Donna di Picche-Fanti di cuori: 5-0

Altra gran Jeanne Moreau alla rassegna "Intolerance - Dive" del lunedì sera. Due giorni fa, l'attrice parigina, dopo essersi presentata platinata e giocatrice all'aperitivo, è tornata alla soirée tutta vestita di nero, poi di bianco, poi di nuovo...accecata dal dolore, armata dalla rabbia, avrà 5 tappe per giungere alla meta: vendetta per tutti coloro che le infransero il sogno. "La sposa in nero", del 1968, scritto e diretto da François Truffaut, è un thriller, un film d'azione, come preferite, che può facilmente essere considerato una delle congiunzioni che portarono da Hitchcock a Tarantino...

Produzione italo-francese caratterizzata da una grande sceneggiatura, ispirata al romanzo omonimo dello statunitense Cornell Woolrich (a.k.a. William Irish, 1903-1968), viene orchestrata dal regista parigino con maestria, mediante azione e gioco d'incastri calcolati; ma è la Moreau, in effetti, ad essere determinante nella creazione del personaggio primario, con le sue gambe magiche e le labbra puntuali. Anche grazie ai dialoghi cinici, sfrontati, inzuppati nel calzante humor nero ("ce l'ha quasi fatta!" (a farla felice, dice la fiamma/assassina alla vittima morente), è lei l'indiscussa vedova nera, davanti alla quale i maschietti balbettano frasi tra terrore e polluzione. Quando questa dama nero-bianca vendicatrice, guarda nel fondo degli occhi, complice il sapiente uso del sonoro (dal maestro del brivido che Truffaut amava tanto) e quello avvincente del montaggio (studiato sui testi dei maestri russi), al pubblico non resta che godersi l'effetto di crescente paura, attesa: suspense (il concerto, i primi omicidi). Date retta a uno scemo, meglio non avere a che fare con Julie Kohler, gonfia di rabbia e disperazione. Gran film, Hitchcock spiega...Tarantino ringrazia.
(depa)

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