Tratto Miglia Pesta

Ieri, coi miei Angels da sala al seguito, mi sono diretto a recuperare quel giapponese che da un po' s'aggirava al "City". Si trattava di "Ritratto di famiglia con tempesta", film del 2016, diretto da Kore'eda Hirokazu. Tentativo ozuiano che lascia il tempo che; non un brutto film, ma il lavoretto scolastico testimoniante il fatto che il regista tokyota classe '62, avendo ben studiato il grande maestro, suo concittadino, domani potrà festeggiare il compleanno (notizia che fa la fine del tentativo).

Questo film, anzi, diventa utile proprio a precisare che: 1- richiamare pedissequamente (imitare?) un grande autore del passato non è cosa sufficiente (lodevole? Sempre?), 2-  almeno si richiede che ciò sia fatto "bene", cioè senza tradire il complesso sistema stilistico dell'autore riferito. Detto ciò, guardando questo film, a qualcuno sono corsi alla mente il tocco sapiente del regista, la tenue e amara nota che univa i silenzi dei personaggi, o la capacità di condensare in situazioni ed oggetti i moti dell'animo dei protagonisti, preziosa perché evita di ricorrere a scene sovrappiene di spiegazioni (didascaliche)? Prendiamo ad esempio la sequenza dei biglietti della lotteria ai giardinetti. Ozu non si sarebbe azzardato. Un gioco tra bambini, al massimo. Ma, in Ozu, quel banale stratagemma tra adulti e infanti non avrebbe funzionato (come in melò  qualsiasi, invece). O meglio, non sarebbe stato ipotizzato. Di qui la differenza tra due autori. Il magma che unisce e separa gli individui non finisce mai a tarallucci e vino. Elena in tal senso, a fine visione, ha chiosato: "ci mancava anche tornassero assieme"... In quel parchetto giochi s'è visto una "tavola imbandita", altro che "deserta".
L'introduzione con la presentazione del quadro famigliare, per mezzo di madre e figlia, rappresenta i cinque minuti migliori della pellicola.
Oltre ad Ozu, mille occhiolini salutano Miyazaki, coi suoi personaggi, i suoi passanti, i diversi piani in cui s'instradano, vicini di casa divisi da un silenzio (non detto). Passeggiate e fischiettii, capatina per spaghetti di riso in piedi, svolazzare di tende, erba verde. Calma, tanta calma.
L'aspetto più riuscito, a mio avviso, l'ingenuità dei personaggi e l'ironia che le corre a presso ("C'hai fatto sesso prima di decidere se sposarlo?!", "E come avrei potuto dopo?"). Grazie a queste, la visione del film scorre piacevole, confezionando brevi ma attente sequenze, come quella in cui il protagonista, intento alla ricerca dell'agognato denaro materno, s'imbatte distrattamente nell'altarino di casa, decidendo alla stessa maniera di accendere un incenso. Sequenze isolate, appunto, non legate dal tocco rifulgente dei grandi.
(depa)

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