presto dimenticati.

"Fisse e dilatate"

Dove lo trovi un quartiere in cui, camminando tra caruggi e bui passaggi, ci si possa imbattere in una proposta cinematografica, così, prêt-à-prendre, via, da vedere a casa. Magari in sala Valéry, come ieri sera, dove Elena ed io ne abbiamo viste di belle (o di orride, dipende) per colpa di Michael Crichton, "incontrato" nel tunnel della Balaclava. Scrittore in primis, con romanzi thriller-scientifici celeberrimi, regista per il conseguente desiderio d'un altro mezzo narrativo, l'autore di Chicago, classe 1942, ha dalla sua la forza dell'intreccio, ciò vuol dire ritmo, ciò vuol dire emozione, che vanno a scuotere gli spettatori, soddisfatti di aver pagato il biglietto. "Coma profondo", del 1978, secondo film del regista, appresso al canovaccio vincente, propone un cast di giovani promettenti e immagini di grande effetto.

Ritrovarsi per l'addio

Altro Fritz Lang, anzi, l'ultimo. Ma no, che avete capito?! "Il diabolico dottor Mabuse", del 1960, fu il lavoro finale del fondamentale regista austriaco. Dopo quasi trent'anni dalla sua seconda ed ultima apparizione (periodo coincidente col lungo esilio dell'autore dalla terra natia), fece ritorno sui grandi schermi uno dei primissimi signori del male, il Mabuse, scienziato con enormi disturbi emotivi, dedito all'onnipotenza: ardua la sua cattura, dati i poteri paranormali e l'inventiva degna degli assistenti dell'agente segreto inglese ben più rinomato. Ma Lang l'ha acchiappato e fermato su questa preziosa pellicola, che in sala Valéry ha tenuto Elena e me svegli coi trucchi e i misteri della grande narrazione di spionaggio.

Murder & Revenge!

E domenica mattina, sempre in sala Valéry, è stata la volta di un Fritz Lang anomalo. Per l'ambientazione, il mitico e violento Far West, non certo per la disinvoltura mostrata dal regista austriaco nell'allestire (in studio) un racconto così avvincente. "Rancho Notorious", del 1952, è una lunga e faticosa vendetta in technicolor vivace, dove il carisma di Marlene Dietrich, tra leggenda e tempo che passa, si delinea ancor più marcato.

Controllo luce

Fine settimana Fritz Lang. In sala Valéry, venerdì scorso, è stato proiettato un altro lavoro del regista austriaco (nella versione francese, fornita ancora una volta dal prezioso archivio di Sergio). "Il testamento del dottor Mabuse", del 1933, è il secondo capitolo della saga dello scienziato pazzo che volle controllare il mondo, a pochi attimi dal Reichstag...

Welcome to (our) Hell

Ci andai vicino. Quasi indovinata la conclusione dell'avvincente rassegna anticlericale organizzata dai ragazzi della "Ferrer". Nessun ecclesiastico dilaniato, ma Satana in persona a minacciare l'intero creato. "Il signore del male" fu evocato nel 1987 da John Carpenter e alcuni suoi amici, tra cui i sopravvissuti a quel gran casino di Little China, Alice Cooper (che qui interpreta "street schizo", cioè se stesso) e una masnada di zombificati. Il risultato è un countdown electro-demoniaco che non annoia.

Maledette

Il giugno 2017 verrà ricordato come il mese di Fritz Lang. In sala Valéry, ieri sera, un'altra perla "prodotta e diretta" dal regista austriaco nel 1945, nel suo lungo periodo hollywoodiano: "La strada scarlatta" comincia come un gioco a tre e conduce alla disfatta di tutti. La malafemmina, il magnaccia e lo stupido...ma, come in ogni grande opera, i personaggi hanno contorni sfumati e su tutti incombe la società del consumo e dell'apparenza.

Il Boia ci molla

L'"Altrove" si ferma, altrove si va. Ci pensiamo Elena ed io, col prezioso contributo della Sala Valéry e dell'Archivio Sergio, a portare avanti la bandiera del noir. Più precisamente, lo stemma di Fritz Lang (aquila nera con monocolo), il quale nel 1943, assieme a "Bert" Brecht, scrisse una pellicola emozionante, dato il tema caldissimo (soprattutto per l'epoca) e la messa in scena, asciutta e potente, con un goccio di retorica, ma tanto silenzio per riflettere. "Anche i boia muoiono" è l'ingranaggio demoniaco delle occupazioni e il meccanismo eroico delle resistenze.

Ecce Familia

Nemmeno sabato scorso le sirene musicali ed alcoliche sono riuscite a trattenerci. Elena ed io al "City" dov'è la proposta, di qualche settimana, di Mino; idea da lui stesso rinnegata, post-visione, mentre Juri la considera tra le migliori della passata stagione. "Sieranevada", scritto e diretto dal romeno Cristi Puiu nel 2016, è il punto d'osservazione ideale per l'ennesima Famiglia che non lo è (come tutto là fuori).

Dio con stricnina

Una settimana, a suggerire il coinvolgente crescendo blasfemo realizzato dai ragazzi del "Ferrer", fa scrissi iperbolicamente come ci fosse d'aspettarsi "preti e cardinali squartati vivi da canute divinità pagane. Beh, è andata anche peggio. Nonostante Pedro Almodovar neghi, nella sua santissima madre Spagna, "L'indiscreto fascino del peccato", da lui scritto e diretto nel 1983, è une vera botta, un'overdose di anticlericalismo, mina nella testa di ogni fedele credente. Sottotitolo: "Adicciòn".

Pezzi d'alt(r)icinema

Dopo il primo appuntamento e le conseguenti emozioni, avrei mai potuto, io umile spettatore, andarmene senza vedere un altro film di Tonino De Bernardi, oltretutto perdendo la preziosa occasione di incontrare il regista ottuagenario? Negativo. "Piccoli orrori", del 1994, conferma la tenace vocazione del regista di Chivasso a sperimentare una nuova messa in scena autoriale, e una recitazione professionista e non, che restituiscono un cinema diverso: lontanissimo dalle sale d'aspetto di "grandi" (ed avidi) produttori.

Taglietto e peluche

Toh, chi si rivede!, "Gli amici del cinema". Dopo due mesi e mezzo si ripresentano con un'ottima proposta legata al contemporaneo "Festival della Poesia". Perché il cinema la sa e può fare. E in effetti Tonino De Bernardi, simpatico ed originale regista d'avanguardia, classe 1937, di ambizione poetica ne ha, portandosi a presso pure risultati notevoli. Come per esempio questo "Rosatigre", del 2000, "fotografato e diretto" dall'autore di Chivasso: un affresco rosanero di una passione logorante, ma viva.

Frank Braccato

Come detto, altro noir (stavolta più canonico), altro francese, altro 1967, altro Delon e altro de Roubaix...all'"Altrove". Il regista che s'è accomodato in sala alle 21:15, però, è...un altro (!): Jean-Pierre Melville in quell'anno diresse l'attore in auge su schermi e rotocalchi transalpini, cucendogli un kimono da freddo assassino. "Frank Costello faccia d'angelo" (t.o. "Le samouraï") fa dell'atmosfera, tra criminale e poetica, il suo punto di forza.

La botola, il cane, il lampadario, l'arredatore...

Altro lunedì di noir in pellicola, all'"Altrove". Ieri è stata la volta del 1967, dell'affermato Alain Delon e del compositore François de Roubaix; del cinema d'Oltralpe, indubbiamente. Il primo incontro è stato con l'ultimo...film Julien Duvivier (1896-1967), "Diabolicamente tua", un noir contaminato da luci e colori di giornate sfarzose, dall'atmosfera elettrica più che fumosa, con due protagonisti pericolosi come ciliege succose e abbondanti.

Amen.

Booom! Che botto al "Ferrer", ieri sera. Se tanto mi dà tanto, i prossimi appuntamenti della rassegna anticlericale riserveranno horror in cui preti e cardinali vengono squartati vivi da canute divinità pagane. Per avere un quadro realistico di una sola delle nefandezze perpetrate da Madre Chiesa (e tutte le sue sgualdrine), "Magdalene", del 2002, scritto e diretto dall'irlandese Peter Mullan, è il film da vedere. "Leone d'Oro" allo stare in guardia; alla memoria di chi, tra gli artigli della religione di Stato, ha perso la vita (in tutte le accezioni possibili); al comprendere che più episodi di prevaricazione, rivelano l'elemento fondante.

Alcol e attizzatoio, no buono

L'altro ieri pomeriggio pioggia di celluloide...all'"Altrove". Era il proiettore che sbrodolava, da lassù, emozionato per quanto gettato sul telo bianco. Comprensibile, nessun imbarazzo mr. Proiettore: "Gardenia Blu", del 1953, diretto da Fritz Lang, è una bobina (anzi due) che non lascia incolume chi le passa davanti.

Chiesa che uccide

Giovedì scorso, al "Ferrer" di piazza degli Embriaci è stato il secondo atto della rassegna anticlericale. Superati alla grande i consueti guai tecnici, il telo bianco s'è coperto di "Giordano Bruno", film diretto nel 1973 da Giuliano Montaldo. Figura sontuosa, quella del monaco filosofo di Nola, che ben sì meritò l'adunata di gran professionisti al seguito del regista genovese: Gian Maria Volonté protagonista, Vittorio Storaro alla fotografia, Ennio Morricone alle musiche. Tutti in Campo de' Fiori, a dare il definitivo saluto a chi non s'arrese al potere spirituale divenuto materiale, all'ipocrisia di una dialettica che, nella realtà, è più politica che religiosa. Alla più vile menzogna, perché pronunciata con la maschera della Somma Verità.

Silenzio su Alamar

Elena ogni tanto tira fuori dal cilindro un film. Dichiara di voler andare a vedere allo "Slowfish" un documentario su alcuni pescatori indigeni... Poi non lo farà, nonostante una pianificazione quasi credibile; forse perché, come le ho sibilato, "sembra facile, alzarsi e andare". E allora ringraziamo i "Cappuccini" che ci permettono il recupero di "Alamar", documentario messicano del 2009, diretto da Pedro Gonzàlez-Rubio (1976-?). Nella Giornata Mondiale per l'Ambiente (...) non resta che estasiarci di fronte alla bellezza che la Natura ha allestito per noi, risultato di complesse ed oscure sinfonie, e rammaricarci per lo scempio che ne abbiamo fatto e continuiamo a fare. Eppure si tratterebbe dei nostri amatissimi figli: già morti.

Tratto Miglia Pesta

Ieri, coi miei Angels da sala al seguito, mi sono diretto a recuperare quel giapponese che da un po' s'aggirava al "City". Si trattava di "Ritratto di famiglia con tempesta", film del 2016, diretto da Kore'eda Hirokazu. Tentativo ozuiano che lascia il tempo che; non un brutto film, ma il lavoretto scolastico testimoniante il fatto che il regista tokyota classe '62, avendo ben studiato il grande maestro, suo concittadino, domani potrà festeggiare il compleanno (notizia che fa la fine del tentativo).

Angelo Froglia getto continuo

Parliamo, anzi, ascoltiamo un po' di Angelo Froglia. Ieri sera ho imbarcato pure il Prof. Sini a seguirmi ai "Cappuccini" dove, in programma, era appunto "Angelo Froglia - L'inganno dell'arte". Documentario diretto dal torinese Tommaso Magnano, offre un rapido scorcio sull'artista livornese che bruciò tappe e se stesso. 1955-1997. Pittura, droghe, movimento studentesco (Pianosa) e "Modì". Si potrebbe ridurre a ciò la vita di un ragazzo. Se non fosse per il magma incandescente che si muove là dentro, a collegare e riempire sprofondi di fuoco. E cenere.

NO 594, NO GUNS

Vedete? Mica invento. Documentari come se piovessero. Inondocumentaria (da non confondere con quei documentari che non vogliono esserlo). Uno tsunami d'informazione su grande schermo. Martedì scorso pure la Ele presente per "Under the gun", filmato del 2016 diretto da Stephanie Soechtig: l'ennesimo approfondimento sul suicidio di massa in corso negli sfavillanti "States". Proprio ora che anche in Italia, di notte, si può sparare per legittima difesa, l'occasione è ghiotta per mettere in luce un altro, attualissimo e completo fallimento dell'umanità.

Piccolo uomo pensaci tu

Ve l'ho scritto, documentari a grappoli. E non è solo "colpa" dei ragazzi dei "Cappuccini" che, come ogni anno, arricchiscono i nostri martedì con "I documentari di Internazionale", sempre interessanti e, spesso, di qualità. Il fascino della realtà che supera, spesso in orrore, la fantasia? Chissà. Qualche settimana fa, proprio all'interno del ciclo "Mondovisioni", è stato presentato il penultimo appuntamento: "Town on a wire" (2015). Ambientato a Lod, città israeliana di settantamila uomini circa, dove la piccola numerosa comunità palestinese vive, nella propria terra, come abusiva, braccata. E' il caso più evidente del fallimento delle moderne istituzioni e politiche sociali internazionali.

Disney Blasfemia

In onore della venuta di "Sua Santità" a Genova, come ringraziamento per la militarizzazione della città (e dei cestini della rumenta tappati da grate che sanno di medioevo), come segno di devozione a Papa Francesco di sto...dei miei stivali, ieri sera la Biblioteca Libertaria Francisco Ferrer ha dato il via ad un ciclo di proiezioni dedicato al gran bene che la religione cristiana ha fatto all'umanità. Il primo appuntamento ha previsto "Narciso Nero", del 1947, "scritto, prodotto e diretto" dalla coppia anglo-magiara, a me ignota, Michael Powell ed Emeric Pressburger. Una simpatica "disney blasfemia", esasperata dal technicolor di "pongo" e dall'alienante scenografia himalayana. Lassù non tutto è così limpido.

In vita fuori dagli Stati

Periodo di documentari. Spopolano. Si può parlare di moda (i cinema non ne sono mai stati così affollati). Non che dispiaccia a noi del 'Rofum, l'importante è non perdere di vista anche la storia...del cinema. In piena crisi europea, economica e d'ideali (...), nelle sale in questi giorni "s'aggira uno spettro", il documentario "P.I.I.G.S.". Diretto da Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre, e tirato su da chi ce li aveva (crowdfunding), è una bella botta, anche se tardiva, al cerchio di stelle dorate. 

"Figli della stessa rabbia"

Qualche sera fa, dopo un bel tuffo nella popborghesia dello "Slow Fish", non mi è rimasto che fuggire verso salita Santa Caterina. E ritrovarmi nella minuscola sala Film Club, per la seconda volta da solo in pochi giorni, a tu per tu con la "Banda". Una sorta di concerto senza pogo, né sudore, né wührer in mano, è vero. Ma brividi, canzoni e pugno alzato ci sono stati. "Banda Bassotti - La brigata internazionale", uscito quest'anno, sintetizza tutti gli elementi del gruppo musicale e, inoltre, mette a fuoco il grande impegno sul "campo": fabbrica, ponteggi, Nicaragua, El Salvador, Donbass...

E' inutile: se deve deve

Il mio personale percorso tra i noir in pellicola, quelli offerti dai ragazzi dell'"Altrove", mi ha portato a conoscere Edgar George Ulmer. Regista austriaco ben presto recatosi, come molti suoi, nella fabbrica dei sogni più efficiente, Hollywood, in "Deviazione per l'inferno" (t.o. "Detour", 1945) mostra le sue doti di narratore cinematografico, sfruttando la sfortuna senza pari del protagonista...

Al di là del risultato

Sette giorni di pioggia ininterrotta in tutti i Caraibi possono diventare abbastanza deprimenti, ma la Giamaica offre sempre delle sorprese. Francesco di Bari (e tifoso del La Bari) è stato un ottimo compagno di cazzeggio e ha pure lasciato un ottimo consiglio cinematografico. “Una meravigliosa stagione fallimentare” (2015) di Mario Bucci è un film documentario che non parla solo di calcio…

Favole in tempi di guerra

Cinema vuol dire godimento, che si porta appresso quel giusto di fatica. Quindi, nonostante la compagnia, dolce o speziata, mi stacco dal tappeto e m'incammino verso il "Corallo", dov'è l'ultimo di Emir Kusturica. "On the milky road", presentato a Venezia l'anno scorso, racconta in versi liberi la bellezza in tempi di guerra. Terra color luce gialloverdegrigia, animali che proteggono un segreto, corpi di donna che...e i sorrisi di chiunque: nonostante cannoni e bombe, in un "mondo che non fa così schifo", si può sopravvivere.

Allora dite(glie)lo

Ieri pomeriggio i ragazzi dell'"Altrove" sono ripartiti con le loro succulenti "pellicolate". Tante ottime bobine in 16mm e 35mm a disposizione di tutti i famelici cinefili, altrimenti erranti, senza sala. A questo "giro" il filone è dedicato al noir e il primo appuntamento al cinema del grande Fritz Lang. Nel 1944 il regista austriaco realizzò uno dei suoi più celebri film, "La donna del ritratto", in cui l'immagine ha la meglio sull'intreccio che, dopotutto, è il più classico prestigio cinematografico (e concordo con l'amico Fritz: non poteva essere altrimenti...).

Rifallo ancora Steven

Dopo l'inattesa incursione di Zippino, ieri sera in sala Valéry è tornato il cinema. Non certo per merito suo, anzi: al veder scorrere immagini bianche e nere, tra quelle di repertorio e quelle sapientemente confezionate nel 2006 da Steven Soderbergh, il suo sconforto ha rischiato di interrompere sul nascere la visione. Sono sufficientemente contento che non ce l'abbia fatta, dato che "Intrigo a Berlino", oltre la ricercata veste rétro, sfoggia l'intreccio e l'andamento dei cari noir del passato.

Piccoli giganti crollano

Martedì scorso il quarto appuntamento col mondo dei documentari, presso i "Cappuccini": "Tickling giants", del 2016, diretto dalla statunitense Sara Taksler, ha raccontato di un chirurgo egiziano classe '74, Bassem Youssef, che nel 2011 non restò immune ai fatti di piazza Tahrir e decise di fare il "solletico ai giganti". Un documentario sulle dittature, quindi, e sulla loro solita arma della repressione, perpetrata a suon di fucili (esercito nella mano destra) e diffamazioni (stuolo di servi nella sinistra). Gli stessi dittatori, siano essi Mubarak, Morsi, Al-Sisi o...Erdogan (in questi minuti Wiki informa del "buio" imposto dal grandissimo civilizzatore turco, onore a lui e alla sua dolce mamma (troja)), sanno di essere poca roba, per cui risulta normale che ammazzino, rinchiudano e caccino. Stupisce più che la maggior parte della popolazione mondiale, in Egitto, come in Italia, come ovunque, non impari la lezione nemmeno dopo 5, 10, 20, 100 estenuanti, dolorose, mortali ripetizioni. Chi ca&%o ha votato sta gente? E, soprattutto, chi vota ancora? (ah giusto, si votano da soli ormai)

Pensiamoci noi

Il venerdì è sempre meglio iniziarlo con una visione cinematografica, così si dà i là: ad un fine settimana, ad un più fine sguardo, ad un miglior fine in generale. Con Elena, su indicazione di Baracca, ci siamo diretti verso i "Cappuccini"  perché a quanto pare il novarese classe '65, Antonio Rezza, "sopra le righe, piuttosto in forma", con "Milano, via Padova" (2013) può provocare risate speciali.